Kindu
Il 12 novembre di ogni anno si commemora il massacro di 13 aviatori italiani, avvenuto a Kindu, nel Congo Belga, nel 1961.
I militari italiani vennero scambiati per mercenari belgi e assassinati dai soldati locali.
Il 17 novembre di quell'anno il quotidiano La Nazione dedicò un supplemento alla notizia: la prima pagina si apriva con un enorme titolo diviso in quattro righe, "Il massacro dei tredici aviatori italiani", tutto maiuscolo, circondato dai loro ritratti.
All'epoca i quotidiani avevano parecchi font tra i quali scegliere per i titoli, ed era normale nei manifesti e nella pubblicità combinare vari font diversi anche nell'ambito della stessa frase.
In questo caso, ogni riga è scritta usando un font diverso. Per scrivere "Il massacro" è stato usato un font in cui i tratti orizzontali superiori e inferiori sono molto più spessi delle aste verticali. Uno stile che chi usa i computer con software Microsoft collega immediatamente con il Playbill, ma qui le lettere sono molto, molto più strette. In questo modo la scritta può estendersi in altezza molto di più, a parità di larghezza, e questo rende il titolo molto più d'impatto.
"Dei tredici" è scritto in un normale sans serif stretto, che ricorda il Bahnschrift o il DIN. Anche qui le lettere sono strette, tanto che la controforma dentro la D è soltanto una fessura orizzontale, ma non così strette come nella prima riga. Solo le lettere DE occupano quanto le lettere "IL " della prima riga, incluso lo spazio prima della M.
Le ultime due righe sono state impaginate usando due dimensioni diverse dello stesso carattere tipografico, dalle forme rétro. La A ha una cima piatta da cui partono due tratti curvi che a un certo punto diventano paralleli.
All'epoca non c'erano i font scalabili, quindi le proporzioni e i dettagli possono cambiare da una dimensione all'altra per ottimizzare il risultato.
Provo a passare la parola "italiani" a What Font Is.
Il sito rimane un po' disorientato: il primo risultato che viene fuori è Ragnor Heavy, preso da Creative Fabrica, che ha la A di forma normale anche se la N ha il tratto obliquo che tocca il tratto di destra molto in alto, e per giunta ha uno spazio enorme tra una lettera e l'altra quando sul quotidiano le lettere erano molto ravvicinate.
Al secondo posto il sito ci mette il Rochy, sempre preso da Creative Fabrica, che almeno ha una A particolare, anche se lo spessore dei tratti è meno costante rispetto al font usato dalla Nazione.
Seguono Baby Roar, Wolfskin, DicSans ExtraBold, New Kidz, Cate-Black, Azell Bold Rough, Balboa Black e tanti altri che non sono corrispondenze esatte ma almeno hanno qualche caratteristica originale che richiama un'altra epoca.
Dato che qualche infarinatura di tipografia ce l'ho, mi era venuta in mente subito la parola Aurora, al vedere quella A, e infatti al dodicesimo posto troviamo OPTIAuroraGroteskNine, "gratis per uso personale", il cui link rimanda a Ffonts, che non credo sia troppo regolare, come sito.
Le forme sono le stesse, ma le proporzioni no: le lettere del font digitale sono più strette di quelle che vediamo sul quotidiano degli anni Sessanta, e lo spazio tra l'una e l'altra è maggiore.
E' vero che coi normali software da ufficio si può alterare sia la larghezza delle lettere che lo spazio tra di loro, ma il risultato che viene fuori è un po' goffo. Di solito sono i disegnatori a dover preparare versioni più larghe e più strette delle lettere, mantenendo un'armonia tra gli spessori e le distanze.
Uso anche il servizio What The Font di Myfonts. La corrispondenza più vicina che trova è Easman Condensed Compressed Alternate Heavy, che è vicina solo per le proporzioni dei tratti perché in realtà ha delle A e delle N in stile Bauhaus, nulla a che vedere col font in questione.
Continuo a scorrere la lista e trovo risultati interessanti come Waba D Ultra o improbabili come Boho A Gogo NF, ma nelle prime due pagine non c'è nessuna versione dell'Aurora.
Lo stile in questione lo troviamo citato su Fonts In Use alla voce Aurora-Grotesk IX detto anche Inserat-Grotesk.
Il disegno delle lettere sarebbe stato messo a punto dalla fonderia tedesca Wagner & Shmidt di Leipzig non si sa quando. Il carattere venne venduto anche dalla Weber a partire dal 1928 e dalla Haas, oltre che da altre fonderie tedesche con altri nomi.
E in Italia? All'epoca il mercato tipografico era locale, quindi evidentemente qualche fonderia italiana doveva produrlo su licenza, immagino.
Il sito ha raccolto solo cinque segnalazioni di usi di questo font.
Già che ci siamo proviamo a cercare anche il Playbill stretto della prima riga.
Stavolta il primo risultato è molto simile, a parte le proporzioni che sono leggermente diverse, c'è un po' di bianco in più nelle lettere: è il Cattle Drive JNL, di Jeff Levine come si intuisce dalla sigla.
"Basato su alcuni esempi di classici caratteri in legno condensati", dice la descrizione, suggerendo l'immaginario della vita nel West, parate, circhi o classici manifesti.
"Cattle Drive" in effetti significa qualcosa tipo "guidare il bestiame".
L'uso sulla Nazione fa capire però che font del genere vennero usati normalmente anche in contesti lontanissimi dal Far West.
What Font Is riesce anche a fare di meglio: la corrispondenza più vicina è Township JNL Regular, che è un altro font di Levine ma le cui proporzioni sono proprio quelle del font usato dalla Nazione negli anni Sessanta.
Altre versioni degli stessi caratteri sono MPI French Antique e French Antique ExtraCondensed, tutti disponibili su Myfonts.
Il termine French ricorre perché questo stile a quei tempi veniva chiamato French Clarendon, a quanto ne so.
Nella sezione gratuita il sito segnala Anderson Thunderbirds Are Go, ma il sito di riferimento è sempre Ffonts, quindi sto alla larga.
La descrizione del Township su My Fonts dice che è basato sul French Antique Condensed e che "ricorda i manifesti dei ricercati del vecchio West e i manifesti dei circhi" e che "questo carattere strettissimo permette di far entrare più parole sulla stessa riga", a parità di corpo.
Oggi i font ottocenteschi e novecenteschi sono stati mandati in pensione, come pure le tecniche di impaginazione del passato. I giornali scelgono un numero ristretto di font per titoli e articoli, e usano sempre gli stessi giorno dopo giorno. A maggior ragione sul web, dove c'è un template più rigido che non può essere modificato senza perderci un po' di tempo.
L'eccezione che sto tenendo d'occhio in questi giorni, purtroppo, è Il Tempo, che rispetta le regole grafiche moderne per tutto il giornale tranne la prima pagina, che è impaginata in maniera creativa di giorno in giorno usando caratteri inaspettati.
Con risultati deprimenti, dal punto di vista grafico e non solo.
Il titolo di ieri era "Allah buonora". La notizia è che Israele accusa la flottiglia di essere stata finanziata dai terroristi di Hamas, il quotidiano ha deciso la colpevolezza prima di qualsiasi processo e in barba alla presunzione di innocenza.
Il titolo non è impaginato in orizzontale, ma ondulato al disopra di un'immagine di un'altra prima pagina dello stesso giornale, sempre con un titolo scherzoso, "X flottilla hamas", con la parola "mas" scritta in rosso, con riferimento all'immaginario fascista.
Ma soprattutto, la H della parola "Allah" è scritta in Curlz, uno dei font standard forniti col software Microsoft.
Ma si può restare seri?
E oggi? L'apertura è "Movimento 5 Mastelle", con le lettere MA scritte in rosso in un corsivo italico stampatello non identificato e un fotomontaggio di Mastella che tiene in mano Conte e Fico in miniatura.
Povero Tempo. E la Nazione, invece?
Fortunatamente non è caduta così in basso. La prima prima pagina del cartaceo oggi si apre con un normale sans serif, con le estremità di c ed e tagliate in orizzontale e il puntino tondo sulla i.
Il titolo di apertura è in neretto, il titolo sulla foto centrale è anche più pesante, bianco contornato di nero al disopra dell'immagine, altri titoli sono in pesi più leggeri.
Non ci sono serif in home page, anche perché non ci sono articoli o riassunti degli articoli, solo titoli e fotografie non troppo ingombranti.
Sul sito invece troviamo Roboto Condensed per i titoli e Inter per gli articoli, quest'ultimo in 18px con 26px di interlinea, spaziatura tra le lettere -0.2, peso 400 (Regular). Entrambi si possono trovare sulla piattaforma Google Fonts.





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