Cambia l’interfaccia di Google Fonts
Ieri mattina sono andato su Google Fonts per cercare dei caratteri stretti ed ho trovato che il sito ha cambiato l’interfaccia e quella funzione di ricerca è scomparsa.
Finora il sito suddivideva i font in cinque categorie: serif, sans, display, handwriting e monospace.
Ogni font poteva essere collocato in una sola categoria per cui se un font serif aveva caratteristiche display non compariva nella categoria serif.
Erano inoltre disponibili dei cursori che permettevano di regolare altri parametri: lo spessore dei tratti, la larghezza delle lettere, l’inclinazione dell’asse e il numero di stili. Infine si poteva restringere ulteriormente la ricerca sulla base degli alfabeti supportati. Ad esempio si potevano visualizzare solo i font contenenti lettere greche, fermi restando i parametri stabiliti dagli altri filtri.
Tutte queste opzioni erano presenti in una fascia orizzontale all’inizio della pagina.
Ora invece tutti i filtri sono inseriti in una colonna sulla sinistra che può essere fatta scomparire cliccando su un tasto blu con scritto “Filters”. Per farla ricomparire, si clicca sullo stesso tasto che si trova nella parte superiore della pagina.
La colonna contiene una casella per impostare le parole che devono comparire nell’anteprima; un cursore per aumentare o diminuire la dimensione del testo; un menù per impostare la lingua supportata; un selettore che permette di isolare i font variabili e colorati; un selettore che permette di scegliere i serif, gli slab e i sans; un altro selettore con la classificazione: display, handwriting, monospace e not text; infine un cursore per selezionare in base al numero di stili.
I selettori non sono esclusivi: mettere un segno di spunta su uno non esclude gli altri, ma aggiunge informazioni al filtro. E questo avviene sia quando i due pulsanti si trovano in categorie diverse (la ricerca si restringe), sia quando si trovano nella stessa categoria (la ricerca si allarga).
Prima cliccando su Display veniva proposta una lista di tutti i font display, e non c’era modo di separare i serif dai sans. Cliccare su Serif aggiungeva alla lista tutti i caratteri graziati per testi di piccole dimensioni. Ora invece se clicco su Display e su Serif posso isolare tutti i font che hanno entrambe queste caratteristiche. Posso isolare anche tutti i Display Sans, o i Display Slab.
Insomma si tratta di un piccolo passo avanti nel semplificare le ricerche.
Non si possono isolare i serif display da quelli per testi di dimensioni normali.
E comunque manca ancora uno strumento fondamentale come quello dei tag.
Sui siti commerciali ogni font è collegato a un certo numero di parole, i tag, che permettono di inserirlo contemporaneamente in varie categorie diverse per essere trovato facilmente. Se cerco font western, medievali, stencil, retro, 3d, posso trovarli con una certa facilità. L’interfaccia di Google è nata quando il sito offriva solo una quantità limitata di font per l’impaginazione di blog e siti web. L’offerta attuale invece è arrivata a 1561 famiglie di caratteri. Tutti pensati per il web, ovviamente, ma in stili completamente diversi uno dall’altro. Ci sono dei blackletter, per esempio, o dei caratteri adatti a un film horror. Ma come trovarli? L’unico modo è scorrere la lista. Solo i caratteri display sono 708.
Manca anche uno strumento di ricerca automatico come quello che si trova su altri siti web, dove basta caricare la foto di una scritta per avere una lista dei caratteri simili.
Combinare le varie opzioni permette di trovare dei risultati imprevisti. Che succede se metto il segno di spunta su Serif e su Handwriting? Vengono fuori sei risultati: Lumanosimo, Lugrasimo, Rosarivo, Junge e Glass Antiqua, oltreal Gradiflora One che però è pensato per la scrittura coreana, mi sembra.
Una delle opzioni dice Not Text. Con questa si arriva a una lista di 14 famiglie, tra cui troviamo il Libre Barcode 39 (codice a barre), Flow Circular (una striscia nera che copre le parole, utile per preparare la bozza di impaginazione di qualche progetto senza distrarre l’occhio con ridicoli testi di riempimento standard), il Noto Music (note musicali da usarsi nel software apposito) e Noto Symbols (disegnini da usarsi nei contesti più diversi).
La lista di font a colori è ferma solo a 10 risultati, di cui molti sono per la lingua araba. Il primo è l’Amiri Quran, con testo in nero ma con i segni che compaiono sopra o sotto alcune lettere in rosso o giallo. Altri font arabi forniscono pressappoco lo stesso effetto.
Il Nabla e il Bungee Spice hanno lettere latine colorate in vario modo, il primo per creare un effetto 3d, il secondo con un gradiente che schiarisce verso l’alto. E qualcosa di simile c’è anche per l’arabo.
L’ultimo della lista è il Noto Color Emoji, coi simboli a colori che siamo abituati a usare su WhatsApp o sui social.
Un menù, all’interno della colonna dei filtri, permette di spostarsi ad altre sezioni: Noto, con tante spiegazioni sul progetto che vuole digitalizzare tutte le forme di scrittura del mondo; Icons, con i simboli da utilizzarsi nelle app e nei menu dei siti web; Knowledge, che offre le base teoriche per disegnare, conoscere, scegliere i caratteri tipografici di tutto il mondo; e Faq, con le domande frequenti riguardanti il servizio offerto da Google Fonts.





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