Gialli Rizzoli
Ho trovato un Giallo Rizzoli finito di stampare nell'ottobre 1975 nello stabilimento dell'editore a Milano.
Un libricino di una serie che veniva venduta nelle edicole. In copertina c'è scritto "settimanale". Nelle ultime pagine c'erano vignette, giochi, parole crociate, la pubblicità di una calcolatrice Euronova e anche la posta dei lettori.
Prezzo di copertina: lire 500. Formato poco più di 13x19. Pagine: 144, ossia 77 fogli, più la copertina.
Il titolo in copertina è in Gill Sans Std ExtraBold, lo si riconosce a occhio, il nome della serie è in uno stencil, i titoli delle rubriche sono in Davida, disegnato da Louis Minott nel 1965.
I caratteri sembrano Times, conto 27 righe in 101 millimetri, ossia 3,74 millimetri per riga che darebbe un corpo di 10,6. Peccato che nel 1974 non c'erano software che permettessero di regolare l'interlinea in maniera proporzionale e in effetti non c'era neanche il punto PostScript. Se convertiamo i millimetri in punti Didot, manchiamo di pochi centesimi i 10 punti tipografici esatti.
La cosa che mi pare strana aprendo questo libro è che il testo è diviso in colonne. In ogni pagina ci sono due colonne di testo da 5 centimetri circa separate da mezzo centimetro.
La prima riga del paragrafo è indentata di circa 4 millimetri (una decina di punti tipografici).
Non ci sono virgolette: tutti i dialoghi sono introdotti da un trattino lungo. Se l'intero paragrafo contiene la battuta del personaggio, non c'è bisogno di chiudere niente, basta andare a capo e vuol dire che la battuta è finita. Se nello stesso paragrafo c'è anche quello che dice il narratore, allora servono uno o più trattini al posto delle virgolette chiuse ed eventualmente riaperte.
Il colonnello era intervenuto ma la signora Tytherton lo interruppe.– Chiunque avrebbe potuto introdursi nella stanza e sparare a mio marito.– Si signora, questo è il quadro a grandi linee finora – Henderson fece una pausa, senza scomporsi, mentre la signora Tytherton finiva di bere – Ma potrebbe essere modificato dal risultato degli accertamenti.
Scrivendo in Word, quando il trattino che si può inserire da tastiera compare all'interno di una parola (e-mail, ad esempio) viene lasciato così com'è, altrimenti viene sostituito col trattino lungo.
Tranne quando si trova all'inizio del paragrafo: in questo caso il software pensa che si stia iniziando un elenco puntato, e indenta l'intero paragrafo, e anche il successivo, creando un trattino sulla riga vuota quando si va a capo. Se si volesse impaginare un dialogo come in questo romanzo, bisognerebbe combattere un po' con le impostazioni di default di Word.
Non c'è spazio aggiuntivo tra un paragrafo e l'altro, per cui le righe dovrebbero procedere di pari passo: 44 per colonna.
Mi pare che la corrispondenza non sia perfetta di solito, ma trovo anche alcune pagine in cui le righe risultano sfalsate, tanto che sono in numero diverso nelle due colonne: 44 in una e 43 nell'altra.
Molto strano. Quale può essere il motivo?
Mi viene in mente che forse dopo che era stato composto il tutto qualcuno possa avere deciso di togliere una frase, accorciare un paragrafo (o eliminare una riga composta due volte, come pure poteva succedere). E dato che non si poteva comporre di nuovo tutte le pagine successive, l'unica soluzione era quella di aggiungere un po' di interlinea qua e là, per far sì che le 43 righe di destra occupassero lo stesso spazio in altezza delle 44 di sinistra. Ovviamente non si poteva aumentare il tutto proporzionalmente, dato che si usavano delle lamine in piombo che avevano uno spessore ben preciso, quindi troviamo alcune righe che sono più vicine e altre che sono più lontane.
Un altro dettaglio che noto riguarda i numeri di pagina: sulle pagine di destra sono a destra, su quelle di sinistra... pure! Questo significa che i numeri dispari stanno sul lato esterno e quelli pari su quello interno. Sfogliando il libro velocemente si possono vedere i numeri solo nell'angolino di destra. Per leggere i numeri delle pagine pari bisogna per forza aprirlo bene e andare a vedere vicino all'attaccatura.
Perché questa scelta? Di solito i numeri si mettono sempre sul lato esterno, a destra sulle pagine di destra e a sinistra su quelle di sinistra; oppure si mettono a centro pagina.
Chi lo sa.
Un'altra particolarità che riguarda i numeri di pagina: mancano nella pagina finale del capitolo. Quando il capitolo finisce a metà pagina, tutta la parte inferiore è interamente bianca. Ma anche quando l'ultima frase del capitolo finisce all'ultima riga, il numero di pagina non ci va.
Prendo in mano un libro più recente, e pare che questa usanza non c'è più. Ne prendo un altro, che ha i numeri in alto. Nell'ultima pagina del capitolo il numero c'è, ma nella prima no, per non interferire col titolo.
Nel mio giallo Rizzoli non ci sono titoli. Certo, i capitoli sono numerati, ma il font usato è lo stesso del testo, nella stessa dimensione, senza neanche essere in grassetto. Segue uno spazio vuoto equivalente a una quindicina di righe, più di 5 centimetri.
Per giunta il numero è allineato a sinistra, e visto che i capitoli cominciano tutti nelle pagine di destra è seminascosto verso l'attaccatura delle pagine e sperduto in mezzo a tutto quello spazio bianco.
In effetti si poteva fare di meglio.
Tuttavia, se il libro non fosse stato impaginato in maniera insolita probabilmente non ci avrei scritto questo post.






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