Il caso Calibri-Times in francese e sulle tv americane. La police d'ecriture

Di recente una polemica tipografica è arrivata fino al grande pubblico. Il Dipartimento di Stato americano nelle sue comunicazioni ufficiali ha accantonato il Calibri, un carattere senza grazie adottato dall'amministrazione Biden perché più indicato per le persone con problemi di vista, e ha ripristinato il Times New Roman che si usava in precedenza. 

Dato che il Calibri era stato consigliato nell'ambito delle politiche di inclusione, i mezzi di informazione hanno titolato che è stato accantonato perché troppo "woke", suscitando le proteste delle varie tifoserie collegate. Siti web, talk show e telegiornali in America e altrove si sono occupati dell'argomento, spesso con scarsa competenza e scarso approfondimento. 

Adesso Youtube mi ha consigliato un video in lingua francese caricato da France Culture l'altro ieri. 

E' un servizio della durata di otto minuti, un'enormità dal punto di vista giornalistico, con inserti video, interviste, animazioni. 

Viene interpellato Lucas De Groot, il disegnatore che ha realizzato il Calibri, che spiega con quali criteri lo ha disegnato. 

Viene rievocato un paragone a cui qualcuno qua e là aveva anche accennato, quello che riguarda i vari cambi di carattere che ci furono in epoca nazista. In Germania era stato disegnato il Futura, i nazisti non lo vedevano di buon occhio perché preferivano lo stile gotico, ma all'inizio degli anni Quaranta, con l'espansione nel resto d'Europa, decisero di riscoprirlo. In effetti in quel caso si è abbandonato un font illeggibile per uno più leggibile, quindi sarebbe il contrario di quello che è successo in questi giorni. E poi sui cartelli inquadrati non compare affatto il Futura, quindi diciamo che si tratta un po' di una semplificazione di quello che è successo.

Nel servizio compaiono anche una certa Carine Vadet-Perrot, disegnatrice tipografica e un tale Nicolas Taffin, grafico ed editore, che parlano dell'importanza della scelta dei font per contesti diversi, in generale. Così come quando parliamo possiamo sussurrare, gridare, ammiccare, usare un accento, eccetera, aggiungendo qualcosa alle parole che stiamo dicendo, così il carattere tipografico scelto contestualizza le parole di un testo. Il video inquadra alcune locandine di film e copertine di dischi sulle quali è sostituito il font originale con un font sbagliato, ad esempio con Rambo scritto in caratteri cancellereschi, o Black Sabbath scritto in corsiva inglese.

Viene citato il Gotham e la famosa campagna elettorale con vittoria di Obama del 2008. Si dice che l'amministrazione francese ha un suo font che si chiama Marianne. Si fanno vedere al volo i manoscritti carolingi, le scritte a Pompei, il Romain Du Roi...

Ma poi si arriva al dunque: il Times New Roman digitale deriva dal disegno pensato per essere stampato in dimensione 10 punti tipografici. Usarlo in dimensioni più piccole o più grandi non dà un risultato ottimale, quanto a contrasto e resa dei dettagli. 

Il servizio riconosce che dal punto di vista dell'autorevolezza del font il segretario di Stato Marco Rubio non ha sbagliato. Sorvola sul fatto che la dimensione scelta è 14 punti, proprio per facilitare la lettura a chiunque (l'impostazione di default nei software da ufficio è 12 punti). 

Del Calibri, gli esperti notano che non è proprio l'ideale in termini di leggibilità: la I maiuscola e la l minuscola sono quasi identiche e indistinguibili. 

Sotto il video ci sono 191 commenti: come prevedibile ci sono i tifosi di un font o dell'altro, i complimenti generici, le battute scontate sull'uso del Comic Sans. 

Il francese è una lingua abbastanza comprensibile anche per gli italiani che non lo hanno studiato. Un aiutino può arrivare dai sottotitoli automatici tradotti a loro volta in automatico, anche se sono molto inaccurati. Spesso carattere viene tradotto personaggio, credo attraverso l'inglese character

Invece la cosa che mi ha colpito è la presenza di giochi di parole che riguardano la polizia. Infatti si parla spesso di "police d'ecriture", un concetto a cui non avevo mai fatto caso. 

A quanto pare, in francese un tipo di carattere viene chiamato "police d'ecriture". Che c'entra la polizia? Niente! Police deriva dalla stessa radice della parola italiana polizza, e infatti in Italia prima dell'arrivo dei computer i tipografi non acquistavano "font": acquistavano "polizze" di caratteri.

Ma mentre in Italia ormai nessuno usa più questa parola, in francese si usa ancora, e ha una sua pagina Wikipedia dedicata. 

In pratica la police corrisponde a quello che gli inglesi chiamano typeface, ossia la famiglia, mentre la fonte a quello che gli inglesi chiamano font, ossia il singolo stile e nella singola dimensione. 

Ripeto come al solito che questa distinzione non vale per tutti gli utenti e per tutte le epoche. All'epoca dei caratteri in metallo un Bodoni corpo 8 era un font diverso rispetto a un Bodoni corpo 48, sia perché andava acquistato a parte e messo in un cassetto a parte, sia perché i dettagli delle lettere erano diversi per quanto riguarda contrasto, larghezza, estensione di ascendenti e discendenti, forma delle grazie, adattandosi alle esigenze date dalla dimensione. 

Coi caratteri digitali posso installare un "font" e usarlo in qualunque dimensione senza avere bisogno di procurarmi altri "font" per questo scopo. E coi font variabili si può passare dal peso Regular al Bold tramite 200 passaggi intermedi, in un'animazione o in un testo statico, ma non per questo si dice di avere usato 200 font diversi. 

Nei programmi di desktop publishing c'è un menù per la face e una per lo style, mentre nei software da ufficio ci sono pulsanti separati per grassetto e corsivo, per cui questi stili non vengono percepiti come font a parte anche se stanno in file a parte. 

In italiano sia font che typeface vengono tradotti come "tipo di carattere" o "carattere", per cui la distinzione non è così evidente. 

Inoltre anche in inglese, c'è chi usa queste parole con significati diversi, ad esempio chiamando "typeface" il disegno astratto e "font" l'implementazione concreta. Nel senso se che riconosco una scritta in Helvetica su un pezzo di carta, ho identificato il typeface, ma se voglio riprodurla col computer devo procurarmi il font

Le stesse difficoltà ci sono anche in francese, e Wikipedia deve dedicare alcuni paragrafi a provare a districare la faccenda, distinguendo tra caractère, fonte e police nel contesto del metallo e del digitale. 

In francese la parola "police" indica sia la polizza che la polizia. Da qui i giochi di parole. Esiste una miniserie franco-belga che si chiama "Police de caractères", del 2020, ambientata nella città francese di Lilla, che non parla di caratteri tipografici ma di poliziotti. 

Nel video di France Culture compare scritto nell'anteprima "Que fait la police?", tipica domanda dei cittadini allarmati dopo un'ondata di crimini.

Cercando su Youtube "Trump Calibri" il primo risultato di un certo rilievo che viene fuori è il monologo di Stephen Colbert, l'anchorman dello show serale della Cbs, uno dei grandi network americani. Il video è un pastone di battute sui fatti di attualità. All'ottavo minuto c'è un po' di ironia sul cambio di font. Rubio avrebbe scritto la comunicazione ufficiale in Wingdings (un font che non contiene lettere dell'alfabeto ma simboli: segni zodiacali, fiocchi di neve, manine, caselle, losanghe). Ah ah, che ridere. E poi, dice Colbert, i font "diversi" vanno sostituiti da qualcosa tipo Impact, che è un font più maschio. E questa è tutta la comicità che è riuscito a tirare fuori. 

Subito sotto, Youtube propone un short del Daily Show, dove si ironizza sul fatto che il Calibri è stato messo da parte perché ha il nome un po' esotico. 

Poi mi ci mette uno short di uno youtuber qualsiasi che dà la notizia, doppiato in automatico con tanto di lip sync, e una serie di video che non c'entrano niente, con l'etichetta "Gli utenti hanno visto anche...", sull'attualità italiana delle ultime ore.

Solo più avanti trovo un contenuto informativo, o almeno di approfondimento: un'intervista di 10 minuti che Fox 32 Chicago ha realizzato all'inizio di dicembre, subito dopo l'annuncio di Rubio, a Charles Nix, direttore creativo di Monotype. 

La giornalista è leggermente a disagio, dice che ha scoperto oggi stesso che esiste l'argomento, chiede se è normale che venga data una direttiva a tutto il Dipartimento di usare lo stesso font. 

Dix la prende alla lontana, partendo dai tempi dell'impero romano, molto prima della tipografia. Comunque dice che è normale, per far capire che l'autore del messaggio fa parte di un gruppo più ampio che si uniforma alla stessa identità visiva e agisce in base alle stesse direttive. 

Per quanto riguarda la leggibilità, secondo lui Calibri e Times New Roman sono più o meno lo stesso, ma questo parametro dipende molto da ciò a cui gli utenti sono più abituati. E dato che oggi sui cellulari, sui siti web, sui vari display ci sono spesso caratteri senza grazie, il Calibri potrebbe essere la scelta più adatta. Ma nei documenti scritti i caratteri con grazie la fanno ancora da padroni. 

Sulla presunta maggiore autorevolezza del Times New Roman Nix non dice niente di esplicito. 

Sulla leggibilità dei testi da parte delle macchine usate da chi ha disabilità visive, dice che finora i sans erano più semplici da interpretare.

Con l'arrivo dell'intelligenza artificiale, annuncia Nix, vedremo un'esplosione di font mai vista prima, nei prossimi cinque-dieci anni. 

L'intervista si conclude con qualche nota biografica: Nix è figlio di un tipografo dell'Ohio e ha studiato alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art a New York City.  

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