Delirio
E' molto diffusa in questo periodo la moda di usare l'intelligenza artificiale per generare immagini che dovrebbero visualizzare episodi storicamente accaduti.
Mi è capitato ieri, cercando informazioni sul primo uso documentato della parola OK su un quotidiano, di vedere su Facebook un'immagine che commemorava l'evento. Si vedeva quella che si suppone fosse la redazione del Boston Morning Post, con al centro un tale che stampava una scritta con una pressa che funzionava come quella per la pasta.
Il fatto è che sul web non ci sono foto della vera redazione di quel quotidiano all'epoca, né è facile trovare foto di altre redazioni di quel periodo. E la pressa inquadrata sicuramente non somiglia alle presse originali dell'epoca, a quanto ne so. Quindi l'IA da dove ha preso le informazioni? Immagino che le abbia prese da immagini diverse che si riferivano a concetti simili, e le abbia messe insieme indipendentemente dall'accuratezza storica. Se oggi la redazione di un giornale è una stanza piena di scrivanie, si può disegnare la stessa cosa, ma sostituendo il mobilio con qualcosa che poteva essere costruito all'epoca. Se le macchine da stampa sono composte da vari rulli, possiamo visualizzare qualcosa di simile, anche se il modello è completamente diverso e se i pezzi assemblati in questo modo non potrebbero funzionare mai e poi mai.
Di recente mi è capitato di vedere su Youtube un appassionato di storia, che fa il figurante alle rievocazioni della seconda guerra mondiale, che si lamentava per la diffusione di immagini generate dall'IA, che stanno diventando indistinguibili, a prima vista da quelle reali ma che contengono particolari insensati.
Dal punto di vista storico un'immagine autentica può fornire varie informazioni. Le uniformi, l'armamento, il numero di cartucce fornite a ciascun soldato, la composizione dei reparti... L'IA non si cura dei dettagli, crea stemmi inesistenti, dispone gli equipaggiamenti in posizioni improbabili, aggiunge degli oggetti che non hanno nessun uso.
E poi, un'altra cosa segnalata nel video, è la diffusione di canali che pubblicano storie strappalacrime sui prigionieri di guerra o sulla shoah, con tanto di foto realistiche, che sono inventate, simili a quelle vere ma distorte, magari rese più crude, e magari con nomi e cognomi di persone vere la cui vera storia è completamente diversa.
Che succede se un ragazzo, per fare una ricerca su un certo argomento, pensa che la strada più semplice sia generare un'immagine con l'intelligenza artificiale? Soprattutto, che succede se prende per buone immagini che qualcun altro ha pubblicato sul web come autentiche e invece sono generate dall'IA?
Ho fatto la prova. Ho chiesto a Bing, basato su Dall-e, di generare l'immagine di un tipografo al lavoro in periodi diversi della storia. Per ogni richiesta il sito produce quattro immagini con gli stessi elementi di base ma raffigurati e disposti in maniera diversa.
Un tipografo oggi è un ragazzo con la barba corta e un camicia di jeans. E' seduto a una scrivania minimale, davanti a sé ha uno o due schermi zeppi di lettere dell'alfabeto, ci sono stampe con lettere dell'alfabeto alle pareti. Pochi fogli sparsi sul tavolo, tanti bicchieri portapenne pieni di penne e matite.
Un tipografo nel 1950. Una donna cinese davanti a una macchina di ferro che pare tutto tranne che una pressa da stampa. E' fatta di tanti rulli, ma la risma con i fogli, molto più piccoli dei rulli, è posizionata da un lato. Non c'è modo che possano entrare nel meccanismo. Sullo stesso banco di lavoro c'è una sorta di tastiera non collegata a niente, e varie scatole di legno con degli elementi ripetitivi che non si sa cosa siano. La parete di fondo è piena di scaffali, ma non si capisce cosa ci sia sopra.
Prima variante: un uomo barbuto alle prese con una pressa molto più grande, appoggiata direttamente a terra e alta quanto lui. Non si ha idea di dove dovrebbero appoggiarsi i fogli una volta stampati. Sul tavolo, tante boccette di inchiostro o olio, che differenza fa?
Seconda variante: una donna alle prese con quella che sembra un'enorme macchina da scrivere con ruote e ingranaggi aggiunti di lato, senza motivo. In primo piano si intravede qualcosa che potrebbe essere la forma coi caratteri in rilievo impaginati, ma sono solo blocchetti di altezze diverse sistemati senza una cornice attorno.
Anche qui e nella variante successiva, tante boccette che non si sa a cosa servono. Nell'ultima immagine il foglio almeno esce dalla parte giusta, anche se sopra sembra che provenga da un rotolo anziché essere un foglio singolo.
Facciamo un salto indietro al 1900.
Il tipografo è un uomo barbuto in una stanza dalle enormi finestre. In primo piano si vedono casse con grossi caratteri dalla forma di lettere inesistenti, ma il nostro eroe è alle prese con una specie di grossa macchina da scrivere con una rotella inutile in alto e senza carta.
Cose simili si vedono anche nelle varianti. Il presunto tipografo lavora vestito con camicia, gilet e spesso anche il cappello. Non ha un grembiule per proteggersi dalle macchie d'inchiostro. In effetti non si vedono macchie d'inchiostro da nessuna parte, e sì che non ci sono barattoli di inchiostro tipografico, ma solo boccette di inchiostro liquido.
Saltiamo indietro di 50 anni. Il tipografo nel 1850.
Compare un tale con una lunga barba, e una macchina che ha rulli su rulli su rulli , e ruote ai lati, ed è alta quattro metri.
Tutto lo stanzone con finestre enormi è zeppo di scatole di legno piene di cose he non si sa cosa siano. E c'è anche un barile, addirittura.
In una variante il tipografo lavora col cappello a cilindro.
Bei soffitti di legno, in alto.
La pressa sembra più che altro un telaio meccanico per la filatura dei tessuti.
Arriviamo al 1800.
Il livello di delirio aumenta. Qui vediamo il vecchio tipografo alle prese con una macchina enorme, che sarà lunga forse dieci metri ed è composta da un numero spropositato di rulli. E di ruote anche.
Non si capisca come possa funzionare, ma a terra c'è un foglio che sarà di cinque metri quadri, con un fitto testo diviso in due colonne, una larga e una stretta. Intorno, fogli di dimensioni più normali.
Nelle varianti vediamo almeno macchine di legno con letto orizzontale, ma sempre con tanti, tanti rulli e ruote. Sui tavoli ci sono calamai pieni zeppi di penne d'oca.
Qui non solo il soffitto ma anche il pavimento è di legno.
Che c'è che non va? Che nel 1800 non c'era ancora stata la rivoluzione industriale, e la forza del vapore, gli automatismi, gli ingranaggi non erano ancora stati applicati alle presse da stampa. Si usava ancora un torchio come quello di Gutenberg, anche se costruito in metallo e non in legno come nel medioevo.
Insomma. L'impressione complessiva è tutta sbagliata.
Saltiamo i secoli precedenti e arriviamo al 1500.
Qui il tipografo indossa il tricorno, e come al solito non si cura di mettersi un grembiule per proteggersi dall'inchiostro.
Non si trova in uno stabilimento industriale, ma in un piccolo laboratorio con drappi e fogli bianchi stracciati appesi inutilmente al soffitto di legno.
Se ne sta in adorazione di una... grossa macchina da scrivere in ferro!
Dalla grande finestra entra parecchia luce, eppure c'è un numero spropositato di candele accese in tutta la stanza. Ma tante!
Anche nelle varianti ci sono gli stessi elementi: candele, macchine da scrivere, calamai ovunque e magari qualche dettaglio preso da una pressa per la rilegatura.
Tutta roba che non ha senso.
A quell'epoca il torchio doveva essere completamente in legno, senza rulli e rotelle, ma solo con una vite verticale. La macchina da scrivere non c'entra niente col lavoro del tipografo, ed è entrata in uso solo nella seconda metà dell'Ottocento, così come gli strumenti per la composizione a caldo dotati di tastiera.
Vogliamo esagerare?
Ok. Gli chiedo di generare l'immagine di un tipografo nell'anno 1000.
Dovrebbe dire che non esisteva ancora la tipografia, inventata solo nel corso del Quattrocento.
E invece ecco un signore barbuto con la casacca, ad un rozzo tavolino di legno su cui si trovano senza motivo tanti punteruoli e pile di fogli di carta, e lui scrive su un foglio già scritto usando una penna d'oca! E intorno ci sono rudimentali macchine da scrivere, ma senza fogli.
Candele ovunque, specie vicino ai libri facilmente infiammabili.
In alcune varianti le macchine da scrivere sono dettagliatissime, hanno perfino il nastro!
Nessun disegnatore umano potrebbe avere in mente di realizzare un delirio simile. Ma anche chi non sa disegnare, come me. Non ha senso mettere una macchina da scrivere nell'anno 1000, o dei rulli sul torchio cinquecentesco, perché non c'erano!
Già che ci sono faccio lo stesso esperimento con le redazioni dei giornali.
Com'è la redazione di un giornale oggi?
Ci sono uomini e donne in uno stanzone. Ce n'è sempre una di possibile origine asiatica e una o due di origine africana, con una capigliatura rigorosamente molto gonfia. Alcuni sono ad una scrivania piena di giornali in piccole dimensioni e digitano su tastiere non sempre associate a monitor.
Tavolini minimal, vasetti con piantine ornamentali.
1950: uomini in giacca e cravatta, mucchi di carta sui tavolini, donne bianche, ma in un caso c'è anche una nera.
Scrivanie con tanti cassetti.
Compaiono tante macchine da scrivere, rigorosamente con la tastiera rivolta verso il fotografo, ossia dalla parte opposta rispetto alla persona che dovrebbe usarla. Lo stesso fenomeno si ripeterà anche nelle foto di epoche precedenti.
Ok, l'abbigliamento è quello degli anni Cinquanta, ma io mi sento a disagio, c'è qualcosa che non va, mi sembra quasi che sia l'epoca sbagliata, non riesco a capire cosa non va.
Poi mi rendo conto: non c'è neanche un telefono. Una televisione, una radio, una telescrivente. Da dove le prendono le notizie?!?
Terrificante!
E in effetti i modelli delle macchine da scrivere ricordano più quelle di inizio secolo.
Saltiamo indietro. 1900. Uomini con barba e cappello, donne vestite secondo la moda dell'epoca.
Che c'è sui tavolini? Le solite macchine da scrivere orientate nel verso sbagliato, pile di fogliettini di una dimensione inspiegabile, scatole con decine e decine di penne.
L'ambiente è uno stanzone con enormi finestre da tutti i lati.
Bing quando genera queste immagini suggerisce le foto simili, per cui possiamo farci un'idea di dove ha preso ispirazione. Capannoni industriali, borse, uffici postali. Quelle dell'Ottocento sono anche associate alle biblioteche e infatti vedremo libri a tutte le pareti.
Boccette di inchiostro dappertutto, chissà perché.
Le donne lavorano tranquillamente con gli uomini. Non ci sono nere, ma cinesi sì.
Arriviamo al 1850. Qui l'intelligenza artificiale ha preso ispirazione da una enorme biblioteca. Vediamo grandi finestre sulla parete di sinistra, librerie sulla parete di fondo, grandi scrivanie con pile di fogli, portapenne a volontà, uomini col cappello che leggono giornali impaginati a una o due colonne, perfino un coso di legno che potrebbe ricordare una macchina da scrivere ma è totalmente inutilizzabile.
In una delle varianti tutti i "giornalisti" inquadrati lavorano con il cilindro in testa, come se fossero tutti miliardari.
Il soffitto a cassettoni intarsiati sembra quello di una reggia o di una basilica.
Ci saranno un centinaio di redattori, o forse di più.
La libreria sullo sfondo sarà alta dieci metri, senza scala per arrivare fino su.
Boccette di inchiostro liquido in quantità industriale.
Mi spingo fino al 1800. La redazione è un enorme capannone industriale con finestre altissime su tutta la parete.
Il direttore si veste come Abramo Lincoln.
I giornalisti sono tutti bianchi, ma uomini e donne lavorano gomito a gomito.
Matite a volontà, boccette di inchiostro che cominciano a darmi la nausea.
Vogliamo esagerare? Perché no. Gli chiedo la redazione di un quotidiano nel 1500.
La "stampa" come tecnica era stata inventata già da cinquant'anni, ma la "stampa" intesa come giornalismo ha avuto uno sviluppo graduale. Inizialmente uscivano dei fogli solo quando c'erano le notizie, poi si è iniziata ad avere una periodicità sempre più frequente, e i giornali erano comunque tematici. Il boom dei quotidiani di massa arriva solo nell'Ottocento.
Inoltre i primi giornali avevano una redazione limitata ad una manciata di persone. Potevano esserci tanti collaboratori, ma l'articolo andavano a scriverlo altrove.
Come si può generare l'immagine di un quotidiano cinquecentesco, dato che non esisteva?
Un grosso capannone con soffitto e pavimento di legno. Tanta luce che entra dalle grandi finestre.
Sotto ogni finestra le varie persone, uomini e donne, fanno cose con dei fogli o con altre cose. Dall'altro lato candele accese anche di giorno, boccette d'inchiostro (ma basta!!!), fogli di libro sfusi.
Il personaggio al centro è vestito come un nobile spagnolo o fiammingo, con tanto di cappello. Al collo ha quel famoso collare bianco. Anche le donne hanno qualcosa del genere, vestito lungo e velo sulla testa.
Nelle varianti, ciotole piene di matite, calamai ovunque, penne non sempre d'oca.
Fogli per terra, una nobildonna alle prese con dei fogli di carta, lampadari con le candele e, dulcis in fundo... una macchina da scrivere, con tanto di tastiera ma senza carta!
Voi direte: sì, vabbè, ma se invece di descriverci queste cose ce le fai vedere, ci facciamo quattro risate.
Potrei, ma non mi va di diffondere altre immagini spazzatura in una rete che è già intasata di roba di questo tipo.
Come dicevo, quando Bing genera un'immagine, ti fa vedere anche quali immagini simili si possono trovare sul web, da cui potrebbe avere preso ispirazione.
E più ci allontaniamo nel passato, più le immagini collegate sono i deliri prodotti dall'intelligenza artificiale!
Insomma, ci si allontana sempre più dalla realtà. Ha messo delle macchine da scrivere nel Cinquecento non solo perché sembrava una buona idea, ma perché nelle immagini che si trovavano già sul web c'erano già le macchine da scrivere nel Cinquecento!
E tutto ciò rischia di avvelenare la mentalità delle persone, le quali iniziano a pensare che in fondo non conta niente come stavano veramente le cose. Che ti cambia se nel 1500 esistevano o non esistevano le macchine da scrivere? Se la terra è piatta o non lo è? Se i monumenti dell'antica Roma sono antichi o sono stati costruiti nel Settecento?
Cosa importa se una cosa è vera o non lo è?
Qualcuno ha detto che viviamo nel mondo della post-verità.
Tant'è vero che c'è un certo presidente che mette nei suoi discorsi tante falsità una appresso all'altra, che vengono smentite istantaneamente senza che la fiducia della popolazione in lui cali di un punto percentuale.
Ok, ha detto tante cose che non sono vere, ma che differenza fa?
Finché la barca continua ad andare avanti, tutto bene. Quando poi starà colando a picco, forse sarà tardi per trovare qualsiasi rimedio.





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