Lettere, pianeti e magie
Sul web si può trovare l'intera scannerizzazione dei Tre Libri di Filosofia Occulta di Enrico Cornelio Agrippa nell'edizione in inglese del 1651.
E' un trattato che parla di magia e divinazione e raccoglie una mole impressionante di superstizioni e credenze dell'epoca, e tocca temi come astrologia e numerologia.
Il Libro Primo si conclude con alcune considerazioni riguardanti gli alfabeti.
"Dio ha dato all'uomo la mente e la parola che (come disse Mercurio Trismegisto) sono pensate per essere un dono della stessa virtù, potenza e immortalità. Dio ha con la sua provvidenza diviso la parola degli uomini in diverse lingue; e queste lingue hanno ricevuto secondo la loro diversità diversi e appropriati caratteri di scrittura, che consistono in preciso ordine, numero e figura non disposti e formati dal caso, né dal debole giudizio degli uomini, ma dall'alto, di modo che concordano col celestiale, e i corpi divini e le virtù".
Sto traducendo io in maniera un po' sommaria.
Comunque, al disopra di tutte le forme di scrittura, ci sarebbe quella ebraica, la più sacra sotto ogni aspetto.
Anche se gli altri alfabeti sono meno potenti a fini magici, possono essere trattati nello stesso modo. In pratica le varie lettere possono essere associate ai 7 pianeti, ai 12 segni zodiacali e ai 4 elementi.
Nel libro seicentesco è contenuta anche una tabella di comparazione, che riporto qui sotto.
Le lettere latine le possiamo riconoscere nell'ultima colonna. Nella penultima troviamo le lettere greche. Nella seconda ci sono quelle ebraiche. Nella prima ci sono i simboli dei segni zodiacali, dei pianeti e i nomi degli elementi.
E nella terza? Credo siano i simboli di una qualche scrittura magica, ma non c'è nessuna didascalia con le spiegazioni.
Cerchiamo di riassumere le corrispondenze in maniera comprensibile:
B: ArieteC: ToroD: GemelliF: CancroG: LeoneL: VergineM: BilanciaN: ScorpioneP: SagittarioR: CapricornoS: AcquarioT: Pesci
Molti di questi simboli sono uguali a come oggi sono resi nella loro forma tipografica.
Quelli che ho trovato più complicati da riconoscere sono stati Capricorno e Scorpione.
L'ordine è quello alfabetico latino, a cui non corrisponde l'ordine con cui i segni si susseguono nel corso dell'anno.
Per i segni zodiacali sono state utilizzate soltanto le consonanti.
Le vocali sono dedicate ai pianeti. Per coprirli tutti e sette, c'è bisogno dell'aiuto della I consonantica e della V consonantica.
La I consonantica è la J, mentre la V consonantica è la V normale, che si contrappone alla V non consonantica che è la nostra U. Nel Seicento ancora no c'era una distinzione tra U e V nelle maiuscole, ma c'era già nelle minuscole.
Ecco gli accoppiamenti:
A: SaturnoE: GioveI: MarteO: SoleU: VenereJ: MercurioV: Luna
Anche qui, la forma dei simboli usati è abbastanza riconoscibile.
Concludiamo con i quattro elementi:
K: Terra
Q: Acqua
X: Aria
Z: Fuoco
Stranamente la tabella contiene degli spazi vuoti nella colonna centrale, mentre all'alfabeto ebraico manca solo l'associazione con l'Aria.
Una tabella moderna con i valori Unicode dei simboli zodiacali e planetari si può vedere sul sito WikiHow.
Sono passati 374 anni da quando è stato stampato quel libro, e il testo è ancora perfettamente leggibile. Le lettere sono né più e né meno quelle che troviamo in molti dei nostri libri di letteratura, che ancora fanno uso di font ispirati al lavoro di Garamond nel Cinquecento.
Solo notiamo che la giustificazione del testo era un po' più goffa di quella a cui ci ha abituato il digitale. Qui ci può essere un po' di spazio aggiunto qua e là, ad esempio dopo il punto finale, oppure tolto dopo le virgole e i due punti. Non c'erano automatismi: era il tipografo che aggiungeva o toglieva spazi, scegliendo appositi blocchetti in piombo di larghezze diverse, per fare in modo che la riga avesse la lunghezza voluta.
Tuttavia c'è una differenza notevole che fa capire subito che si tratta di una stampa antica: al posto della s normale si usa la s lunga, che è come una f senza trattino. Un'usanza che rimase in vigore fino al Settecento, e in Italia venne abbandonata solo ai tempi della rivoluzione francese.
Ovviamente vediamo anche parecchie s normali, perché la regola prevedeva che si usasse la s lunga solo in mezzo alla parola, mentre alla fine si usava la s normale.
In alcuni Paesi e in alcune epoche in caso di doppia s la prima era lunga e la seconda era corta. in questo libro invece vediamo che sono entrambe lunghe, e questo implica la necessità di avere un'apposita legatura come quella che unisce le due f.
Un'altra convenzione che vediamo in uso in questo libro è quella di avere legature che oggi sono desuete, come quella tra c e t.
Nulla da segnalare per quanto riguarda le u e le v. Quando è nata la tipografia queste due lettere non erano differenziate: in maiuscolo entrambe si scrivevano V, in minuscolo entrambe si scrivevano u.
Ma nel Seicento queste due lettere si usavano esattamente come oggi.
Il corsivo con cui vengono messi in evidenza i nomi degli autori citati è molto più calligrafico rispetto a quello a cui siamo abituati. Tra l'altro noto legature as e us.
Qualche particolarità la notiamo nell'inserimento di lettere straniere nei testi in inglese. Non tanto per il greco quanto per l'ebraico: le proporzioni sono notevolmente diverse rispetto a quelle dell'alfabeto latino. Il peso delle lettere è molto superiore, come fosse un grassetto. Per quanto riguarda il greco invece, l'altezza della minuscola è parecchio inferiore a quella delle lettere latine.
Questo avviene perché all'epoca non esistevano le famiglie di caratteri come le intendiamo noi. Oggi nel Times New Roman ci sono lettere greche ed ebraiche oltre a quelle latine, e anche arabe, cirilliche e armene. Si può cambiare lingua senza cambiare font.
All'epoca chi disegnava le lettere ebraiche imitava quelle dei veri manoscritti in ebraico, senza curarsi della compatibilità con quelle latine. E chi disegnava le lettere greche non si curava affatto di usare gli stessi parametri dell'alfabeto latino.
Ovviamente le dimensioni dei blocchetti in metallo erano quelle standard, quindi si potevano usare caratteri di lingue diverse nella stessa dimensione senza alterare l'interlinea. Ma il contrasto tra una forma di scrittura e l'altra salta più all'occhio, rispetto a testi simili impaginati con font moderni.









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