Considerazioni sulla riconoscibilità e correttezza delle lettere
Buon Natale a tutti.
L'altro giorno una persona dalle mie parti ha spedito a un conoscente la foto del presepe parrocchiale, in cui la mangiatoia è stata disposta sotto le radici di un albero, a simboleggiare, diceva il messaggio, "l'albero di Iesse".
Subito dopo è arrivata la risposta: "Che significa albero di Iesse?". Almeno, in un primo momento è stata interpretata così.
Senonché basta copiare il testo del messaggio e incollarlo dentro l'apposito strumento Unicode di Font Space per ottenere il valore Unicode di ogni lettera utilizzata e il suo nome. E la risposta del sito è inequivocabile: la lettera iniziale non era una I maiuscola, ma una l (elle) minuscola. La persona aveva letto "albero di lesse", e ovviamente non aveva la più pallida idea di come interpretare questa cosa.
Questo perché il font usato in Whatsapp è un senza grazie in cui I maiuscola e l minuscola hanno la stessa forma, rettangolare, a parte il fatto che la seconda lettera è leggermente più alta della prima. Quando sono vicine, ad esempio nell'articolo "Il", è facile accorgersene, ma quando compare da sola una delle due è solo il contesto che ci fa capire di che lettera si tratta.
Mi è parso un aneddoto significativo perché negli ultimi giorni sul web c'è stato un notevole baccano a proposito della decisione presa nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di abbandonare il Calibri per tornare al Times New Roman che si è usato per vent'anni, fino a due anni fa. Il Calibri era stato consigliato da una commissione in quanto adatto a persone con problemi di vista o dislessiche, e subito gli anti-Trump hanno sollevato un lamento greco contro chi vuole escludere i disabili dalla lettura. Talvolta anche con i dettagli: l'avvocata italiana Cathy La Torre ha detto esplicitamente che nel Times certe lettere non sono differenziate mentre nel Calibri sì. Fake news: è vero l'opposto, semmai.
Nel Calibri tanto la I che la l hanno la forma rettangolare, coi lati corti incurvati verso l'esterno, per cui la frase "Iesse lesse" può essere tranquillamente scambiata con "lesse Iesse", o "Iesse Iesse" o "lesse lesse".
Per evitare confusione, Wikipedia il nome di Iesse lo scrive con la J iniziale, che può creare un altro malinteso perché in inglese quella lettera viene letta come se fosse una G.
Le ultime indicazioni che vengono date a proposito dell'inclusività dicono che è meglio scegliere un font in cui le lettere sono ben differenziate tra di loro, ad esempio se si deve allestire la segnaletica in un ufficio pubblico o comunque un luogo di passaggio (aeroporti, stazioni, supermercati...) in maniera tale da rendere chiaro a prima vista il vero significato di ciascuna scritta.
I sans serif più famosi al mondo in questo senso sono superati: sia l'Helvetica che il Futura hanno una l rettangolare come la I.
Nei serif è più difficile fare confusione tra queste due lettere, dato che la I maiuscola è una lettera simmetrica sull'asse verticale, mentre la l minuscola ha grazie solo sul lato sinistro, all'estremità superiore. Caratteristica che può renderla simile al numero 1, che è appunto il problema del Times New Roman: se scrivo l1 è difficile capire quale è la lettera e quale è il numero, se chi legge non sa quale dei due dovrebbe essere più alto.
Un altro problema che può esserci nei caratteri tipografici è la somiglianza tra il numero 0 e la lettera O maiuscola, come ben sa chi ha provato a trascrivere il proprio codice Iban nel font sbagliato, essendo poi incapace di distinguere il numero 0 dalla lettera O.
Di solito il numero è più stretto della lettera, ma questa cosa non è evidente, in certi casi.
Cercando tra i sans serif di Google, il primo risultato che viene proposto è il Roboto, che come Futura ed Helvetica ha le lettere Il rettangolari. Lo stesso vale per Inter, Montserrat, Poppins, Lato e Oswald. In molti di questi casi non varia neanche l'altezza delle due lettere.
Nel Noto Sans Japanese la l ha l'estremità inferiore curvata verso destra. Nel normale Noto Sans invece la l è rettangolare ma la I ha due grazie slab.
I font successivi, Nunito, Ubuntu, PT Sans risolvono il problema curvando l'estremità inferiore della l.
In nessun caso queste due lettere si confondono con il numero 1, nei sans serif.
Per quanto riguarda la differenza O0, in alcuni di questi font è difficile vederne una anche quando i due glifi sono uno a fianco all'altro. Se uno dei due è più stretto dell'altro, è il numero 0.
Se ordiniamo la lista per popolarità, nella top ten i soli due font ad avere le lettere Il differenziate sono Noto Sans Japanese e Roboto Mono. I font monospace vengono usati per scopi specifici, ad esempio la programmazione e la contabilità, quindi dovrebbero dare la priorità alla capacità di riconoscere ogni glifo in maniera univoca. In quest'ultimo font ad esempio il numero 0 è barrato per distinguerlo nettamente dalla lettera O.
Dato che siamo in vena di aneddoti, ricordo che una volta ho suggerito ad un tale un'istruzione in codice di programmazione per sistemare una funzione javascript. A me funzionava tranquillamente, a lui no. Quale era il problema? L'istruzione richiamava una variabile che, pigramente, avevo chiamato l, e che il mio interlocutore scambiò per il numero 1. Che è qualcosa che può capitare col Courier New, dove l'unica differenza tra i due glifi è l'obliquità del tratto che spunta in alto a sinistra.
Nel Roboto Mono invece è impossibile fare confusione, dato che il numero 1 non poggia su una base orizzontale, insomma non ha grazie all'estremità inferiore.
Tra i più diffusi serif, il Libre Baskerville non distingue troppo il numero 1 dalla lettera l.
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| Riuscite a leggere che c'è scritto? Per i primi tre glifi un po' ci si arriva, confrontandoli direttamente. Ma gli ultimi due? Quale dei due è lo zero? |
A proposito di serif, in questi giorni se ne è parlato sempre in relazione a Trump, dopo che è stato aggiunto il suo nome sulla facciata del Kennedy Center. I caratteri sono simili a quelli della scritta preesistente, ma più piccoli.
A differenza della questione del Calibri, questa non ha fatto nessuno scalpore dal punto di vista tipografico. A me è arrivata tramite uno short caricato da art_lust su Youtube. Un'utente che carica decine di short al giorno pontificando sugli argomenti più disparati.
La diffusione è relativamente limitata, ma comunque le statistiche dicono 59 mila visualizzazioni, 5 mila Mi Piace, 214 commenti. A cui si aggiungono altri 690 commenti e 178 repost e 99 inoltri a giudicare dalle statistiche che compaiono nel filmato, evidentemente ripreso da un'altra piattaforma.
Quando apro il video da pc ottengo l'audio tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale, senza che nessuno gliel'abbia chiesto.
Mentre l'autrice del filmato blatera dicendo che le lettere "non sono costruite correttamente" confronta l'asta verticale della N con quella di destra della M della riga sottostante e con quella della D della stessa riga. "Sembra quasi il font typewriter di Instagram", dice. Confronta poi le O fra d i loro e con la larghezza delle altre lettere, che a suo dire non combacia.
Un'ipotesi che si può fare è che l'autrice del filmato sia straniera, ma nella descrizione dice di essere basata negli Usa. Può essere di origine straniera, comunque, anche a giudicare dall'accento. Fatto sta che non ha grossa dimestichezza con le basi della tipografia.
Nei caratteri senza grazie i tratti verticali di D, M e N hanno lo stesso spessore. Non è così nei caratteri con grazie.
Basta guardare un normale Times New Roman: il tratto verticale della D è molto spesso, quelli della N sono sottili e quelli della M... uno è spesso e l'altro è sottile. A memoria, ricordate quale?
Come la M, anche la A dei font serif tradizionali non è simmetrica: il tratto di destra deve essere più spesso di quello di sinistra. Nei sans invece entrambe queste lettere sono simmetriche.
Insomma, per quanto riguarda il disegno delle lettere, non c'è nulla di così "imbarazzante" come dice la youtuber. Non sono disegnate male, sono semplicemente in un font diverso rispetto a quello della scritta preesistente. E del resto questa non è neanche una combinazione così insolita nel mondo tipografico. Nei secoli passati i font scalabili non esistevano, così come non esisteva il concetto di famiglia di font come la intendiamo noi oggi. Per realizzare i frontespizi dei libri ad esempio si utilizzavano tipi di carattere diversi per ciascuna riga, e anche quando erano tutti serif e tutti prodotti dalla stessa fonderia, il fatto che fossero in dimensioni diverse implicava che erano stati disegnati in momenti diversi e con funzioni diverse. Quindi la forma delle lettere era diversa. Abbiamo visto spesso delle scritte sulle stampe cinquecentesche dove la E nelle scritte grandi ha i tratti orizzontali di lunghezze diverse e nelle scritte piccole tutti della stessa lunghezza. Oppure grazie che possono essere verticali o oblique a seconda della dimensione della scritta.
Certo nel caso specifico non è detto che la scelta di usare un font diverso sia stata intenzionale. E' possibile che lettere come quelle della scritta già presente non siano più in produzione e sia stato scelto di acquistare lo stile e la dimensione più somigliante a quello esistente, anziché commissionare apposta la riproduzione identica delle lettere esistenti. Ma non si può dire che le lettere usate non si disegnano così.
Molti dei commenti la buttano in politica. Obbligatorio il riferimento "Mi stupisce che non usino il Comic Sans", il font meno autorevole e più bistrattato al mondo.
Un utente 4 giorni fa scrive: "Quella N è così strana. Normalmente i tratti verticali sono spessi e quelli diagonali sono più sottili, imitando il modo in cui sarebbero stati scritti con un pennino. Quella N sembra che sia stata disegnata di lato, troppo larga, ma l'hanno attaccata lì comunque". 160 Mi Piace solo su questo commento. Il sito fornisce anche il pulsante Non Mi Piace, ma non dice quante persone lo hanno cliccato.
Comunque nei commenti nessuno smentisce la vlogger. Possibile che su internet nessuno abbia mai visto la forma di una N serif?
Il serif più popolare su Google Fonts risulta essere il Playfair Display, che ha una N con tratti verticali molto più sottili degli altri font che compaiono nella stessa lista.
Questa caratteristica rende un carattere del genere inadatto alle piccole dimensioni, perché sembrerebbe troppo scolorito, ma molto elegante per le dimensioni grandi, come è appunto il caso della scritta sull'edificio.
Font con caratteristiche del genere vengono spesso utilizzati per fare dei loghi eleganti, specie nel mondo della moda.







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