Orologio giapponese

Se pensiamo agli orologi giapponesi la prima cosa che ci viene in mente è qualche prodotto altamente tecnologico, moderno e miniaturizzato. 

Seiko è stato il primo produttore di orologi al quarzo già nel 1969. Casio già qualche decennio fa produceva orologi digitali dotati di calcolatrice, barometro e altre dotazioni. Citizen è un altro marchio famoso, che tra l'altro alimenta i suoi meccanismi con l'energia solare. 

Tuttavia la storia è molto lunga: Wikipedia in inglese la fa partire dagli orologi ad acqua della metà del settimo secolo dopo Cristo. Si iniziò a lavorare agli orologi meccanici già nel 1500, sulla base delle conoscenze portate lì dai missionari europei. Ma all'epoca il modo locale di calcolare le ore era molto diverso da quello di oggi, sia qui che lì. 

In Italia fino al Settecento si contavano le ore a partire dal tramonto, e i quadranti degli orologi avevano soltanto sei ore e una sola lancetta che faceva quattro giri completi ogni giorno anziché due come sui modelli da 12 ore che sono ancora in uso. 

In Giappone invece i punti di riferimento erano due: l'alba e il tramonto. C'erano 6 ore tra l'alba e il tramonto e altre 6 ore tra il tramonto e l'alba, per un totale di 12 ore giornaliere. 

Erano lunghe il doppio rispetto a quelle che si usano oggi? Agli equinozi sì, ma nel resto dell'anno la durata del giorno non è uguale a quella della notte, quindi le ore del giorno dovevano avere una durata diversa rispetto a quelle della notte, più lunghe o più corte a seconda se era estata o inverno. Gli inventori locali avevano quindi messo a punto un meccanismo per allungare le ore diurne e accorciare quelle notturne d'estate, e fare l'inverso d'inverno, costruendo orologi in cui c'era un supporto con dei pesi che potevano essere spostati, a mano, su tacche diverse presenti sul metallo, a seconda del mese. 

Già questo è molto strano, ma ancora più strano è il computo delle ore. Siccome fino ad allora si misurava il tempo bruciando l'incenso e quantificando quello che restava, i numeri vennero fissati a scendere invece che a salire. E siccome uno, due e tre rintocchi servivano ai buddisti per chiamare a preghiere specifiche, quei numeri non erano usati. 

Quindi si partiva da 9 e si scendeva fino a 4. Si partiva a mezzogiorno. Questo significava che dopo tre ore, cioè dopo le 7, c'era il tramonto. Quindi la prima delle ore notturne era quella numero 6. 

Insomma, al sorgere del sole erano le 6, dopo un'ora erano le 5, poi le 4. A mezzogiorno erano le 9, poi diventavano le 8, poi le 7, al tramonto le 6, e a quel punto si contava con gli stessi numeri fino all'alba, ma con le ore notturne, di lunghezza diversa da quelle diurne. 

Per chi non voleva confondersi coi numeri, volendo distinguere ad esempio le nove diurne (mezzogiorno) da quelle notturne (mezzanotte), venivano dati nomi univoci alle ore usando gli animali dello zodiaco. Le 9 diurne erano associate al segno del cavallo, mentre le 9 notturne erano associate al segno del topo. 

Sul web si possono vedere vari orologi d'epoca in cui sul quadrante sono riportate entrambe le indicazioni su due circonferenze concentriche: sia i 12 animali dello zodiaco, sia i 6 numeri da 9 a 4, ripetuti due volte. 

La mancanza di 1,2 e 3 si fa sentire: sono i numeri che chiunque riesce a riconoscere. 1 è un trattino orizzontale, 2 sono due trattini, 3 sono tre trattini. La forma è la stessa della scrittura cinese. 

Il numero 1 cinese ha valore Unicode U+4E00. Si potrebbe pensare che al 2 sia stato assegnato il valore successivo, invece no: U+4E8C, lontanissimo. E' più vicino il 3: U+4E09. 

Perché? Perché i caratteri cinesi vengono ordinati in base ai radicali. E il numero 2 è considerato un radicale di due tratti, mentre il 3 non è un radicale ma un carattere che si basa sul radicale 1. Anche se in effetti 1 non dovrebbe essere un radicale, secondo la teoria. Tuttavia a seguito di un errore, viene considerato radicale e vari caratteri sono classificabili sotto di lui. 

Una curiosità: ne esiste una variante un po' più complessa "per evitare falsificazioni". In effetti non ci vorrebbe niente ad aggiungere altri tratti all'1 per trasformarlo in un 3. Qualcuno in passato deve averci provato, per cui sono state inventate le contromisure.  

I numeri occidentali hanno ottenuto valori Unicode in sequenze, così come i simboli dello zodiaco occidentale. 

Nella pagina di Wikipedia dedicata al sistema di numerazione giapponese noto che c'è un simbolo che si legge "bu" che si può riferire alla potenza di 10 alla meno uno come unità tradizionale o alle percentuali dell'ordine di 10 alla meno due. 

Sarebbe? Nel sistema delle unità tradizionali, la prima cifra dopo la virgola, cioè il decimo. E infatti la stessa parola "bu" la troviamo in un Pdf in italiano scritto da un certo Giuseppe Di Stefano che parla nel dettaglio degli orologi giapponesi. 

L'ora era detta "toki" ed era divisa in 10 "bu". 

Insomma, nei giorni degli equinozi ogni toki durava due delle nostre ore, cioè 120 minuti, quindi la lancetta avanzava di un "bu" ogni 12 minuti. Ai solstizi, la durata poteva essere del 25% in più o in meno, all'incirca. 

Così come i numeri non si trovano in sequenza nel blocco CJK di Unicode, lo stesso discorso vale per i simboli astrologici. 

I segni astrologici cinesi sono conosciuti al grande pubblico, anche perché anziché riferirsi al mese come quelli zodiacali occidentali si riferiscono all'anno. Quando inizia un nuovo anno cinese i mass media ci tengono a comunicare qual è l'animale associato. Non tutti sanno che l'astrologia cinese prevede anche un altro ciclo di dieci anni, basato su cinque elementi: Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua. 

Ogni elemento ha una caratteristica diversa in ciascuno dei due anni che lo riguardano: il legno può essere duro o dolce, l'acqua può essere mare o pioggia, la terra può essere roccia o sabbia. 

Wikipedia in italiano mostra i simboli cinesi di tutti e 12 gli animali, ma non quelli degli elementi. 

L'articolo parla anche delle shichen, o ore ampie, il periodo di due ore associato al singolo animale. 

Fornisce una tabella in cui l'ora del cavallo comincia alle 11, ma poi aggiunge l'istruzione che bisogna togliere uno all'ora della nascita per sapere quale è il proprio animale segreto. Secondo me hanno pasticciato un po' a causa del fatto che sugli orologi giapponesi e cinesi il numero non è scritto all'inizio dell'ora ma a metà, e che il numero è comunque nella posizione in cui si trova nei nostri orologi. Insomma, se quando da noi la lancetta delle ore punta in alto è mezzogiorno esatto (o mezzanotte), negli orologi giapponesi quando la lancetta punta in alto indica sì il numero, ma è a metà del settore dell'ora corrispondente (mezzogiorno e mezzo... cioè... cavallo e mezzo... quindi l'una...). 

C'è una pagina web che mostra in tempo reale che ora è adesso simulando un antico orologio giapponese o cinese?

A quanto ne so, no. 

C'è un video occidentale, in inglese, su internet, realizzato con immagini di repertorio e disegnini buffi per presentare la storia in maniera semplice. Presumo sia americano, a giudicare dalla cafonaggine con cui affronta altre culture e dal turpiloquio. Infatti: Milpitas, California, a sud di San Francisco. 

Tra le altre cose si dice che l'idea delle ore ineguali non era una novità: anche i romani ce l'avevano. 

Loro contavano sempre dodici ore dall'alba al tramonto, solo che d'estate erano più lunghe d'estate e d'inverno più corte. 

All'epoca non c'erano complicati meccanismi da costruire per regolare la durata di ogni ora: non c'erano orologi meccanici ma solo orologi solari. Per costruirli, bastava avere un muro rivolto a sud e uno gnomone orizzontale che punta esattamente verso sud. Quando il sole sorge a est, l'ombra dello gnomone è perfettamente orizzontale in direzione ovest. Quella è l'ora prima. Quando il sole tramonta a ovest, l'ombra è esattamente orizzontale in direzione est. E quella è l'ora dodicesima. Non ha importanza se stia più a destra o più a sinistra, più lunga o più corta, o se sia più presto o più tardi. Se il sole è all'orizzonte l'ombra è orizzontale, punto. A metà strada tra l'alba e il tramonto il sole si trova sempre a sud, indipendentemente dalla sua altezza o dalla durata della giornata. Quindi l'ombra dello gnomone è esattamente verticale. Quella è l'ora sesta.

Aggiungendo altre righe sulla meridiana si potevano avere anche le ore intermedie. 

Secondo il video caricato su Youtube, in Giappone c'erano delle campane che segnalavano l'ora alla popolazione. Ad esempio per calcolare le ore di lavoro dei lavoratori dipendenti.

A un certo punto del filmato si parla di orologi da tasca occidentali e c'è l'immagine di un orologio con due lancette e 12 ore. Ma c'è qualcosa che non quadra: i numeri non sono né quelli giapponesi né quelli occidentali. A prima vista sembrano delle punte di freccia. In corrispondenza della prima ora c'è un triangolo allungato che punta verso il centro. In corrispondenza delle due c'è lo stesso simbolo, ma con una piccola u attaccata in alto a destra. Alle 3 ha due piccole u in alto a destra. Alle 11 è ripetuto due volte.

Chiaramente indica gli stessi numeri che conosciamo noi, ma non è né giapponese né occidentale.

Dove ho già visto qualcosa del genere?

Google Image non mi è di nessun aiuto. Riconosce che si tratta di un orologio, ma non riconosce che quelli sono caratteri. 

Faccio un po' di ricerca: ecco: numeri persiani! Normalmente non hanno la forma triangolare, ma comunque il numero uno è un tratto verticale, il 2 ha l'aggiunta di una specie di u, il tre ha due piccole u in alto a sinistra. 

Sulla pagina di Wikipedia si vede il quadrante di un orologio pubblico di Istanbul che ha i numeri persiani stilizzati nello stesso modo.  

Nell'orologio che si vede nel video sono indicati anche i minuti, in una circonferenza più esterna di quella delle ore. Ricorre un glifo che ha la stessa forma dello 0, e che corrisponde al numero 5. 

Tra le foto degli orologi giapponesi che si vedono sul web ce ne sono alcuni che hanno le ore non spaziate in maniera uniforme. Evidentemente erano stati progettati in maniera tale che mentre le lancette avevano una velocità uniforme giorno e notte per tutto l'anno, le indicazioni delle ore erano realizzate su braccetti mobili che si spostavano avanti e dietro a seconda delle esigenze. Ad esempio l'indicazione dell'ora precedente al mezzogiorno si trovava in corrispondenza delle 11 agli equinozi, ma si spostava più avanti in inverno e più indietro d'estate. 

A differenza dei sistemi che usavano gli antichi romani, gli italiani nel Settecento o i giapponesi, il sistema moderno è completamente scollegato dagli orari di alba e tramonto. Questo perché i lavori moderni non sono più collegati alla presenza di luce solare. Negli uffici, nei negozi, per strada, si può lavorare tranquillamente anche con la luce elettrica. Sono poche le attività che richiedono di sapere l'ora del sorgere o del tramontare del sole. Ad esempio l'accensione dei fari della macchina: a quanto pare devono essere obbligatoriamente accesi da 30 minuti dopo il tramonto a 30 prima dell'alba. 

A quanto dice il Pdf di Giuseppe Di Stefano il vecchio sistema giapponese venne abbandonato nel 1872. 

Gli italiani avevano dismesso il loro sistema che iniziava a contare le ore a partire dal tramonto "gradualmente dopo la metà del XVIII secolo", dice Wikipedia. L'avevano adottato a partire dal quattordicesimo secolo. 

Un altro sistema che sembra sia stato usato nel passato era quello delle ore babilonesi: erano 24 al giorno, tutte della stessa durata, ma si iniziavano a contare dal sorgere del sole. La giornata durava poco più o poco meno rispetto alle nostre 24 ore a seconda del periodo dell'anno, se il sole la mattina sorgeva più presto o più tardi. 

Focus ha scritto nel 2009 che forse i babilonesi avevano diviso il giorno in 12 ore e la notte in 12 ore, ma l'articolo è palesemente superficiale e non va preso per oro colato. Un solo paragrafo per parlare del fatto che i babilonesi avevano un sistema sessagesimale e probabilmente è per quello che dividiamo le ore e i minuti in sessanta frazioni,  e poi un paragrafo per ricordare che nel 1793 dopo la rivoluzione francese qualcuno aveva pensato di rivoluzionare anche il tempo, dividendo la giornata in 10 ore da cento minuti da cento secondi. A dire la verità il sito dice "in due fasi di dieci ore ciascuna", che è in contrasto con quello che dice Wikipedia, di cui mi fido di più. Questo sistema venne abolito definitivamente tredici anni dopo. 

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