Alfabeto singalese

L’alfabeto singalese si usa in Sri Lanka per scrivere in lingua singalese, pali liturgica e sanscrito. È stato inventato circa duemila anni fa. Le lettere si compongono solo di linee curve perché in origine venivano tracciate su foglie di palma, per cui non bisognava procedere lungo da direzione delle venature per non danneggiare il supporto.

L’alfabeto si compone di due parti: alcune lettere servono per trascrivere i suoni nativi, altre per i suoni presenti solo nelle parole pali e sanscrite.

L’alfabeto in realtà è un abugida, ossia si compone soltanto di segni consonantici, che però includono anche un segno per indicare la vocale che segue.

Wikipedia in italiano si limita a mostrare l’elenco di tutti i caratteri senza il loro significato, mentre sulla versione inglese dell’enciclopedia c’è una dimostrazione relativa alla sillaba ka, che può diventare ki o k con l’aggiunta di segni di forma diversa, e ci sono varie tabelle di diverso genere.

I diacritici sono particolari, nel senso che sono segni a parte che si combinano coi caratteri che li precedono, a differenza del nostro alfabeto dove le vocali accentate sono dei glifi a sé.

Tutto lavoro per i programmatori, che hanno dovuto includere nei loro software le istruzioni necessarie a visualizzare correttamente le varie combinazioni.

Oggi si usano i numeri arabi, come da noi, ma in passato c’erano dei simboli appositi, rimasti in uso fino al 1815: un simbolo diverso per ciascuna unità, per ciascuna decina, per il centinaio e il migliaio.

C’erano poi dei simboli particolari usati per indicare i numeri soltanto in ambito astrologico.

Wikipedia stima che l’anno scorso i parlanti la lingua singalese erano 17 milioni e mezzo. Più o meno come le popolazioni di Lombardia, Lazio e Trentino Alto Adige sommate assieme.

La popolazione dello Sri Lanka è di 22 milioni di persone.

La densità del paese è superiore rispetto a quella italiana.

La lingua singalese non è di quelle elencate dal filtro di Google Fonts, ma almeno un font che la supporta ovviamente c’è, anzi due: il Noto Serif Sinhala, e il Noto Sans Sinhala. Che compaiono pure abbastanza presto nella lista del sito ordinata in base al trend.

Nel primo i tratti tendono ad assottigliarsi verso le estremità mentre nel secondo hanno spessore costante. 

Un altro font che ha pensato ai singalesi è lo Stick No Bills di Mooniak. Che è uno stencil, quindi anche le lettere di questa scrittura hanno dei trattini bianchi che interrompono le aste e che normalmente non dovrebbero esserci. Le lettere hanno i tratti a spessore costante e tendono anche ad essere più ordinate a livello geometrico, con tratti quasi rettilinei, visto che non devono essere tracciate sulle foglie.

Come è ovvio, altri font di Mooniak supportano lo stesso alfabeto. Nell’Abhaya Libre il contrasto tra tratti spessi e tratti sottili è maggiore. Invece nel Gemunu Libre tutto il discorso sulle foglie se ne va in malora: qui tutti i tratti sono rettilinei, salvo il fatto che gli angoli sono smussati.

Lo Yaldevi infine è disegnato coi criteri di un sans serif (tratti a spessore costante). Come il Noto sans, anche se con effetto diverso.

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