Day Roman

Avevo annotato da qualche parte che esisteva un font chiamato Devroye.

Si tratta di un italico con l'asse poco inclinato. 

Mi aveva colpito perché il nome di Devroye è quello del curatore del principale sito enciclopedico dedicato ai caratteri tipografici. 

L'autore di questo font era Apostrophic Lab, che ha caricato 184 font su Font Space, per 1.7 milioni di download. Ma la piattaforma non fornisce nessuna informazione su questa fonderia. 

Scorro un po' la lista dei font, e quello che cattura la mia attenzione è il Day Roman. Anziché presentare il carattere con uno specimen, c'è la foto della pagina di un vecchio libro in latino, con capolettera da sei righe. 

Qualcosa che ha a che vedere con san Gregorio, ma non ci sono informazioni aggiuntive.

Le cerco sul web, e Bing mi manda al sito di Luc Devroye. Dove si dice che questa fonderia era diretta da un certo Fredrick Nader ed era basata a Toronto, in Canada. 

Nella lista dei font sottostante non compare quello che si chiama Devroye, ma troviamo citato il Day Roman: il font è del 2002 e sarebbe la prima digitalizzazione del "Two Line Double Pica Roman" disegnato all'inizio del Seicento da F. Guyot. 

Per chi non lo sapesse, all'epoca i font non avevano nomi propri, ma venivano indicati con nomi generici che indicavano lo stile e la dimensione. 

"Roman" era il nome dello stile, contrapposto a italico, gotico, eccetera. "Pica" corrisponde a circa 12 punti tipografici moderni. "Doppio" sarebbe 24 punti. E con "Due Righe" arriveremmo a 48, giusto?

All'epoca i font non erano scalabili, quindi ciascun disegno era necessariamente collegato ad una dimensione ben precisa. 

Non mi pare che nello specimen la dimensione sia di 48 punti: si vedono una cinquantina di lettere per riga, la pagina non poteva certo essere larga 40 centimetri!

La fonderia è stata attiva tra 2000 e 2003. Il sito ufficiale non esiste più. 

Esiste un font commerciale che si chiama Guyot, disegnato da Ramiro Espinoza. E' un serif, ma non ha nulla a che vedere col Day Roman. Sta sul sito della Adobe che però non fornisce informazioni in proposito. 

Viene citato anche da Fonts In Use, che ne ha raccolto 6 segnalazioni. 

Rilasciato nel 2017, è ispirato al lavoro dell'incisore Francois Guyot, che visse e lavorò ad Antwerp nel sedicesimo secolo. 

Quella che in inglese si chiama Antwerp in olandese è Antwerpen, in francese Anvers ed è la città conosciuta in Italia col nome di Anversa, in Belgio. 

Provo a fare una ricerca con Bing, ma il motore di ricerca viene depistato dal fatto che esiste un metodo di coltivazione della vite chiamato "Guyot". 

Google non si lascia ingannare. Allla ricerca "Guyot Anversa caratteri" mi risponde con l'AI Overview: "Il carattere tipografico Guyot di Anversa si riferisce a una moderna reinterpretazione del lavoro del bulino Francois Guyot". 

Come se bulino fosse un aggettivo riferito a Guyot. Il bulino è uno strumento con cui lavorano gli incisori. 

Molti dei risultati della ricerca si riferiscono al font di Espinoza. 

Le informazioni biografiche le possiamo trovare sul sito di Devroye, e dove sennò?

Nato nel 1539 in Francia, andò a vivere ad Anversa e produsse i caratteri per Plantin tra il 1558 e il 1570. 

Le sue creazioni furono usate in tutta Europa "e anche in Asia". 

Segue una trascrizione della presentazione del Day Roman di Apostrophe, dove si elencano alcune delle opere in cui venne usato il font a cui ci si è ispirati, tra cui la Bibbia stampata da Steelsius nel 1541. 

Il nome Day Roman deriva dal fatto che un certo J. Day di Londra lo usò, non si dice quando. 

Le matrici originali del carattere di Guyot si trovano nel museo Plantin-Moretus di Anversa. 

Nel 2003 un certo Frank Heine ha realizzato per Emigre un font chiamato Tribute ispirato ai caratteri di Guyot ma, racconta Devroye, qualche tipografo ha avuto da ridire per alcune scelte nient'affatto in linea con lo spirito del carattere originale. 

Il font di Espinoza è invece ispirato agli elementi più interessanti delle dimensioni Gros Canon e Ascendonica. 

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