Il documentario di Fry e i deliri dell'IA

Anni fa il famoso personaggio televisivo e attore britannico Stephen Fry ha realizzato un documentario sull'invenzione della tipografia da parte di Gutenberg. Bello, completo rilassante. Fry ricostruisce la storia della vita dell'inventore tedesco recandosi nei luoghi in cui ha vissuto, mostra le tecniche di produzione dei caratteri e della carta che vennero sviluppate all'epoca, si reca anche da un artigiano per farsi costruire una riproduzione del torchio tipografico in legno, funzionante,  come quello che venne inventato da Gutenberg. 

Sul sito della BBC c'è una scheda dedicata al filmato, che è andato in onda sul canale Four nel 2008, ma il programma non è visibile sul Player dell'emittente. 

Poco male, dal nostro punto di vista, perché è stato caricato varie volte su Youtube. Nella versione aggiunta quattro anni fa dal canale Perspective le visualizzazioni sono state 83 mila. 

Lo stesso documentario è stato caricato anche da altri canali: Progress - Science Documentaries (263 mila visualizzazioni) e Timeline - World History Documentaries, (2,8 milioni di visualizzazioni). 

Oggi ne ho trovata altre: quella caricata da Chronicle - Medieval History Documentaries, 175 mila visualizzazioni, e quella caricata da Absolute History, 202mila visualizzazioni.

In questa si vede un'intro realizzato dalla presentatrice della serie Absolute History sul canale History Hit. 

Tuttavia la cosa che mi  infastidisce è che come foto di copertina di quest'ultima versione è stata scelta un'immagine realizzata con l'intelligenza artificiale. La quale raffigura un Gutenberg con mano deforme accanto ad una macchina composta da ruote, ingranaggi e rocchetti, con un foglio che scende dall'alto. 

Chi ha avuto questa pessima idea?

Tra l'altro lo stesso canale aveva già pubblicato lo stesso documentario due anni prima, stavolta con un semplice ritratto di Gutenberg davanti a una vera stampa d'epoca, sovrapposta a una pagina della Bibbia accanto ad alcuni caratteri in rilievo. 187 mila visualizzazioni. 

Tra l'altro l'intelligenza artificiale non richiesta si intrufola anche nel filmato. Senza che abbia chiesto niente, Youtube me lo propone direttamente in lingua italiana, con la voce disumana della traduzione automatica. 

Per giunta, cercando con Youtube questo video, tra i risultati della ricerca compare anche roba che non c'entra nulla e che non contiene le parole che ho cercato, tra cui "The entire story of the printing press - full documentary", con la dicitura del sito "Gli utenti hanno guardato anche". 

Due ore e 27 minuti, ma già dall'anteprima si vede che è fatto solo ed esclusivamente con immagini generate con l'intelligenza artificiale. Che hanno la caratteristica di essere completamente insensate. Ma totalmente, è tutta un'allucinazione, un delirio, che ha ottenuto solo mille visualizzazioni da quando è stato caricato due mesi fa, ma se la piattaforma continua a proporlo in evidenza ne otterrà di più. 

Solo due utenti hanno commentato: uno dice "grazie dall'India per questa meravigliosa informazione", l'altro due mesi fa ha scritto: "Questo è esattamente la potente narrazione di storie che rende la Storia indimenticabile. Io produco contenuti storici simili e questo mi motiva ad andare avanti. Grande rispetto per il tuo lavoro", segue emoji con le manine. 

L'uso di superlativi e di emoji è ricorrente nei testi prodotti dall'intelligenza artificiale. Risposta del canale, 6 ore fa: "Questo significa molto. Continua col grandioso lavoro del tuo contenuto storico, è così appagante!". 

L'uso dei superlativi è tipico dell'intelligenza artificiale. Qui abbiamo due intelligenze artificiali che comunicano tra di loro. 

Da cui nasce la Dead Internet Theory, ossia la teoria che internet si sta svuotando delle persone in carne ed ossa ed è occupato solo da intelligenze artificiali che producono contenuti deliranti e se li commentano.

La prima immagine del documentario è quella di un tizio barbuto che scrive con una penna  moderna su un foglio mentre un arabo col turbante lo guarda. Sullo sfondo una presunta foto in bianco e nero di una donna è appesa su una libreria. Sulla scrivania ci sono delle presunte lampadine, fioche come una candela, montate su supporti che potrebbero essere candele, o lampade a olio. 

La seconda immagine mostra un tizio barbuto e pelato che scrive con una penna triangolare in una stanza piena di arazzi, tappeti e affreschi, mentre sullo sfondo si vede una specie di telegrafo o macchina da presa, insomma, una cosa che potrebbe essere una macchinetta con le ruote che starebbe scrivendo qualcosa su un foglio che pende da un mobile, ma potrebbe anche essere un tappeto. 

Nella terza e quarta immagine si vedono dei cinesi stanze con enormi scritte alla parete e tanti oggetti che non servono a nulla. 

Nella quinta c'è un macchinario che potrebbe ricordare le presse da stampa novecentesche, senonché sembra fatto in legno, e il tizio che la manovra è vestito con qualcosa che è a metà strada tra il saio di un monaco e un judogi. 

Nella sesta ci troviamo in una specie di chiesa con un apparecchio che è a metà tra un organo e un pianoforte. 

Nella settima c'è un'enorme locale con colonne classiche e statue, pieno di oggetti inutili appoggiati su tavoli che non consentono il passaggio delle persone. 

Nell'ottava c'è gente in una biblioteca con una scatola e qualche ciotola. Un insignificante bassorilievo antico è nella nona immagine, mentre la voce fuori campo cita il cuneiforme. Segue un altra incisione in caratteri che sembrano arabi, mentre il narratore parla del papiro. Segue un foglio di carta con calligrafia inclinata in avanti come la corsiva inglese, ottocentesca, mentre la voce fuori campo continua a parlare di papiro e pergamena. Poi arriva l'immagine di un libro con caratteri sette-ottocenteschi, deformi e insignificanti come al solito dato che l'IA non sa generare immagini del testo. 

Una tortura? Un delirio? Pensate che siamo solo a tre minuti e mezzo di un documentario che dura 2 ore e mezzo!

Non ha minimamente senso continuare a guardare queste immagini, neanche per individuare cosa non va. E' come mettersi a criticare le nuvole perché non hanno la forma giusta. Non ha senso parlare con chi è progettato per capire. 

A proposito, volete saperne un'altra? Le statistiche di questo blog erano salite parecchio ultimamente, i visitatori venivano indirizzati qui dai motori di ricerca. Ho pensato che fosse strano. Poi, qualche giorno fa, improvvisamente, crollo verticale. 

Quando? Dopo che ho scritto il post sulle polemiche che c'erano state dopo che il dipartimento americano aveva sostituito il Calibri col Times New Roman. Ossia un argomento di attualità che in teoria poteva interessare più persone, dato che ne hanno parlato tutti.Nessuno mi ha detto niente, ma l'ipotesi è che il motore di ricerca abbia fiutato qualche argomento politicamente scomodo per qualcuno, e sia corso ai ripari. 

Ma questo implica che i produttori di contenuti hanno la sensazione di camminare su una piattaforma di legno marcio che può cedere sotto i piedi da un momento all'altro. Come si può esprimersi tranquillamente se da un giorno all'altro il motore di ricerca ti volta le spalle senza motivo dopo che ti ha incoraggiato senza motivo?

Come si possono rispettare le regole se non ci sono regole precise e nessuno ti informa di quale regola avresti violato?

C'è una persona che prende le decisioni o tutto è affidato a meccanismi che non sono neanche stati programmati, ma si sono scritti da soli le loro regole sulla base di quello che credono di avere capito dai dati a cui hanno attinto?

E ora che internet è infettato di contenuti prodotti dall'IA, quale delirio produrranno le IA che saranno addestrate con questi contenuti?

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