La punteggiatura sulla Bibbia di Gutenberg

Un brano della Genesi tratto dalla Bibbia di Gutenberg. Il testo è in latino, ma ci vuole tempo prima che l'occhio riesca a riconoscere almeno una parola. Oltre al fatto che la forma delle lettere è insolita secondo i nostri standard, sono presenti numerose abbreviazioni e legature che richiedono conoscenze aggiuntive per essere interpretate. Per quanto riguarda la punteggiatura: mancano le virgolette; i due punti vengono usati al posto della virgola; talvolta viene usato un punto mediano per separare le frasi; il punto interrogativo ha una forma diversa rispetto a quella a cui siamo abituati (compare nella sesta riga di quest'immagine).

 

Sul sito della biblioteca e museo Morgan di New York è possibile vedere tutte le pagine del primo volume della Bibbia stampata da Gutenberg in Germania nel 1453.

L’opera è fondamentale per la storia della tipografia, e le sue pagine sono affascinanti perché hanno un aspetto lontano anni luce da quelle dei libri moderni. I caratteri sono in stile gotico/textura/blackletter, con uno spessore maggiore rispetto a quello a cui siamo abituati e con parecchi tratti verticali molto ravvicinati tra di loro.

Normale che l’occhio si soffermi sull’aspetto complessivo della pagina. Un osservatore distratto a cui venisse chiesto: “Qual è l’episodio narrato in questa pagina?” cadrebbe dalle nuvole, e potrebbe anche rispondere “Che ne so? Mica parlo tedesco!”.

Ma la Bibbia di Gutenberg non è scritta in tedesco, bensì in latino. Quindi almeno alcune delle parole dovremmo riconoscerle... ma solo dopo esserci abituati all’insolita forma delle lettere.

A complicare la lettura c’è il fatto che vengono spesso usate le abbreviazioni medievali, per cui le parole non sono scritte lettera per lettera, ma qua e là si vedono dei segni strani. Una specie di 9 indica la desinenza -us. Un trattino sopra una vocale (tilde) può indicare la presenza successiva di una m.

Un’altra differenza rispetto ad oggi riguarda la punteggiatura. Un segno mancava del tutto: quello delle virgolette, e questo costituisce un problema visto che nel testo ci sono dialoghi diretti. I due punti venivano usati al posto della virgola, che non c’era. Si nota la presenza di un segno che noi non abbiamo, il punto mediano. Il punto interrogativo invece è già presente, solo che ha una forma diversa rispetto a quella che conosciamo oggi: è come se il tratto superiore fosse ruotato di 150 gradi in senso antiorario, fino a diventare una specie di c messa al disopra del punto.

Per la sillabazione invece si usavano due trattini sottili obliqui, una specie di = inclinato al termine della riga.

Prendiamo un episodio che tutti conoscono: quello di Eva col serpente. Così è come è impaginato nella Bibbia Cei-Ueci:

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: « È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino? ». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti... 

Sulla Bibbia di Gutenberg invece leggiamo, all’incirca:

Sed 7 serpens erat callidior cudis aiantib3 ire: q fecerat dus de9. Qui dixit ad muliere. Cur prepit vobis deus ut no comederetis ex omni ligno paradisi? Cui rispondit mulier. De fructi...

Ho trascritto alla meno peggio: un medievalista deve usare dei caratteri speciali per indicare i simboli delle abbreviazioni e i diacritici presenti su alcune lettere, che qui non compaiono.

Il glifo che sembra un 7 in realtà sarebbe la legatura et, ossia la congiunzione e.

Quello che ho trascritto come rudis aiantib3 ire in realtà sono le parole latine cunctis animantibus terrae. La c sembra una r, la legatura ct sembra una d. Sulla prima u c’è un trattino che indica dopo la vocale bisogna pronunciare una n che non è stata trascritta.

Animantibus viene scritta con il trattino sulla i e con un simbolo a forma di 3 alla fine. Sopra la t di tre c’è un puntino che me l’ha fatta scambiare per una i: indica lettere mancanti, quindi la parola si legge terrae.

I due punti successivi nessuno li metterebbe lì.

Dominus viene abbreviato dus col trattino sulla u.

Deus invece è De seguito da un simbolo che sembra un 9. E che all’epoca non poteva essere confuso con un numero perché si usavano ancora i numeri romani.

Segue un punto, poi si comincia con la maiuscola, Qui dixit ad muliere, con trattino sulla e dato che sarebbe mulierem, di nuovo punto e poi Cur pcepit, con trattino sulla p.

Insomma, nel riportare la frase del serpente noi diamo per scontato che andrebbe messa tra le virgolette, o per lo meno dopo i due punti. Gutenberg invece non aveva le virgolette e usava i due punti con tutt’altra funzione.

Questa è la risposta di Eva:

Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del fruttto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

E questo è ciò che trascrive Gutenberg: 

Cui respondit mulier.De fructu lignoru que sunt in paradiso velcimur:de fructu vero ligni quod est in medio paradisi pcepit nobis deus ne comederemus - et ne tangerem9 illud : ne forte moriamur.

Quello che io ho trascritto come delcimur in realtà è vescimur. La s è una s lunga, così come più avanti nella parola est, e può essere scambiata per una l. La v iniziale è legata con la e successiva, per questo l’ho letta male. Gutenberg dovette realizzare parecchie legature tra lettere che nell’uso comune venivano disegnate unite.

I due punti vengono usati per collegare due frasi, al posto della virgola. E ora che ci penso di virgola non ne compare neanche una.

Lo spazio prima e dopo la punteggiatura a volte c’è, a volte non c’è. Dipende dalle esigenze di impaginazione. Tutte le righe della Bibbia di Gutenberg hanno la stessa lunghezza, e lo spazio e la sillabazione dovevano essere gestiti dal tipografo, che si regolava diversamente di volta in volta.

Qui troviamo anche il punto mediano, che ho trascritto come un trattino ma in realtà è un quadratino ruotato di 45 gradi.

Nella traduzione italiana in questo caso non è stato sostituito con niente, perché basta la congiunzione e a collegare le due frasi.

Quello che si vede sul sito del museo Morgan è il primo volume della Bibbia di Gutenberg, che comprende gran parte del Vecchio Testamento. Gli ultimi libri del Vecchio e tutti quelli del Nuovo Testamento sono contenuti nel secondo volume. 

Su Dafont si possono trovare vari font ispirati alle lettere di Gutenberg.

Nel 1454 Gutenberg Bibel di John H. Schmidt il punto interrogativo ha la stessa forma che vediamo sull’originale, ma la virgola è una virgola moderna.

Nel 1456 Gutenberg di GLC Foundry la virgola ha la forma dei due punti, ma il punto interrogativo è una specie di esclamativo ondulato, di più facile interpretazione per un lettore moderno.

C’è poi il Gutenberg Textura di Dieter Steffmann in cui il punto interrogativo ha una forma fantasiosa, ispirata vagamente allo stile dell’epoca ma con un effetto molto improbabile.

Tutti e tre i disegnatori hanno messo i numeri arabi nei loro font, per non creare difficoltà a chi volesse convertire nei caratteri di Gutenberg un testo moderno già composto.

Nel font di Schmidt l’effetto è abbastanza realistico. GLC si ispira probabilmente a qualche stampa umanistica. Steffman invece ci mette delle cifre dalle linee curve, disegnabili con un pennino medievale ma dalla forma senza dubbio moderna.

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