Gli spazi
Sto continuando a leggere lo Sheepbook di Erik Spiekermann, scaricabile da Google Fonts nella sezione Knowledge.
Il capitolo 7 si intitola "How it works" e non ci presenta per nome nuovi carattri tipografici. Si sofferma invece su come gestire gli spazi tra lettere, parole, righe.
La prima metafora coinvolge gli alberi, per accennare al fatto che i nostri alfabeti sono nati dall'uso comune per cui sono pieni di irregolarità e contraddizioni. Abbiamo lettere di forme diverse, ma lo spazio tra l'una e l'altra deve essere costante per non spezzare le parole. Sulle macchine da scrivere e poi sui primi computer e oggi nella modulistica si usano caratteri monospace, dove ogni lettera occupa lo stesso spazio in larghezza. Normalmente però lettere più larghe occupano più spazio di quelle più piccole.
In editoria si giustificano le righe, ossia si aumentano o diminuiscono gli spazi per renderle tutte della stessa larghezza, nei documenti d'ufficio questo non è necessario, così come quando le righe sono molto corte. Nel libro di Spiekermann i testi non sono giustificati.
In questa sezione si parla anche di kerning, ossia di lettere che vanno avvicinate quando sono consecutive perché la loro forma impedisce di trovare una soluzione ottimale che vada bene in qualunque combinazione.
La seconda metafora invece mostra le strade, prima con gli atleti che partecipano alla maratona, poi i centometristi, poi il traffico automobilistico in varie situazioni diverse. Le distanze tra gli atleti e le macchine vengono utilizzate per introdurre concetti che riguardano gli spazi. Quanto spazio deve esserci tra una parola e l'altra? E tra una riga e l'altra? E conviene influire sul tracking, ossia sulla distanza tra una lettera e l'altra?
Un conto è se si deve impaginare il testo di un libro da leggere con calma, un conto è se si deve impaginare un messaggio d'impatto che deve attirare l'occhio del lettore distratto. C'è anche qualche tecnica per sovraffollare lo spazio con tante parole anche sovrapposte, mantendenone la leggibilità: bisogna agire sulla dimensione, sull'orientamento, sui colori.
Il nomignolo Sheepbook deriva dal suo titolo, "Stop stealing sheep", che è un riferimento a una frase che avrebbe detto il noto designer novecentesco Goudy, che riguarda appunto lo spazio tra le lettere.
Ricevendo un riconoscimento per il suo lavoro, avrebbe commentato l'impaginazione del documento dicendo "Anyone who would letterspace lowercase would steal sheep", chiunque aumenta lo spazio al minuscolo ruberebbe pecore. In realtà non esiste nessuna registrazione dell'episodio. Alcuni dicono che avesse detto "blackletter" al posto di "lowercase" e che avesse usato un verbo più volgare.
Comunque la frase colpisce l'attenzione e tutti la citano anche se non si capisce bene il contesto.
Questo blog è direttamente chiamato in causa dato che nel banner di apertura la parola "tipografico" ha fin troppo spazio tra una lettera e l'altra. A quanto pare siamo dei rubapecore.
Il libro/sito Practical Typography dedica un capitolo al letterspace, citando la famosa frase di Goudy.
"A volte al minuscolo va aumentato lo spazio", dice il sito. "Caratteri pensati per testi lunghi hanno lo spazio ottimizzato per dimensioni tra i 9 e i 13 punti. Ma i tipografi spesso aggiungono spazio al testo minuscolo quando questo è più piccolo di 9 punti per mantenere spazio tra lettere distinte. Allo stesso modo, i tipografi rimuovono lo spazio tra le lettere di un testo minuscolo usato in grandi dimensioni, ad esempio titoli".
Quello che ha fatto l'altro giorno Il Tempo, credo, dimenticandosi che stava usando un corsivo calligrafico a lettere unite, spezzando quindi tutte le giunture.
Giò che ci sono dò un'occhiata al Tempo di oggi per vedere se c'è qualche altra malefatta tipografica dopo quelle degli ultimi giorni. C'è il profilo di un avvoltoio sovrapposto a una toga, montato con un ritratto del giudice Falcone e con le foto ritagliate di Conte-Gratteri-Schlein allineate, ma almeno i caratteri tipografici sono dei normali sans serif stretti. "I giorni del", scritto in piccolo e nero, "Falcone", scritto in rosso e grande, allineato sul lato superiore con le parole precedenti, tutto maiuscolo.
Il libro di Spiekermann è disponibile gratuitamente dal prima del 2023. Lo aveva annunciato in italiano il sito Frizzifrizzi.
Di solito le maiuscole si possono spaziare, ad esempio nei messaggi pubblicitari. I normali software per l'impaginazione, anche quelli da ufficio, hanno un'opzione apposita tra le proprietà del carattere.
Practical Typography suggerisce di non spaziare troppo (come invece ho fatto io per la testata di questo blog).
Sul blog in portoghese Tertulia Bibliofila si possono vedere i frontespizi di alcuni libri antichi. I titoli erano lunghissimi, divisi in molte righe, e l'usanza era quella di cambiare dimensione e stile dei caratteri tra una riga e l'altra, in modo da avere righe più lunghe e righe più corte, allineate al centro.
Per allargare ulteriormente alcune righe, l'usanza era quella di aggiungere parecchio spazio tra una lettera e l'altra, anche in presenza di italico svolazzante. Tuttavia, fateci caso, lo spazio viene aggiunto solo quando il testo è tutto in maiuscolo. Le parole minuscole vengono sempre lasciate nella loro forma compatta.
Il blog TypeTalk sul sito CreativePro aveva affrontato l'argomento letterspace rispondendo a una richiesta da parte di un utente. Ovviamente il discorso aveva toccato Goudy e Spiekermann. In sintesi, nel minuscolo le persone riconoscono facilmente la forma delle parole grazie ai tratti ascendenti e discendenti. Allontanare troppo le lettere una dall'altra le fa percepire isolatamente, per cui il lettore fa più fatica a leggere il testo, specie se è lungo (Non è il mio caso, dove si tratta solo di una parola in un logo).
L'autrice della risposta, Ilene Strizver, ricorda anche che probabilmente Goudy si riferiva allo stile gotico, non al minuscolo, e questo cambierebbe tutto.
Tra i commenti, arriva un'obiezione prevedibile: lo stile gotico non ha il corsivo, quindi per enfatizzare una parola in Germania si è sempre aumentato lo spazio tra le minuscole del gotico.
Un altro utente fa notare che appunto il fatto che ci vuole più tempo per leggere una parola minuscola con spazio aumentato è la cosa da sfruttare: se si vuole che il lettore si soffermi su un messaggio pubblicitario o un titolo, si può aumentare il tracking (lo spazio tra le minuscole).
Un altro lettore è così gentile da informarci su quale è il vero verbo volgare che sarebbe stato usato da Goudy al posto di "rubare": "to shag", di significato immaginabile, ma che significa anche "agitarsi, dimenarsi", e come nome indica un uccello marino chiamato marangone.





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