Il Caffè

Il Caffè è stato un periodico italiano pubblicato dal 1764 al 1766. Dice Wikipedia che era il principale strumento di diffusione del pensiero illuminista in Italia.

La prima pagina del primo numero viene ripresa abbastanza spesso. Qualche tempo fa l’ho vista usata come sfondo di un talk show su una emittente locale.

La grafica è molto scarna: una riga per il numero, una per la testata, nessun titolo, il testo dell’articolo suddiviso in due colonne. Nessuna linea, immagine, disegno, decorazione. La forma-giornale si è evoluta gradualmente nel tempo. Già è tanto che ci fosse il nome e la divisione in due colonne: i primi periodici italiani erano su una colonna sola, nello stesso formato dei libri.

Ho trovato scritto da qualche parte che le dimensioni della pagina dovevano essere 25 cm di altezza per 18 di larghezza.

Facendo le dovute proporzioni, viene fuori che la scritta “Num. I.” è circa in corpo 32, il nome “Il Caffè” sarebbe sul corpo 36, con parecchio spazio aggiunto tra una lettera e l’altra.

Per quanto riguarda il corpo dovrebbe essere sul 13.

Il dettaglio più caratteristico è il punto dopo la parola Caffè: in realtà è un triangolo equilatero con la punta in alto.

La E finale del nome è accentata con un accento molto sottile.

Nel testo invece si usa l’apostrofo al posto dell’accento (prima riga).

La forma delle lettere non ha quasi niente di strano rispetto a quelle a cui siamo abituati. Si tratta di un normale serif. Un dettaglio che invece rende il testo notevolmente antiquato è l’uso della s lunga al posto della s normale. Qualcosa che rende la lettura abbastanza difficoltosa, per quanto ci riguarda.

A parte l’uso di parole desuete, è lo stile dell’articolo ad essere particolarmente insolito. Si tratta di un editoriale che deve spiegare come mai è stato fondato il giornale, cosa intende fare, quanto durerà, perché si chiama così. E inizia praticamente con una auto-intervista: l’autore si fa le domande che interessano al pubblico, e si da delle risposte. Una specie di Frequently Asked Question. Solo che, mentre oggi le domande di un’intervista vengono messe in neretto, qui sono messe in corsivo. Dove la s lunga è ancora più strana, perché come la f guadagna un tratto discendente.

L’articolo si apre con un capolettera da tre righe.

Per quanto riguarda la punteggiatura, si nota che quasi sempre c’è uno spazio sia prima che dopo il punto, la virgola o il punto e virgola. E anche dopo l’apostrofo. 

Dico quasi perché, a seconda delle esigenze, lo spazio può essere tolto o può essere reso più largo. Il testo infatti è giustificato. All’epoca non c’erano macchine in grado di farlo in automatico. Era il compositore che contava gli spazi in ogni riga, i punti mancanti al completamento, e decideva la lunghezza giusta. Come pure la sillabazione era fatta a mano.

Il margine sembra di un centimetro e mezzo, con mezzo centimetro a separare le colonne. 

Volendo rifare una grafica del genere usando i caratteri seicenteschi digitalizzati da Igino Marini e scaricabili gratuitamente da Google Fonts si potrebbe approssimare utilizzando l’Im Fell English per il testo e l’Im Fell French Canon per le intestazioni e il capolettera. 

Per sostituire tutte le s con s lunghe nel testo basta utilizzare l’apposita funzione che sta in programmi come OpenOffice Writer (Cerca E Sostituisci, Ctrl+f), facendo attenzione a mettere la spunta su Ricerca Esatta, per evitare che la sostituzione colpisca anche le S maiuscole. 

Lo stesso discorso si può fare per aggiungere uno spazio davanti alla punteggiatura e dopo gli apostrofi. 

Il tutto può essere combinato insieme in una macro per evitare di dover ripetere singolarmente tutte le operazioni in un’eventuale occasione successiva. 

Inserendo la s lunga con questo sistema, una controindicazione è che il correttore automatico sottolinea in rosso tutte le parole che la contengono, visto che la lettera non ha lo stesso valore della sua versione normale. 

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