Un tour del museo di Haverhill e gli auguri di Natale con canzoncina

Cinque anni fa il Museo della Stampa di Haverhill, Massacchusetts, ha pubblicato un video di un paio di minuti con un tour virtuale dei locali. 

L'idea è quella di seguire il curatore Frank Romano mentre attraversa le varie stanze, con le immagini che scorrono a velocità doppia sulla base della sigla delle comiche di Benny Hill.

Il filmato non ha ottenuto un grosso effetto: solo 312 visualizzazioni e zero commenti. 

Però gli intenditori riescono a vedere abbastanza cose da desiderare di visitare il museo. 

Romano entra, gira per una sala riunioni, dove pure si vedono piccole presse da tavolo posate qua e là, poi tocca un torchio Columbian in un corridoio, passa in stanze dove ci sono vecchi libri e vecchie stampe, entra in una sala conferenze. Fa un giro nello shop del museo, entra poi in uno stanzone dove si vedono torchi, pedaline, macchine piano-cilindriche a volontà. Nella sala successiva vediamo linotype di varie epoche. Poi ci sono macchine da scrivere, tirabozze. Uno scaffale carico di computer d'epoca. Ci sono anche macchine per la fotocomposizione. E poi una grande biblioteca. 

Il museo si trova in un edificio di mattoni fuori dalla cittadina di Haverhill, nei pressi del fiume Merrimack, a mezz'ora di macchina da Boston.

Varie foto delle attrezzature esposte possono essere viste nella pagina di Wikipedia dedicata. 

L'ultimo video caricato dal museo risale alla vigilia di Natale, la settimana scorsa. Contiene una parodia della canzone dei Dodici giorni di Natale, un brano tradizionale in inglese in cui ad ogni giorno, numerato, si aggiunge quella stessa quantità di oggetti di un certo tipo. 

Gli autori del video hanno riscritto il testo della canzone mettendoci degli oggetti che hanno a che fare con la tipografia, e fanno comparire le parole scritte insieme con le immagini correlate mentre in sottofondo passa una versione strumentale della canzone. 

Se uno sa come funziona, il testo se lo canticchia tra sé e sé. 

Traduzione. Nei dodici giorni di Natale ho visto davanti a me: dodici presse ronzanti, undici linotype ticchettanti, dieci barattoli d'inchiostro agitati, nove cartelle da piegare, otto lettere crenate, sette Ludlow sibilanti, sei scrittori che scribacchiano, cinque presse Golding, quattro risme di carta, tre caratteri tipografici francesi, due brutte impaginazioni e un lavoro di stampa imprevisto. O, nell'ultima strofa, un lavoro di stampa portato a termine finalmente. Con foto dell'anziano Frank Romano col cappello da Babbo Natale e una cartolina su cui è stampato "Ho! Ho! Ho!". E l'aggiunta dell'augurio di buone feste da parte del Museo.

Ah, le Golding erano presse prodotte proprio a Boston nella seconda metà dell'Ottocento e all'inizio del Novecento.

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