Brutalism. Font pasquali

Luc Devroye ha dedicato una pagina alla voce brutalism, che indica l’art brut o outsider art.

Questa sarebbe arte grezza o arte spontanea, in italiano, e indica produzioni realizzate da non professionisti o da persone ricoverate in ospedale psichiatrico. Persone digiune di cultura artistica. Va distinta dall’arte popolare, dall’arte naif, dai disegni per bambini.

Scrive Devroye che vari tipi di caratteri potrebbero essere etichettati come brutalisti, tra cui varie creazioni di Ray Larabie, che cita nell’articolo e di cui mostra un solo esempio: Ugocranis, un sans serif stretto con parecchi tratti rettilinei, qualche raccordo curvo, qualche tratto svasato.

Ma ne nomina anche altri, di autori diversi, tra cui un paio di stencil grezzi.

Cercare brutalism su My Fonts porta a 78 risultati, che però non hanno uno stile distintivo che li accomuna. Il primo della lista è addirittura l’Ff Din Paneuropean, che è un normale sans e non ha nulla di brut.

Seguono Fhonk di Slava Antipov, Vinila di Plau, Arpona di Floodfonts che non hanno nulla di particolarmente strano nel loro disegno di base.

Più giù troviamo anche lavori sperimentali, tipo Base&Bloom di Naum Type, dove alcuni dei tratti sembrano squagliati.

Su Font Space l’unico ad essere taggato art brut è l’Outsider di Paintblack Editions, dove appunto le lettere sono disegnate in maniera approssimativa, come quando qualcuno prova a tracciare i contorni su un cartellone scolastico o per una manifestazione di protesta senza prima avere fatto nessuno studio particolare sulle forme. Dettaglio curioso, il buco all’interno delle lettere è sempre approssimato come un cerchio perfetto, ma riempito di nero. Insomma le lettere sono quasi tutte piene di colore, tranne un cerchietto bianco in corrispondenza del contorno della controforma interna.

Oltre alle lettere sono stati inseriti anche dei disegni stilizzati al posto dei numeri e dei simboli: pesci, uccelli, pipistrelli...

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Comunque, oggi è Pasqua quindi una visita all’apposita categoria di Dafont è d’obbligo.

C’è un font che ieri ha totalizzato oltre mille download: l’Easter Bunny di Creaditive Design. Handwriting a lettere separate, con orecchie da coniglio sulle maiuscole e code di coniglio a delimitare la frase.

A cinquecento download troviamo il Rosa, di Letterafa Studio. All caps, orecchie che potrebbero anche essere di coniglio e uova decorate.

A quattrocento c’è l’Easterboost di Faqui Fawajii, lettere piene o outline e di nuovo uova decorate.

A trecento ci sono Glorious Easter di Selvia Design, Eeaster Time di Vladimir Nikolic e Angie’s Vintage Easter di Woodcutter. L’ultimo è un dingbat con uova e conigli, il precedente ha una lettera dell’alfabeto su ogni uovo, il primo gioca ancora sulle orecchie di coniglio sulle maiuscole e al disopra della i minuscola.

L’ultimo della lista è una misera raccolta di nove disegni da colorare Kr Easter Square di Katz Fonts. A parte i primi nove glifi, tutto il resto del file è riempito di tofu (rettangoli vuoti solo per occupare spazio).

Ovviamente la Pasqua è una festa religiosa, quindi è altamente probabile che parrocchie e scuole cattoliche abbiano fatto uso di dingbat contenenti campane, angeli, colombe e crocefissi.

Evidentemente però l’offerta è poca, e forse anche la domanda, tanto che Dafont non ha neanche una categoria apposita.

Nella categoria Simboli/Esoterico in cima alla lista c’è il Jesus Christ di Woodcutter seguito dal Wm Crosses di Willy Mac, dingbat con vari disegni del volto di Gesù e con raffigurazioni della croce in tantissimi stili diversi, ma stiamo parlando rispettivamente di 37 e 34 download in tutto.

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