L'ultima malefatta del Tempo e i caratteri del Fatto Quotidiano

Sto ammirando giorno dopo giorno i misfatti tipografici del quotidiano romano Il Tempo. 

Mentre gli altri giornali hanno scelto un font ufficiale per i titoli e lo usano tutti i giorni, o scelgono tra una cerchia limitata di stili, Il Tempo utilizza caratteri fantasiosi che sceglie tra quelli forniti di default col software Microsoft. Giocando sui colori, curvando le parole, il tutto per trattare titoli pensati per ironizzare sulle notizie anziché per raccontarle in maniera distaccata. 

Il titolo di apertura di oggi è "onorevole Hannouni". Mentre tutte le parole della pagina sono in normali caratteri serif o sans, con l'intero ditoriale sulla sinistra scritto in corsivo italico, la parola "onorevole" è in Mistral, nero sul cielo azzurro della foto sottostante. Hannouni è in sans serif stretto, grassetto, tutto maiuscolo. 

Ma vera malefatta dal punto di vista tipografico non è la scelta del Mistral, bensì il fatto che le lettere non si congiungono tra di loro. 

Il Mistral è un calligrafico a lettere unite. Nella normale scrittura a mano, la penna congiunge naturalmente l'ultimo tratto della o col primo tratto della lettera successiva. 

In questo particolare font l'ultimo tratto della o è staccato rispetto alla lettera, ma dovrebbe essere allineato con l'inizio del tratto della lettera successiva, ossia la n, la r e la l della parola "onorevole", dove ci sono tre o. 

Ecco: sulla prima pagina del tempo questi due tratti non sono allineati, la linea risulta spezzata. Forse il software è stato impostato per avvicinare tra di loro le lettere dei titoli, dato che con i normali font stampatelli questo non crea problemi e rende le parole più compatte. Ma in questo caso quell'opzione andava disattivata, bisognava accorgersi che qualcosa non quadrava. 

Però la parola si legge comunque, questo dettaglio sfugge ai più, è sfuggito anche all'impaginatore. 

Il Tempo, che in origine era un quotidiano rispettabile, è stato ridotto all'osso dalla crisi dell'editoria. Non solo dal punto di vista dello staff disponibile, ma anche delle scelte tipografiche. Tutto normale nell'impaginazione di articoli e titoli, presenta queste stranezze nelle aperture di prima pagina e ha l'intestazione della sezione cultura in Kristen ITC, un font di default accessibile a tutti. 

Mi viene in mente un confronto col Fatto Quotidiano, che pure non è un colosso dal punto di vista delle risorse. Eppure non ha particolari cadute di stile dal punto di vista grafico almeno, e ha scelto un paio di font originali per le intestazioni delle sezioni interne. 

I titoli di apertura oggi sono in caratteri serif, in vari pesi e dimensioni diverse, con occhielli e sommari in sans serif stretto. In basso a sinistra vedo un titolo in corsivo grassetto. 

Viene usato il colore rosso per le parole che devono contestualizzare gli articoli e per gli occhielli, ma non per evidenziare le parole all'interno dei titoli come fanno altri giornali. 

C'è poi l'azzurro usato per tabelle e linee di separazione.

Gli stessi font sono usati anche all'interno del giornale. Troviamo etichette col testo in bianco su fondo rosso o azzurro, oppure in giallo su fondo nero. 

La sezione Focus si apre con un titolone largo due pagine in caratteri sans serif stretti e pesanti. 

Sono maiuscole da 28 millimetri circa, orientativamente corpo 120. 

I font originali sono due: uno per le sezioni Focus e Radar in piccolo, e in grande per l'intestazione della sezione Secondo Tempo; l'altro per le sezioni Zoom e Piazza Grande. 

Il primo ha le lettere pesanti e strette, tanto che le controforme sono delle sottilissime fessure verticali. 

Il secondo invece ha le aste divise in due da una linea bianca longitudinale. In pratica, le lettere sono composte da tratti paralleli che non si toccano fra loro.  

Un ultimo dettaglio che noto è che il nome del quotidiano è scritto su tutte le pagine in piccolo in un font che non è quello della testata. La caratteristica più evidente del font che si vede sul nome del giornale nel logo è che c'è una Q con la coda ondulata, che inizia sul lato interno e prosegue all'esterno come nel Century e tanti altri font novecenteschi. 

Una Q simile si vede anche nel font usato per gli articoli. 

Ma in piccolo nelle pagine compare una Q con una coda che è solo esterna, parte sottile e rettilinea verso sinistra per poi sottolineare la lettera allungandosi a destra. 

Credo sia lo stesso font usato per i titoli. 

Il risultato più vicino che riesco a trovare con What Font Is è il Noe Display Bold, che però non è lo stesso font in uso sul Fatto Quotidiano. Almeno, nei titoli vediamo una f minuscola con estremità superiore a goccia mentre quella del Noe è a becco. 

Per quanto riguarda il font usato per la sezione Zoom, la risposta corretta secondo My Fonts sarebbe Banks and Miles Double Line Light, di K-Type. 

In effetti c'è il Gill Sans Nova Inline Extra qualcosa che è molto simile, ma ha la M coi tratti laterali paralleli anziché divergenti. 

Il font della sezione Radar non riesco a identificarlo perché è in colore chiaro su fondo scuro e non ho sul telefono strumenti per invertire i colori. Di solito What Font Is fornisce questa funzione, quando si accorge che qualcosa non va, ma in questo caso non se ne accorge. 

Faccio anche una prova di riconoscimento del font del titolo della prima pagina con What Font Is. 

Al primo posto ci mette Secret Hills Regular, al secondo Grandest Serif, presi da Creative Fabrica, che hanno l'estremità superiore della f spigolosa anziché a goccia. 

Il primo font ad avere questa caratteristica, tra i risultati, è il Baskerville Display PT Regular, della Adobe, che però ha l'estremità superiore della f che si estende molto in avanti, anziché restare rattrappita come quella del giornale. Che comunque non è così rattrappita da non sovrastare la lettera successiva come avveniva con alcuni dei font del secolo scorso. 

Altri nomi che colpiscono la mia attenzione sono Jules Colossal Medium, che ha le grazie più bodoniane, e Frenchute High Regular, al diciottesimo posto della lista, con l'estremità superiore del tratto verticale della r meno inclinato. 

Nessuna corrispondenza esatta, e non ho idea di quale studio ci abbia lavorato sopra. 

L'intelligenza artificiale di Google ha voluto farmi un favore, e quando nel motore di ricerca ho chiesto "font Il Fatto Quotidiano" mi ha risposto che è ispirato al Times New Roman. Dato che la cosa non mi risulta ho cliccato sul link sottostante che mi mandava ad un vecchio articolo del Fatto in cui si parlava di qualcuno che aveva realizzato un font che sembrava in tutto e per tutto uguale a Times New Roman, ma aveva lettere che occupavano più spazio in orizzontale. Era pensato per gli studenti che avevano poco da scrivere ma tanto spazio da riempire. Era un articolo del Fatto che parlava di un font, non di un articolo che parlava dei font in uso sul Fatto.

Per quanto riguarda le dimensioni del testo, vedo che in 25 centimetri ci entrano circa 69 righe dell'editoriale del direttore. Volendo usare il Times New Roman con interlinea standard da 1,15 (in proporzione alla dimensione), sarebbe l'equivalente di un corpo 8. 

In realtà la parola "Tribunale" in Times corpo 8 occupa 11 millimetri, mentre sul Fatto ne occupa 12. 

Ogni carattere tipografico ha una rapporto diverso tra altezza e larghezza delle lettere, sceglierne uno o un altro influisce sul numero di parole che può entrare nello stesso spazio, a parità di corpo.  

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