La pressa di Gutenberg
In uno dei video caricati su Youtube dall’International Printing Museum di Carson, California, vediamo il simpatico curatore Mark Barbour che spiega come funzionava la pressa di Gutenberg.
Nel museo è esposta una pressa più o meno come quella che era stata realizzata dall’inventore della tipografia alla metà del Quattrocento. Nessuno può dire quanto sia fedele la riproduzione: la più antica pressa sopravvissuta risale a un secolo e mezzo dopo l’invenzione, e di quello che c’era prima non esistono i progetti. Comunque tutta la struttura di base era in legno, con una vite di legno al centro manovrata da una barra che serviva a spingere il piano sul foglio che veniva appoggiato in orizzontale sui caratteri inchiostrati. Il piano portaforma era orizzontale, e veniva fatto scorrere sotto la pressa tramite un carrello.
Per manovrare una pressa del genere servivano due persone, una incaricata di sistemare i fogli e tirare la leva, l’altra che si occupava dell’inchiostratura.
Per inchiostrare non si usavano i rulli, ma due tamponi che andavano premuti sull’inchiostro, strofinati tra di loro per ottenere una distribuzione uniforme, e poi battuti al disopra dei caratteri.
Era presumibilmente difficile ottenere un’inchiostratura uniforme con questo sistema. A maggior ragione si resta a bocca aperta guardando il risultato ottenuto da Gutenberg ai suoi tempi, praticamente perfetto.
Barbour è una miniera di aneddoti. Racconta che ai tempi di Franklin, nel Settecento, quando si usurava la pelle dei tamponi, bisognava sostituirla. Si usava il cuoio, che però era rigido e andava ammorbidito immergendolo nell’urina di vacca. Il noto politico americano, che ha cominciato come apprendista tipografo prima di diventare editore e giornalista, odiava questo lavoro.
I tamponi vengono chiamati ink balls in inglese. In italiano la persona che li utilizzava era chiamata battitore, mentre quella che azionava la pressa era chiamata torcoliere. In inglese erano beater e puller. Si davano il cambio periodicamente nel corso della giornata.
L’invenzione di Gutenberg viene scomposta di solito in tre componenti: uso di caratteri mobili, uso del metallo per fabbricarli e uso del torchio a vite. Questo perché la stampa già esisteva in precedenza, ma si basava su blocchi unici su cui era incisa tutta la scritta, fatti di legno, e con strofinamento del foglio per trasferire l’inchiostro. In realtà gli inventori della tipografia dovettero trovare delle soluzioni anche a vari problemi collegati. Tra questi, il tipo di inchiostro da usare. Gli inchiostri che si usavano all’epoca erano a base d’acqua. Non legavano col metallo dei caratteri, ma scorrevano via. Venne quindi elaborato un nuovo tipo di inchiostro, a base d’olio, sulla base della ricetta inventata poco prima per fabbricare i colori a olio per la pittura.
I rulli presero il posto dei tamponi a partire dal 1815. Sono in uso ancora oggi nelle macchine moderne.
Barbour racconta vari aneddoti: il modo in cui sono stati inventati i rulli, e il fatto che erano di materiale commestibile, per cui bisognava custodirli gelosamente per evitare che i topi andassero a rosicchiarli.
La terminologia per le varie parti della pressa si trova anche su Wikipedia in italiano. Il foglio non veniva semplicemente appoggiato sui caratteri mobili che erano stati fissati sul carrello, ma in una cornice apposita chiamata timpano, sui c’erano appositi fermagli che consentivano di sistemarlo al volo nella posizione corretta. Dopodiché, il foglio veniva coperto da una fraschetta, una cornice di carta che ne copriva i bordi mantenendolo fermo e impedendo che si sporcasse oltre l’area di stampa.
La leva andava tirata con una certa forza. Si trattava di un lavoro faticoso. Ogni ora si potevano stampare dagli 80 ai 120 fogli. Uno ogni 45 secondi, andando piano, o ogni 30 secondi, andando svelti.
Nel video viene stampata una pagina della Bibbia di Gutenberg. Era di grandi dimensioni: il libro completo pesa oltre venti chili. Gutenberg stampava soltanto con inchiostro nero. Nel testo veniva lasciato un riquadro bianco dove un amanuense doveva aggiungere un capolettera miniato. Inoltre ogni maiuscola veniva decorata a mano da un rubricatore con una semplice linea in inchiostro rosso.
Nel video viene mostrata anche la stessa pagina dopo che era stata completata a mano dai miniatori di un monastero: attorno al testo c’erano tante decorazioni floreali coloratissime.
Solo sulle pagine principali venivano aggiunte miniature e decorazioni. La gran parte delle pagine aveva solo poche note di colore per i capolettera e le maiuscole, e nessuna illustrazione.
Per ottenere un manoscritto della Bibbia gli amanuensi di un monastero ci mettevano cinque anni. Gutenberg nello stesso periodo stampò 180 copie. Era un passo in avanti stratosferico: in termini moderni diremmo che la velocità di produzione era aumentata del 17.900%!
Nella prima metà del Quattrocento
vennero copiati circa 20 mila libri. Nei cinquant’anni successivi
ne vennero stampati 12 milioni. L’aumento è del 59.900%! Insomma,
si seicentuplicò la produzione. Fu un evento epocale. Non a caso
alcuni storici fissano la fine del medioevo proprio alla data di
invenzione della tipografia.





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