L'Identità, e l'impaginazione di giornali e siti

Stavo sfogliando le prime pagine dei quotidiani sul sito Giornalone, e quella che mi ha colpito di più è quella dell'Identità. 

Non per qualcosa di positivo, ma per il fatto che l'immagine che occupa tutto lo spazio a destra dell'articolo di fondo è stata generata con l'intelligenza artificiale. Raffigura Ursula Von Der Leyen seduta alla scrivania, con l'elmetto militare e una valigetta piena di soldi. 

Le vignette sono da sempre un elemento portante delle prime pagine dei quotidiani, e raffigurano i leader nelle situazioni più imbarazzanti. Ma usare un'immagine generata con l'IA per occupare tutto lo spazio mi dà un senso di repulsione. Un effetto della settimanalizzazione dei quotidiani: già da vari decenni sui settimanali ci sono fotomontaggi in copertina. Non è la stessa cosa?

Il fatto è che si rischia di perdere il contatto con la realtà: su internet siamo assediati di contenuti generati con l'IA, dal giornale vorremmo i fatti. Ma è ancora possibile separare i fatti dalla loro interpretazione? Ha senso mandare un fotografo sul posto a riprendere una scena, se possiamo riprodurla a costo zero, almeno per come la immaginiamo? La foto di una persona con una valigetta piena di soldi significa ancora qualcosa, tenuto conto che posso realizzare da me la stessa immagine con chiunque?

Il titolo è "La guerra di Ursula", scritto in Impact o giù di lì, bianco sul colore di una parete vuota, e inclinata in profondità: la larghezza della frase è maggiore in basso e minore in alto. Un effetto abbastanza creativo, tenuto conto che tradizionalmente l'impaginazione dei quotidiani è molto rigida. Un effetto del genere sarebbe stato impossibile da ottenere con i caratteri tipografici in metallo, è tipico dell'era digitale. E non si può ottenere nell'impaginazione di un normale sito web, a meno di non inserire il testo sotto forma di immagine.

Gli altri titoli sono pure in stile Impact o comunque in sans serif stretto. 

Il titolo invece è in corsivo, con la "L" in bianco all'interno di un cerchio rosso, l'apostrofo reso con una pennellata bianca sul rosso, e il resto della scritta in corsivo italico serif. 

L'impaginazione dei quotidiani è cambiata nel corso del tempo. Qualche secolo fa c'era solo testo, in una colonna, poi due, tre, quattro, cinque fino a salire a nove, per poi scendere di nuovo negli ultimi decenni, quando si è abbandonato il formato lenzuolo per passare a formati più piccoli e maneggevoli. Fino a pochi decenni fa le foto erano in bianco e nero. 

In origine mancavano i titoli. Poi sono stati messi su una colonna, poi sempre più grandi a sovrastare più colonne, ma comunque la prima pagina ospitava gli articoli principali del quotidiano. Poi si è iniziato a fare spazio a più notizie, per cui in prima ci entrava solo l'inizio dell'articolo e il resto proseguiva nelle pagine interne tematiche. Poi lo spazio per gli articoli è diventato sempre di meno, sono rimasti solo i titoli. Poi qualcuno ha pensato di trattare la prima pagina di un quotidiano come la copertina di un settimanale, con una sola grande foto e un titolo dettagliato, e neanche l'ombra degli articoli. 

L'Identità è un quotidiano che non ha attraversato tutte queste fasi. E' nato solo tre anni fa, è conservatore, libertario e orientato al Mezzogiorno. Una della battaglie culturali che ha portato avanti è quella contro il politicamente corretto. 

La sua prima testata era nel riconoscibilissimo carattere Lobster, che si trova su Google Fonts, con uno svolazzo in alto a sinistra sulla L e sulla I del nome. 

Giornali diversi hanno fatto scelte grafiche diverse, a seconda del pubblico a cui si rivolgono. Ci sono giornali più seri, tipo il New York Times, che fanno il titolo a tutta pagina solo in caso di notizie importanti, e usano caratteri serif in corpo piccolo e peso Regular; e ci sono giornali scandalistici che fanno titoli enormi in carattere sans serif stretto anche in caso di pettegolezzi sulla famiglia reale. 

Siti come Giornalone sono interessanti perché permettono di tenere d'occhio giorno per giorno l'impaginazione dei diversi giornali, nazionali, sportivi, locali, economici ed esteri. 

Il Corriere della Sera mostra in prima pagina parecchio testo in piccole dimensioni, ma in gran parte sono solo poche righe introduttive per gli articoli che possono essere letti all'interno. Le uniche eccezioni sono l'editoriale a sinistra e la rubrica di Gramellini, in taglio basso. 

Repubblica sta sperimentando qualcosa di più dinamico. Abbiamo sempre la presenza di testi piccoli, ma la larghezza della colonna non è fissa. Le righe di presentazione della notizia di apertura sono larghe un paio di colonne, giustificate, mentre in basso c'è una rubrica che occupa lo stesso spazio ma con una sezione sulla sinistra che resta bianca, a parte una foto tagliata circolare. Più di una colonna ma meno di due, in larghezza, e testo non giustificato. 

Gli altri giornali si regolano chi in un modo chi in un altro. Di solito la gabbia è abbastanza rigida. Alcuni ci mettono più testo, altri solo i titoli. 

Il Secolo d'Italia è impaginato su tre colonne: si può ottenere lo stesso effetto usando Word. 

Il Riformista riesce a far entrare nella colonna di sinistra un editoriale di una lunghezza che gli altri giornali se la sognano. 

Sul Sole 24 ore ci sono parecchi titoli, mentre sull'Unità la foto è solo d'appoggio per i testi e i titoli di appena tre notizie, escludendo le caselle colorate in alto. 

L'Opinione Delle Libertà puzza di scartoffie: c'è un unico articolo su quattro colonne, e un'enorme foto di una statua che raffigura l'allegoria della Giustizia che regge una bilancia.

La Ragione ci mette tre articoli, più titolini minuscoli in basso per gli altri articoli, ma la foto di apertura a mezza pagina mostra tre persone inchinate in avanti. Arte, o Ia, non fotonotizia. 

La Discussione mi colpisce per svolazzi e legature nella testata. 

Se andiamo a sfogliare i giornali esteri possiamo aspettarci qualcosa di diverso e meno prevedibile, per noi. 

Le Monde apre con un sans serif stretto e non troppo pesante, su un articoletto diviso in cinque colonne da sei righe. Più sotto c'è la foto di un personaggio, a centro pagina. 

Un altro quotidiano francese, Le Figaro, fa qualcosa di simile, ma usa un serif pesante e lascia la prima colonna ai titoli, uno sull'altro scritti in caratteri leggeri. 

Sul New York Times il titolo più largo è su tre colonne (delle cinque totali), ma è piccolo e si trova al disotto di una foto a quattro colonne con didascalia a dimensione di testo. Gli altri titoli sono su una colonna sola. Da un primo sguardo veloce non si capisce quale sia la notizia del giorno. C'è tanto, tanto testo, nonostante le foto occupano pure un bel po' di posto. 

Molto testo anche sul Financial Times. 

Il tedesco Handelsblatt, il francese La Tribune e la rivista Forbes non hanno una prima pagina, hanno una copertina: una grande foto con il titolo scritto al disopra. 

Se non sbaglio l'Economic Times ha venduto la metà inferiore della prima pagina come spazio pubblicitario a due aziende diverse, per cui i contenuti sono compressi nella metà superiore. Carino che nel titolo di apertura vedo il simbolo della rupia. 

Il neozelandese Financial Review ha fatto la stessa cosa: la metà inferiore della prima pagina è dedicata a un'azienda che annuncia il black friday. 

Lo spagnolo El Economista non ha foto in prima pagina, ma un paio di grafici a colori . 

Il primo in caratteri sconosciuti è il greco Naftemporiki, greco, seguito dal Commercial Times, cinese. Quest'ultimo ha titoli in ideogrammi cinesi pesantissimi e quadrati, mentre la testata è scritta in caratteri calligrafici e in rosso. 

Il Business Times di Singapore ha tantissimo testo in prima pagina. C'è anche una fotina su due colonne e una serie di sei grafici in taglio basso. Per chi è abituato a quei giornali dove la prima pagina ospita solo i titoli, sembra fantascienza che si riesca a farci entrare così tanto testo. Le colonne sono sei, come sull'italiano Il Foglio, che però non si batte: ha una sola vignettina a centro pagina e tutto il resto è testo con titoli molto piccoli.  

Sul norvegese Dagens Naeringsliv c'è spazio solo per due foto coi titoli sovrapposti. Noto la data scritta in verticale in una colonnina a destra, qualcosa di simile a un tentativo di restyling fatto da Repubblica anni fa e fallito miseramente. 

Mancano i tabloid, tipo New York Post o Daily Mail, da cui ci aspettiamo titoli grandi in sans serif stretti al disopra delle foto. 

Un caso particolare che mi colpisce, volendo tornare alla stampa italiana, è quello del Dubbio, che ieri lasciava parecchio spazio bianco a destra del titolo di apertura, impaginato a bandiera a sinistra, e separava quest'ultimo dall'editoriale a sinistra usando un margine molto più largo del normale. 

Una cose del genere ai vecchi tempi sarebbe stata impensabile: un tempo non bisognava sprecare neanche un centimetro, tutto il giornale doveva essere stipato di testo, titoli, fotografie perché le pagine erano limitate e le notizie erano tante. Oggi le pagine sono molte più di quello che sarebbe necessario per pubblicare tutti gli articoli, e gli articoli contengono parecchia roba che il lettore già conosce per via di internet, o conoscerà o comunque è superflua. 

Le edicole stanno sparendo dalle strade italiane. I giornali possono essere comprati in formato digitale, ma il formato digitale non presuppone necessariamente la struttura della pagina cartacea. I siti web vengono impaginati secondo altri schemi, non è detto che le vecchie tradizioni verranno rispettate ancora per molto. 

Torniamo al punto di partenza, L'Identità, ma stavolta diamo un'occhiata al sito. 

Quando ci passo io (ieri pomeriggio) la notizia di apertura è un'episodio di cronaca che riguarda Stoccolma, un autobus che travolge i passeggeri in attesa a una fermata. Titolo, otto parole di sommario e nome dell'autore sulla sinistra, foto vera del luogo in cui si sono svolti i fatti larga oltre la metà della pagina, sul desktop. 

Giù c'è una griglia di tre colonne in cui sono inserite foto di dimensioni fisse col nome dell'autore e il titolo dell'articolo in tre o quattro righe. Non ci sono testi di piccole dimensioni. 

Ma l'impaginazione della home non è così rigida: ci sono anche titoli senza foto, o lo stesso schema ma in una griglia di due foto per riga, oppure un riquadro con il video in grande e gli altri video in piccolo, o schermate scorrevoli con una foto grande e tre piccole. 

Oppure la colonna di destra di una griglia da tre viene riempita con le previsioni del tempo. 

Quasi sempre le foto sono autentiche ma qua e là si vede qualche foto di stock creata con l'intelligenza artificiale: per raffigurare gli over 70 a cui non si vuole rinnovare la carta d'identità, oppure i minorenni col cellulare per la notizia che il blocco dei siti porno non è entrato in vigore, in gran parte. 

Font usati? Sia i titoli che gli articoli sono in Montserrat, un font che chiunque può prelevare da Google Fonts.

Anche questo è un segno dei tempi. Una volta gli articoli di giornale si scrivevano in caratteri serif. C'erano anche dei sans, è vero, ma erano pesanti e impacciati. Qui invece vediamo un carattere molto leggero, che dà un aspetto molto chiaro alla pagina, tranne le poche parole in neretto che risaltano restando leggibili. 

Dice il codice: dimensione 1.7 rem, altezza della riga 1.65, spaziatura -0.2, peso 400. 

Quanto è 1.7 rem? Significa 1,7 volte la em di riferimento. Che sarebbe?

Oibò sul momento non saprei dirlo, ma lo strumento di analisi di Edge mi dice che il risultato è 17px, questo vuol dire che em vale 10px,

Con un po' di fatica si può trovare la font-size in questione tra le istruzioni stilistiche collegate alla pagina. Cambiando quel valore non cambia soltanto dal dimensione del testo dell'articolo, ma anche di tutti gli elementi collegati proporzionalmente tra cui il titolo (3 rem) e il sommario (2 rem). 

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