I font di Vignelli e qualche alternativa

Su Youtube si può vedere un filmato in inglese destinato ai designer in cui si parte da una dichiarazione di un grande personaggio dal nome sul primo momento incomprensibile, che scopro poi essere l’italiano Massimo Vignelli. Nella pronuncia inglese l’accento nel nome finisce sulla i mentre i suoni gn e ll del cognome hanno una sfumatura strana.

Comunque, Vignelli è particolarmente conosciuto in America grazie alle sue collaborazioni con American Airlines o con la metropolitana di New York.

Nel 1991 Vignelli disse che nell’era del computer la proliferazione di caratteri tipografici e manipolazioni su di loro rappresenta un nuovo livello di inquinamento visuale che minaccia la nostra cultura. Tra migliaia di caratteri, quelli di cui abbiamo veramente bisogno sono pochi. Tutto il resto è da buttare.

Aveva quindi organizzato una mostra in cui aveva esposto un ampio numero di progetti realizzati usando solo quattro caratteri tipografici: Bodoni, Garamond, Century Expanded e Helvetica.

Almeno, questa è la lista che compare su Museo Bodoniano.

Secondo il video in questione invece i font basilari sarebbero sei: i due in più sono Futura e Times New Roman.

Non che l’autore sia particolarmente attendibile: dice che il Garamond viene fatto risalire al medioevo mentre in realtà è del Cinquecento; dice che il Bodoni venne commissionato da un aristocratico francese, mentre l’autore era italiano, forse fa confusione col Didot; dice che il Times New Roman è stato realizzato per il magazine Times, mentre in realtà si tratta del quotidiano di Londra The Times.

I consigli che dà sono molto spiccioli: usate il Garamond quando volete sembrare intelligenti, il Bodoni quando volete creare qualcosa di elegante.

Parlando dell’Helvetica mostra alcuni esempi di usi da parte delle aziende, e si rende conto lui stesso che nella schermata ci sono finite cose che non c’entrano assolutamente nulla, come il logo della Harley Davidson. Troppa fatica ripetere la sequenza con gli esempi corretti, ha pubblicato il video così com’era dando tutta la colpa a Google.

Sullo stesso canale, Flux Academy, solo tre settimane fa è stato caricato un altro video dedicato ai sei font gratuiti che da soli bastano a qualunque web designer. 

Anche qui il riferimento alla dichiarazione di Vignelli è esplicito.

In questo caso però non si tratta di una lista scontata perché sono stati scelti sei font interessanti che si trovano al di fuori della top 50 di Google Fonts.

Il primo è Bdo Grotesk, una specie di Helvetica.

Il secondo è l’Outfit, un altro sans serif. Ma mentre il Bdo è grottesco questo è geometrico. In pratica è un’alternativa al Futura.

Il terzo è l’Instrument Serif, molto stretto a quanto vedo. Funziona bene su scritte display, dice l’autore del filmato.

Il quarto è un monospace: Space Mono. Noto una a a un solo piano. L’autore del filmato nota il tratto discendente della g che è orizzontale, caratteristica molto insolita.

Il quinto è il Cooper Hewitt è un senza grazie che commissionato dall’omonimo museo del design, che può dare qualche sensazione diversa rispetto ad un normale grottesco.

Si conclude con un altro graziato, Hedvig Letters Serif, dall’aspetto abbastanza classico (viene citato il Georgia). Può essere usato in combinazione col suo Sans.

Bdo Grotesk e Cooper Hewitt possono essere scaricati dai rispettivi siti, mentre gli altri sono su Google Fonts.

Per ognuno di questi caratteri, nel filmato vengono mostrati alcuni usi reali sul web, per rendere l’idea del contesto in cui si possono inserire. 

Commenti

Post più popolari