Neue Din
L’anno è iniziato da poco più di due mesi e il font che sta riscuotendo un certo successo, a giudicare da quello che si vede su Identifont, è il Neue Din, firmato da Andreas Frohloff, Hendrik Weber e Olli Meier, pubblicato da Fontwerk.
Nulla di particolarmente nuovo: la sigla Din sta per Deutsches Institut fur Normung, ossia Istituto Tedesco per la Standardizzazione, e il relativo font è stato messo a punto a partire dall’inizio del Novecento ed è ancora oggi molto usato.
Il sito di Fontwerk ne ripercorre la storia, mostrando qualche specimen d’epoca e parecchie foto di usi nei contesti più disparati.
Il revival moderno più popolare è forse quello messo a punto da FontFont negli anni Novanta.
Fontwerk è una fonderia di Berlino. Ha ridisegnato le lettere originali tenendo conto della nuova tecnologia dei font variabili. Il risultato può essere riproposto con diversi spessori delle aste e diverse proporzioni per quanto riguarda la larghezza. Si parla di nove larghezze per nove spessori, per un totale di 81 combinazioni diverse.
Proprio per inserirsi in una serie di usi ormai tradizionali, i disegnatori hanno scelto di non deviare dalla norma più di tanto. Non hanno sperimentato o aggiunto tocchi originali alla forma delle lettere, rimanendo relativamente fedeli al disegno originale.
Un dettaglio da notare in effetti c’è: mancano tratti completamente rettilinei anche ai lati di lettere come la O, che normalmente dovrebbero essere verticali.
Una parte del ricavato delle vendite di questo font sarà destinata a progetti di riforestazione. È la prima volta che si lancia sul mercato un font con una responsabilità sociale di questo tipo.
Si parla del 10% del prezzo, da destinarsi a Future Cleantech Architects in Europa e Carbon180 in nord America.
Su Identifont si può confrontare a occhio il Neue Din con il Din Next o con l’Ff Din, ma il sito non ha ancora catalogato le differenze.





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