Non sovracrenare

Su Commarts si può leggere in inglese un articolo firmato da Richard Hunt, in inglese, che parla dei rischi della sovracrenatura, o overkerning.

Hunt insegna in una università canadese ed è autore di un corso di tipografia avanzata stampato dall’editore Bloomsbury.

Il kerning, in italiano crenatura, è quella tecnica che permette di avvicinare tra di loro coppie di lettere che sembrano troppo distanti e spezzano la parola.

Ai tempi dei caratteri in legno o metallo veniva fatto a mano, segando o limando quella parte di carattere che non serviva. Ad esempio nella coppia AV si poteva eliminare l’angolo superiore destro del blocchetto della prima lettera e quello inferiore sinistro del blocchetto della seconda, in maniera tale da ridurre lo spazio tra i due tratti obliqui paralleli.

Questa cosa si faceva di solito per i caratteri display, quelli in grandi dimensioni, non certo per tutto il testo della pagina.

Esistevano poi dei font in cui alcuni tratti delle lettere in rilievo si allungavano oltre il blocchetto di cui facevano parte, andandosi a sovrapporre al blocchetto della lettera successiva o precedente. Si usava questa tecnica soprattutto per i corsivi. Chi ha qualche dimestichezza col software FontForge, programma gratuito che si usa per disegnare font vettoriali scalabili, riconosce nell’icona dell’applicazione due f corsive in metallo dotate di kerning.

In digitale le informazioni che riguardano la crenatura vengono inserite dal disegnatore all’interno del file. Quindi l’intervento che si chiede al grafico deve essere minimo, come ad esempio quando si usa in dimensioni display un font il cui kerning è stato aggiustato per le dimensioni testo. Interventi più consistenti rischiano di ottenere un risultato peggiore rispetto a quello ottenuto con le impostazioni standard.

L’obiettivo della crenatura è quello di avere uno spazio uniforme tra una lettera e l’altra. Ma questa valutazione può essere abbastanza soggettiva, a seconda di quale è la parte della lettera su cui si sofferma l’occhio.

Il problema dell’overkerning precede la nascita della tipografia. Nell’articolo è inserita la foto di una scritta presente sulla Colonna Traiana a Roma, dove l’ultima V della parola “populus” (scritta tutta in maiuscolo, con le v al posto delle u) è stata tracciata a partire dalle vicinanze dell’asta verticale della L. Cioè se vediamo la parte superiore della scritta, le due V ai lati della L sono disposte in maniera simmetrica. Ma visto che nella parte inferiore della L c’è un tratto che si allunga verso destra, l’impressione è quella che la V si sia avvicinata troppo alla lettera precedente.

Dai caratteri della colonna traiana è stato tratto un font, in cui è presente il kerning ma questa coppia di crenatura è gestita in maniera molto meno estrema e più equilibrata.

Altri esempi presenti nelle immagini accanto all’articolo contengono differenze tra buona e cattiva crenatura impercettibili ai più.

In piccole dimensioni, per lunghi testi, bisogna fare per forza affidamento al kerning impostato dal font designer. Se questo non è presente, meglio scegliere un font diverso. Oppure ricorrere al cosiddetto optical kerning, se disponibile, ossia un algoritmo che deve essere presente nel software che si utilizza per impaginare e che effettua le operazioni di kerning sulla base di istruzioni preimpostate. Se un font è crenato bene, meglio non usare questa opzione che rischia di alterare il ritmo delle lettere.

Comunque la sensibilità varia da persona a persona. Mentre gli addetti ai lavori fissano l’attenzione sul singolo dettaglio, gli osservatori distratti rimangono colpiti dai cattivi effetti solo in casi estremi.

Il blog Font Police raccoglie varie segnalazioni di “reati tipografici”. Spesso si tratta di scritte buffe, assurde, a doppio senso, di cui però la didascalia mette in evidenza i difetti che riguardano il carattere scelto e il suo uso.

L’ultima segnalazione riguardante il bad kerning risale a dicembre scorso. Una lavanderia di Melbourne chiamata “Balaclava” aveva un’insegna in cui le lettere maiuscole AVA erano eccessivamente avvicinate tra di loro, mentre le lettere LA erano troppo distanziate.

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