Barbanera

 

Anche quest’anno è uscito il Barbanera, un calendario-almanacco stampato per la prima volta a Foligno a metà del Settecento.

Sul web è possibile vedere le foto delle edizioni più antiche, affascinanti proprio per via del loro aspetto primitivo.

Su Wikipedia se ne vede una della prima metà dell’ottocento. I caratteri sono tutti in stile bodoniano. Cambia la dimensione, la presenza o meno di minuscole, l’orientamento. E poi abbiamo delle scritte in caratteri italici.

A centro pagina c’è un’incisione in cui è raffigurato un uomo barbuto che misura gli angoli tra le stelle con una specie di compasso.

Un’altra edizione, uscita nel 1881, attualmente in vendita su Ebay, conserva la stessa impostazione per quanto riguarda i testi sul frontespizio, salvo usare anche i caratteri ornati per l’intestazione, caratteri moderni per le altre scritte (con forte contrasto) e addirittura caratteri sans serif, stretti, invenzione recente, all’epoca. 

L’almanacco esce in vari formati, tra cui opuscolo o calendario da parete. Il calendario dei primi sei mesi del 1762 si può vedere sul sito di Radio Pico. Si faceva largo uso di s lunga, i mesi avevano un nome diverso da quello a cui siamo abituati (gennaro, febbraro), i giorni festivi venivano segnati da una croce greca, visto che non c’erano i colori, altre decorazioni tipografiche a forma di giglio venivano usate un po’ rozzamente per incorniciare la pagina. C’era spazio anche per alcune incisioni: il sole, la luna, e qualche scena da interpretare. 

Sul sito Barbanera1762 è possibile consultare tutte le passate edizioni. L’impaginazione ovviamente ha fatto passi da gigante. A inizio Novecento si possono vedere dei caratteri stile art nouveau. A inizio anni Ottanta c’erano delle scritte counterless multi-inline. L’anno era indicato con cifre multicolori.

Da alcuni anni il colore distintivo per lo sfondo della copertina è il rosso, e i caratteri tipografici sono sempre gli stessi. Il nome ormai è diventato un marchio, con lettere maiuscole svolazzanti e legate fra loro. Tra l’altro viene sempre usato un unicase per la dicitura “Dal 1762 il calendario più celebre d’Italia”: il font è il Filosofia, di Zuzana Licko, Emigre, 1996.

Le croci sulle festività ci sono ancora. Alcune illustrazioni sono moderne, altre sono estratte dalle vecchie stampe.

Sul sito ufficiale si usa il Roboto, da Google Fonts, per titoli e pulsanti, qualche sans serif di sistema e tra l’altro anche un corsivo disordinato, Bromello, attinto dal proprio server, per lo slogan.

Il font risulta disegnato da Alit Suarnegara di Alit Design. È su My Fonts dal 2017.

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