La stampa in Africa
La tipografia è nata in Germania a metà del Quattrocento e nel giro di pochi decenni si è estesa in tutta Europa e poi negli altri continenti.
Ma quanto tempo ci ha messo prima di arrivare sul continente africano?
Neanche tanto, in realtà.
Secondo l'AI Mode di Google già nel 1516 venne aperta una tipografia a Fès in Marocco, da Samuel ben Isaac Nedivot, che la gestì per una decina d'anni insieme a suo figlio.
L'intelligenza artificiale parla poi di una pressa arrivata a Città del Capo in Sudafrica nel 1664, ma dice pure che l'attività tipografica iniziò più tardi, nel 1784 grazie a Johann Christian Ritter.
Dice che Napoleone stabilì delle presse nel corso della sua campagna d'Egitto nel 1798, per stampare proclami in arabo e documenti ufficiali.
Dice che alle Mauritius venne fondato il primo giornale africano nel 1773.
Dice che nell'Africa Sub-sahariana la stampa fu portata dai missionari cristiani, soprattutto protestanti, per stampare Bibbie e materiale educativo in lingue locali.
Si parla di Sierra Leone (Freetown, 1800), Nigeria (Calabar, 1846), Eritrea (Imkulu, vicino Massaua, 1879).
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo la tipografia fu cruciale per la nascita della stampa indigena africana.
"Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori", dice il solito disclaimer finale.
Andiamo a dare un'occhiata a qualche fonte. Su HAL c'è un pdf di 42 pagine dedicato alla stampa nell'Africa sub-sahariana.
Il documento dice che i missionari protestanti sono stati "fra i primi" ad introdurre la stampa nell'Africa subsahariana nel diciannovesimo secolo, circa 400 anni dopo la sua invenzione in Europa.
Per i protestanti era fondamentale che tutti fossero in grado di leggere la Bibbia. Ma una volta che era impiantata una tipografia, questa produceva altri tipi di contenuti, anche in lingue locali.
Le presse non erano costruite in loco ma importate.
Si parla ancora di presse in legno, tra cui una comprata usata nel 1819, che venne sequestrata dal governatore in quanto "infiammabile".
Nel decennio successivo i missionari di Grahamstown, Sud Africa, acquistarono una pressa in ferro ma quando arrivò nel 1830 si resero conto che mancavano i caratteri necessari per scrivere nella lingua Xhosa. Ci vollero tre anni per far arrivare il materiale mancante.
Troviamo nomi di presse famose di quel periodo: Stanhope, Columbian, Albion.
L'autore del documento ha cercato informazioni anche su dimensioni e prezzi.
Il primo giornale destinato ai nativi sarebbe stato l'Umshumayeli Wendaba, a Xhosa, pubblicato irregolarmente a partire dal 1837.
Nelle regioni in cui i protestanti erano meno attivi, non apparvero giornali prima dell'inizio del Novecento e bisognò aspettare la prima guerra mondiale per vedere giornali indigeni.
Ma torniamo al Cinquecento. Che cosa si sa di Samuel ben Isaac Nedivot e di suo figlio Isaac?
History Of Information dedica loro un breve articolo.
Erano rifugiati ebrei che avevano lavorato per lo stampatore rabbino Eliezer Toledano a Libsona, e aprirono la prima tipografia africana a Fez, in Marocco, nel 1516.
Il primo libro stampato fu una copia esatta del Sefer Abudarham che avevano già stampato a Lisbona nel 1489.
La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America conserva una copia di questo libro, di cui il sito mostra una foto in bassa definizione.
E' tutto scritto in caratteri ebraici con poco contrasto. Nella pagina di destra le righe sono a tutta larghezza, ma lo schema inserito in basso le interrompe in maniera tale si si adattano al suo contorno, a destra e sinistra.
L'altra pagina invece è in due colonne, con un disegno largo quanto una colonna, che non interferisce con l'altra.
Il sito non specifica il contenuto del libro. Secondo il sito Sefaria, il Sefer Abudarham è una collezione di leggi, usi e commenti al libro di preghiera, che prende il nome dal suo autore, rabbino David Abudarham.
History Of Information dedica un articolo anche delle tipografie fatte aprire da Napoleone ad Alessandria, Cairo e Giza nel 1798 e 1799.
"Queste erano probabilmente le prime presse sul continente africano dopo quella di Samuel Ben Isaac Nedivot e suo figlio Isacco".
Se così fosse, ci sono stati ben 263 anni in cui in Africa non si è stampato nulla.
Le presse napoleoniche furono chiuse quando i francesi lasciarono l'Egitto nel 1801.
Il sito mostra un proclama napoleonico scritto in lingua araba e stampato nel 1798.
La scritta è in maiuscole romane italiche e in francese, "Aux habitans du kaire.", col punto finale come si usava all'epoca.
Tutto il resto è scritto in arabo e suddiviso in tre colonne. Il testo è giustificato laddove ci sono dei paragrafi, ma vediamo anche qualcosa che potrebbe essere un lungo elenco, con testo che non arriva alla fine della riga e che quindi risulta allineato a destra, visto che è l'arabo si scrive da destra a sinistra.
Volendo continuare il nostro viaggio in Africa, troviamo sul sito Readex una copia del primo giornale destinato ai neri, l'"Umshumayeli Wendaba.", col punto finale.
In realtà quello che vediamo è una prima pagina del gennaio 1841. Quattro anni dopo l'inizio delle pubblicazioni, e si era arrivati solo al numero 14.
Il formato è quello di un libro: una decina di parole per riga, righe a tutta pagina.
La testata è scritta in grassetto, tutto in maiuscolo, in caratteri senza grazie.
Segue il numero e qualcosa che forse è un motto, scritto in corsivo. Sulla riga successiva c'è scritto "gennaio 1841.", tutto in maiuscolo e col punto finale. Segue qualcosa che potrebbe essere un titolo, "isihambelo ga sembo.", tutto in maiuscolo e col punto finale. Tutto ciò è pressoché nelle stesse dimensioni del testo. A parte la testata, non ci sono caratteri display. A parte una doppia riga orizzontale, corta, sotto la testata, e una singola riga orizzontale corta sotto il titolo, non ci sono elementi grafici.
L'articolo si apre con la scritta "Nkosi, -" in maiuscoletto e molto indentata, che potrebbe essere il luogo da cui arriva la notizia.
I paragrafi successivi sono di testo giustificato, con prima riga indentata.
Vedo parecchi apostrofi, ma non mi pare che questa lingua richieda lettere accentate particolari.
Il sito mostra in anteprima altri giornali stampati in Africa tra il 1835 e il 1925.
Vediamo quacosa di più normale, col testo suddifiso in colonne, le pubblicità con illustrazioni e l'uso di caratteri fantasia.
La prima pubblicità che mi colpisce ha a che fare con una collezione autunno-inverno, apparsa su Johannesburg Times nel 1898.
Viene lasciato attorno alla scritta uno sproposito di spazio bianco con questo sistema: la frase "non quello che diciamo, ma quello che facciamo, conta.", viene suddivisa una parola per riga. E ogni parola è indentata di più rispetto alla precedente, tanto che l'ultima risulta allineata a destra.
Tutte sono in maiuscole senza grazie, tranne l'ultima che è in un serif grassetto, lettere minuscole tranne l'iniziale, e in dimensioni maggiori.
I caratteri delle testate sono diversi e inaspettati. Troviamo vari gotici stile old english per Nigerian Times, Johannesburg Times, Liberian Register, Cape Times, Eastern Province Herald, The Cape Daily Telegraph e Cape Mercantile Avertiser. Ci sono diversi Tuscan per O Mocambique e The Trasvaal Argus.
L'Al Moghreb Al-Aksa ha caratteri arabeggianti. Poi ci sono vari slab e sans.
Il più improbabile si chiama Munno, e ha il nome composto con capolettera ornati.





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