File con estensione .fon
Capita di trovare su Windows alcuni file con estensione .fon.
Secondo il sito Come Aprire, un documento con questa estensione è “una libreria di font Windows 3.x a cui fanno riferimento programmi che accedono ai caratteri di sistema. È un formato di font più vecchio che non può essere ridimensionato a qualsiasi dimensione come un font TrueType (.ttf). Il carattere può anche apparire diverso sullo schermo rispetto alla carta”.
Il sito indica il programma che apre questi file: Microsoft Windows Font Viewer.
Che è vero fino a un certo punto. Ho trovato un file chiamato Roman.fon, ci ho cliccato sopra, è stato aperto automaticamente col visualizzatore di file di Windows, e mi mostra l’anteprima di tutte le lettere disponibili nella prima riga, minuscole e maiuscole.
Ma quando si tratta di visualizzare l’anteprima a 12, 18, 36, 48, 60 punti eccetera, mi mostra un sans serif che non c’entra niente.
Anche i numeri e i segni di interpunzione nella seconda riga vengono mostrati nella versione sans.
Le lettere hanno i contorni molto spigolosi, come fossero fatte solo di pixel netti, senza antialiasing. Le maiuscole sono strette, la Q ha la coda sinusoidale, mezza dentro mezza fuori, come si usava una volta.
FontForge non è in grado di riconoscere il contenuto di un file del genere, ma OpenOffice Writer sì. Scrivendo con questo font, ogni lettera presenta il problema della scalettatura, a cui si aggiunge qualche sbalzo nelle proporzioni a seconda dell’ingrandimento del documento sullo schermo.
In pratica, alcuni tratti sembrano immotivatamente più spessi degli altri, ma aumentando o diminuendo lo zoom le proporzioni cambiano: possono diventare tutti spessi, tutti sottili, qualcuno sì qualche altro no.
Oltre una certa dimensione, viene fuori che le aste più spesse in realtà sono ottenute con due tratti sottili affiancati tra di loro, con uno spazio che rimane vuoto fra i due.
Probabilmente si tratta di una tecnologia in cui non viene disegnato il contorno della lettera ma solo la direzione dell’asta. L’unico modo per dosare lo spessore delle aste quindi è affiancare due linee, magari convergenti verso le estremità, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.
Chiaro il motivo per cui questa tecnologia sia stata abbandonata: non permetteva di realizzare font scalabili a qualunque dimensione, come invece avviene coi formati ttf, otf, woff e woff2, che sono quelli in cui sono reperibili pressoché tutti i font che si scaricano online.
Il web è abbastanza avaro di notizie in proposito. Se per curiosità uno volesse creare o modificare un file .fon, quale software dovrebbe utilizzare?






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