Niente kerning

Un vecchio libro di una cinquantina d’anni fa. Titolo di uno dei capitoli: “Spaventapasseri”, ma scritto tutto in maiuscolo. Qualcosa non quadra? Beh per quanto riguarda la distanza tra le lettere si potrebbe fare di meglio. Il gruppo PAV mi sembra fin troppo distanziato, come pure NTA, mentre invece SSE sembra troppo compatto. 

 


 

Il fatto è che all’epoca non c’erano i font digitali, in cui il kerning viene fatto in automatico. Esistevano caratteri speciali concepiti apposta, o si poteva intervenire limando parti dei caratteri normali, ma in gran parte di doveva fare a meno di questa tecnica.

Coi font digitali invece... a volte è lo stesso.

Do un’occhiata al Libre Baskerville, preso da Google Fonts, se non sbaglio, e mi rendo conto che in un certo senso c’è lo stesso problema. Non è attivo nessun kerning, anche se in effetti rispetto al libro d’epoca mi pare che la questione sia stata gestita meglio. Non si nota la stessa quantità di spazio bianco a sinistra della T, né le S sembrano troppo compatte. 

Sopra, Times New Roman, sotto Libre Baskerville. Nel primo, è impostato il kerning, nel secondo no. E infatti si nota che alcune lettere sono troppo lontane (PA), altre troppo vicine (RI). Nota: tra le due scritte ci sono due punti tipografici di differenza. La prima è in corpo 12, la seconda in corpo 10. Evidentemente il secondo font ha un occhio superiore più grande rispetto al primo, quindi bisogna scegliere una dimensione del corpo minore per ottenere lettere della stessa grandezza.

 

Pur senza usare il kerning, nel font digitale c’è qualche stratagemma per minimizzare i problemi. La spalla destra della A, per esempio, è negativa. Quando si scrivono due A vicine i tratti si sovrappongono, cosa che non sarebbe possibile con i font i metallo. In pratica si crea una finta legatura.


 


Libre Baskerville. Il trucchetto dei tratti che si sovrappongono è stato usato da Impallari Type anche in altri font classici, come Libre Caslon e Libre Bodoni.

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