Le origini del punto esclamativo, e varie divagazioni sulla punteggiatura e la Bibbia
In un video che ho visto nei giorni scorsi uno youtuber (RobWords), raccontando la storia del punto interrogativo, accennava alla teoria secondo la quale sarebbe ispirato alla coda di un gatto che guarda qualcuno con aria interrogativa, e che deriverebbe da un geroglifico egizio. Peccato che è costretto ad ammettere che non è riuscito a trovare traccia del geroglifico in questione.
E' vero che gli egiziani avevano geroglifici raffiguranti il gatto e la dea-gatto (Bastet), ma non li usavano per indicare le domande, e comunque non conoscevano la punteggiatura. Si tratta di una leggenda metropolitana non basata su niente, inventata apparentemente da qualche appassionato di gatti.
Il quale ha raccontato anche che il punto esclamativo è dritto perché il gatto ha la coda dritta quando è stupito di qualcosa.
Tutte sciocchezze.
Secondo le teorie riportate da Wikipedia entrambi i segni sarebbero abbreviazioni di parole latine. Il punto interrogativo deriverebbe da una q al disopra della o per indicare una quaestio, o domanda, in latino, mentre il punto esclamativo sarebbe l'abbreviazione della parola io, che doveva essere un'esclamazione latina.
Parlando di punto esclamativo, non può non venire in mente quella scena del film Non Ci Resta Che Piangere, con Troisi e Benigni, dove i due protagonisti che sono stati catapultati nel passato stanno scrivendo una lettera a Savonarola e a un certo punto si bloccano: "Ce l'avranno il punto esclamativo?" Alla fine decidono di mettercelo lo stesso, ma aggiungendo la dicitura "Scusa le volgarità eventuali".
Il film è ambientato alla fine del Quattrocento, "quasi milleccinque", e secondo Wikipedia è possibile che il segno già esistesse all'epoca, almeno come abbreviazione, visto che viene fatto risalire al medioevo, "in epoca più o meno contemporanea alla nascita del punto interrogativo". Ma non c'è nessun riferimento preciso, nessuna data documentata.
Tuttavia, mentre il punto interrogativo compare già nella Bibbia di Gutenberg, per la versione tipografica del punto esclamativo dobbiamo aspettare il periodo "fra il XVI e il XVII secolo", dice ancora Wikipedia.
Wikipedia in italiano dice che "nella letteratura tedesca, si ha la prima testimonianza [del punto esclamativo] nell'edizione del 1797 della Bibbia di Lutero". Il 1797 è alla fine del diciannovesimo secolo, molto più tardi rispetto alle date indicate sopra. In Italia già all'inizio del Cinquecento lo stampatore Manuzio descriveva l'uso dell'esclamativo nella stampa.
A suo dire bisognava usarlo per indicare qualche sentimento: ammirazione, indignazione o compassione.
La Bibbia di Lutero è una traduzione della Bibbia in tedesco realizzata pure all'inizio del Cinquecento, ma senza punto esclamativo, da Martin Lutero, il noto riformatore religioso tedesco.
Ovviamente non bisogna confonderla con la Bibbia di Gutenberg, che pure è stata stampata in Germania in stile gotico, ma era in lingua latina, anche se un osservatore distratto non se ne accorge, dato l'aspetto.
Su Wikipedia, nella voce dedicata, si può vedere il frontespizio della Bibbia di Lutero.
Il titolo è diviso in parecchie righe, di cui le prime sei in dimensioni maggiori e le altre scritte in piccolo, il tutto inserito in una cornice illustrata con persone, angeli, balconi, colonne, eccetera. Tutto in inchiostro nero, ovviamente.
Lo stile del titolo è gotico, ma un gotico ben diverso rispetto a quello di Gutenberg: mentre lo stampatore quattrocentesco usava un carattere textura composto di tratti rettilinei, qui vediamo un gotico moderno con numerose linee curve e svolazzanti, della stessa famiglia di Schwabacher e Fraktur.
L'anno è indicato in numeri romani: "M.D.XXXIIII.", 1534, col punto dopo migliaia, cinquecentinaia e unità, ma non dopo le decine.
Un aneddoto interessante riguarda lo spirito con cui Lutero tradusse in tedesco dalle lingue originali (il greco per il Vangelo e l'ebraico per l'Antico Testamento).
Lutero voleva che il testo fosse comprensibile "alla madre in casa, ai bambini in strada e al popolo al mercato", per cui fece degli adattamenti.
Quando nell'originale si parla di due "lepta" di una vedova, lui traduce riferendosi a "un taglio di monete di Erfurt di scarso valore", dice Wikipedia senza scendere nel dettaglio (Erfurt è la città dove aveva studiato).
Chiedo a Copilot di approfondire, e l'intelligenza artificiale di Microsoft mi mostra la parola originale scritta in lettere greche, che si legge lepta, e il termine tedesco che Lutero usò al suo posto, heller.
La frase in questione in tedesco è "Und es kam eine arme Witwe und legte zwei Heller ein, das ist ein Pfennig".
La traduzione italiana sarebbe "E venne una povera vedova e vi mise due Heller, che corrispondono a un Pfennig".
In casi come questo l'adattamento non creò problemi, mentre in altri casi è stato contestato e discusso, laddove qualcuno ha accusato Lutero di stravolgere il senso di alcuni passaggi sulla base di ciò che lui credeva importante in merito al ruolo della fede nella salvezza dell'uomo.
Comunque, la frase sui lepta compare nel Vangelo di Luca.
Ho sotto mano una Bibbia della Cei di fine anni Ottanta, e lì non c'è riferimento ai lepta: il testo italiano dice: "Vide una vedova povera che vi gettava due spiccioli".
La parola spicciolo in italiano non è collegata a un preciso taglio di monete, ma si riferisce a quelle di basso valore in genere.
Secondo l'AI Overview di Google il primo punto esclamativo è da attribuire a un certo Iacopo Apoleio da Urbisaglia nel 1360.
Non si trovano foto dei più antichi usi documentati.
Quando chiedo a Google della Bibbia di Lutero del 1797, l'AI Overview rimane molto disorientata, segnalando una "date discrepancy": se il libro in questione risale al 1534, l'intelligenza artificiale trova strano che possa essere stato ristampato secoli dopo, o almeno, dice: "La data 1797 non corrisponde a un'edizione significativa della Bibbia di Lutero".
Giusto per fornire un po' di contesto, ci aggiunge alcune righe per dire che in edizioni recenti della Bibbia, non in quelle del sedicesimo secolo, ci sono versi che contengono punti esclamativi, come un versetto della prima lettera di Giovanni che ne contiene due.
Il link rimanda al sito Bible Gateway, con la versione inglese: "See what great love the Father has lavished on us, that we should be called children of God! And that is what we are!".
Sulla Bibbia della Cei che ho io la frase diventa: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!", con le due frasi accorpate, ma c'è un secondo punto esclamativo nel titolo "Siamo figli di Dio!". Nella pagina a fianco c'è un altro titolo di paragrafo con un punto esclamativo: "Attenti ai falsi profeti!".
La Bibbia di Gutenberg può essere sfogliata online sul sito Archive.org. Il passaggio in questione è a pagina 1260 del file, ultima colonna a destra, laddove c'è un capolettera blu con la lettera U (che sarebbe una V).
A prima vista si fa qualche difficoltà a orientarsi: sulla Bibbia cartacea che ho io il numero del capitolo è usato come capolettera di due righe. Qui invece è scritto in rosso, nella stessa dimensione del testo, dopo l'ultima riga di testo del capitolo precedente, e in numeri romani. Leggiamo "c.iii." e dobbiamo capire che si tratta del capitolo 3.
I numeri dei versetti, che oggi vengono messi in apice, sulla Bibbia di Gutenberg mancano del tutto.
Il testo del primo versetto dice: "Videte quale(m) caritate(m) dedit nobis pater: ut filii dei nominemur et simus."
La frase finisce con un punto fermo, non con un punto esclamativo.
C'è il verbo "vedere", che è rimasto nella traduzione inglese ma non in quella italiana della Cei. E ci sono i due punti, che qui ci stanno più che bene secondo l'uso moderno ma che all'epoca credo venissero interpretati come virgole, dato che nella Bibbia di Gutenberg non ci sono virgole.
Cercando in un testo standard in inglese della Bibbia che ho trovato sul sito Open Bible il punto esclamativo compare 385 volte nell'intero libro.
La prima occorrenza è già nella Genesi, 17:18, anche nella versione italiana dove si legge "Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!"
Sul libro della Cei la frase è tra virgolette francesi, subito dopo la scritta "Abramo disse a Dio:", conclusa dai due punti.
Nella versione testuale sul sito in inglese, dopo la parola God c'è semplicemente una virgola, seguita dalla frase "Oh that Ishmael might live before thee!", che inizia con la maiuscola. A quanto pare la versione che ho trovato non è in inglese moderno, ma è qualcosa che ricorda lo stile di Shakespeare.
Le virgolette sono un altro segno di interpunzione che noi diamo per scontato ma che non è sempre esistito, nella scrittura e nella tipografia.
Gutenberg non le usava, e visto che la Bibbia è piena di discorsi diretti è il lettore che deve sforzarsi di capire dove iniziano le parole del personaggio e dove ricomincia a parlare il narratore.
Cerchiamo il punto in questione: si trova a pagina 22 del file di Archive.org, seconda colonna.
"Dixitq(ue) ad deum Utina(m) ysmahel vivat cora(m) te."
Non ci sono le virgolette ma non ci sono neanche i due punti. Però la battuta del personaggio inizia con la lettera maiuscola, decorata in rosso da un amanuense dopo la stampa, mentre i nomi di Ismaele e di Dio stesso iniziano con normali minuscole.
Già che che ci siamo leggiamo anche il versetto 17. Secondo il sito Sacred Text è "Cecidit Abraham in faciem suam, et risit, dicens in corde suo: Putasne centenario nascetur filius? et Sara nonagenaria pariet?".
Gutenberg mette un punto a mezza altezza al posto della prima virgola, poi scrive "et risit in corde suo dicens." col punto finale prima della parola "Putasne", che è maiuscola visto che è l'inizio della frase pensata da Abramo. Dopo "filius" ci mette un semplice punto a mezza altezza, a cui segue l'&, che qui sembra un 7, e la frase finale seguita dal punto interrogativo.
Ovviamente l'editore della versione italiana ha usato i due punti e le virgolette francesi.
Su questa edizione non c'è distinzione tra virgolette primarie e secondarie, mentre in un'altra versione, pubblicata da Edizioni San Paolo nel 2010, compaiono entrambe.
Ad esempio laddove si dice, sempre nella Genesi: "Il serpente disse alla donna: Non è vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino? Rispose la donna...", prima compaiono le virgolette francesi con funzione primaria e poi quelle inglesi con funzione secondaria, laddove la Cei inserisce solo quelle francesi e Gutenberg né le prime né le seconde, ricorrendo o al punto o al discorso indiretto.
![]() |
| Questa è l'edizione Cei-Ueci degli anni Ottanta del Novecento. Abbiamo le virgolette primarie ma non quelle secondarie. |









Commenti
Posta un commento