Ok. Il Boston Morning Post. L'IA e i giornali ottocenteschi
Tutti conoscono e usano la parola OK, ma senza averne indagato l'origine. E in effetti esistono varie leggende in proposito. Quella che va per la maggiore parla della moda che si era diffusa, nella prima metà dell'Ottocento, di inventare buffe abbreviazioni delle parole che usavano non le lettere iniziali, ma il suono iniziale.
Secondo questa versione, OK sarebbe l'abbreviazione di "all correct", appunto perché la a di all si pronuncia o e la c di correct si potrebbe scrivere anche con la k.
Sul web circola anche una foto del più antico articolo di giornale in cui sarebbe comparsa la parola, pubblicato il 23 marzo del 1839 sul Boston Morning Post.
La parola era stata scritta in corsivo, e coi punti, "o.k.", seguita dalla spiegazione "all correct" tra i due trattini.
La foto più diffusa mostra il paragrafo in questione subito sotto il nome del giornale, scritto col punto finale come si usava all'epoca, e la data, ma non è chiaro a che pagina e in che punto comparissero questi elementi.
Pochi giorni fa il blog Weird Medieval Guys ha dedicato un post all'etimologia di OK, contestualizzandola.
All'inizio intorno al 1830 nasce a Boston la penny press, una forma di giornalismo che puntava sulla vendita di copie a basso prezzo e stampate in grande quantità. Se fino ad allora i giornali si rivolgevano solo agli intellettuali, con la penny press nasceva l'esigenza di attirare ogni tipo di pubblico, per cui le pagine vennero farcite di qualunque contenuto pensato per attrarre nuovi lettori. Tra le altre cose, c'era anche l'umorismo e i giochi di parole.
Nel post vengono inserite anche le foto di alcuni esempi, inclusi alcuni acronimi lunghi e improbabili.
Un acronimo simile a OK che venne usato in quel periodo fu OW, che sta per all right (dato che wright e right si pronunciano allo stesso modo).
Anche famosa citazione del primo uso della parola "o.k." viene riportata in foto, solo che non è la foto dell'articolo originale. E' scritta in un carattere diverso, e le righe sono molto più lunghe rispetto a quelle di un quotidiano.
Il Boston Morning Post venne fondato nel 1831 e ha cessato le pubblicazioni nel 1956.
Allinizio degli anni Venti si chiamava semplicemente The Boston Post, e aveva il nome scritto in old english, come si può vedere nella foto che compare su Wikipedia. Nell'articolo c'è anche un riferimento alla prima apparizione di OK.
Sul web si vedono varie versioni della testata: quella con scritto "Boston Morning Post.", tutto maiuscolo e col punto finale, quella in gotico con la stessa scritta, ma in minuscolo tranne le iniziali, quella con scritto solo "Boston Post.", sempre in old english, e quella con scritto "The Boston Morning Post.", tutta in maiuscolo in una sorta di Bodoni Black.
OK divenne poi l'abbreviazione di Old Kinderhook, il soprannome del presidente degli Stati Uniti d'America, che venne usata nella campagna per la sua rielezione: i suoi OK Club diffusero lo slogan "Vote for OK", contribuendo a radicarla nella mentalità collettiva.
Lo racconta il blog in italiano Non Sono Ipocondriaco, mettendoci due foto dello stesso articolo, una attaccata sotto la testata gotica del giornale, l'altra sotto il nome scritto in caratteri romani e la data.
Il post si conclude con un articolo del Daily Picayune del 1844, dove ci si lamenta di un'altra abbreviazione che si stava diffondendo, CK per dire Couth Karolina. Con le iniziali sbagliate della South Carolina, e uno spelling molto discutibile. L'articolo dava per scontato che chiunque conoscesse il significato di OK: "O.K., lo sanno tutti, può essere oll korrect..."
Vogliamo concludere con la consueta dose di disprezzo nei confronti dell'intelligenza artificiale, che ormai sta diventando una triste costante di questo blog?
Ho cercato con Google Immagini, e ho cliccato sulla foto del famoso articolo del giornale di Boston, che rimandava a Facebook.
Senonché nel post in questione non c'è più quella foto, ma un'immagine realizzata con l'intelligenza artificiale, con una spiegazione in qualche lingua indiana in cui si riconoscono solo "OK", "All Correct" e "Oll Korrect", più la data 1839.
Nell'immagine generata si vede una stanza con delle librerie al muro e tanti tavolini con fogli, libri e penne d'oca. Sulla parete grigia c'è un grosso cartello che dice "Boston Morning Post", tutto in maiuscolo, bianco su fondo nero.
A centro stanza c'è un tale vestito come nell'Ottocento, alle prese con una macchina di ferro che mi sembra una di quelle presse per spianare la pasta. Da lì esce un foglio in cui c'è scritto, su due righe a tutta larghezza, "oll korrect", tutto in maiuscolo in caratteri sans serif.
Davanti a tutto, compare la scritta OK, in caratteri serif luminosi.
La generazione di immagini con l'intelligenza artificiale è una delle principali piaghe che stanno avvelenando internet al momento. Prima di tutto mostrano situazioni completamente insensate che non insegnano niente sul passato. In secondo luogo, mano mano che diventano indistinguibili dalle foto vere, diffondono informazioni false a persone che le prendono per buone.
Anche sapendo che l'immagine è finta, questa costruisce un immaginario che può riemergere in seguito senza un legame diretto con la fonte inattendibile, e può influenzare la nostra visione del mondo e le nostre azioni.
Davvero le presse da stampa avevano quella forma? E veniva messa in mezzo ai tavoli dei giornalisti? E davvero c'erano tanti calamai su ogni tavolo? E così tanti tavoli?
Cercando al volo, non mi pare che ci siano sul web ricostruzioni di una redazione ottocentesca, quindi l'IA da dove ha preso ispirazione? Può avere fatto un miscuglio di dettagli provenienti da epoche diverse. Certe cose magari le ha azzeccate, certe altre no.
La pressa aveva quella forma lì? Non c'era ancora il torchio tipografico a vite verticale? Forse a Boston no. Trattandosi di penny press, può anche essere che il giornale finito venisse stampato con una pianocilindrica a vapore. Il Times di Londra la usava già dal 1814. Ovviamente la macchina si trovava fuori dalla stanza dei giornalisti, perché sferragliava e doveva essere manovrata dagli operai, che caricavano carta, inchiostri e forme cogli articoli impaginati. Per verificare l'impaginazione del giornale ci sarà stata sicuramente una tirabozze manuale in redazione, ma i testi andavano composti prelevando una lettera alla volta dalle casse di caratteri. E dove sono le casse, nell'immagine? Ci sono solo scrivanie con libri e penne d'oca!
Il fatto che ci siano vari calamai su ogni tavolo potrebbe non essere accurato. Ma è accurato il dettaglio delle penne d'oca?
Dice Wikipedia che la fabbricazione e vendita di penne d'oca fu un'industria importante fino alla metà del diciannovesimo secolo. Nel 1830 l'Inghilterra importava ventiquattro milioni di penne e la Germania cinquanta milioni. La Banca d'Inghilterra ne usava un milione e mezzo all'anno. Però manca la fonte di questa informazione.
Ogni oca produce cinque penne utilizzabili su ciascuna ala.
Però sempre Wikipedia dice che le penne con pennini metallici furono vendute su larga scala a Birmingam già nel 1822.
La prima macchina da scrivere ad avere successo commerciale invece venne prodotta solo nel 1865 da Sholes and Glidden, ed è conosciuta anche col nome di Remington No.1.
Cerco qualche foto antica autentica sul web.
Trovo solo la redazione della Reuters nel 1900.
Vediamo che il mobilio non è grezzo come quello dell'immagine IA. Le scrivanie hanno tanti cassetti, le sedie sono fatte a colonnine coi braccioli, le lampade pendono dal soffitto anziché essere appoggiate sul tavolo. Ma la foto risale a sessant'anni dopo e riguarda una redazione che non stampava un giornale ma forniva notizie tramite telegrafo.
Sul sito dell'Università dell'Illinois si vede una vignetta del 1869. Un locale con la scritta Rocky Mountain News. Al centro c'è un torchio da stampa a vite verticale, manovrato da due persone. A sinistra si vedono due tipografi che prelevano caratteri dalle casse tipografiche. Una risma di fogli è appoggiata a terra. A destra è raffigurato il giornalista che scrive. Non con una penna d'oca.
Sul fondo si vede anche qualcosa che sembra un tubo da stufa. Per riscaldare o per fondere i caratteri?
Armi da fuoco dappertutto, ma quello era appunto per fare satira sulla "neutralità armata" del giornale, forse in riferimento alla guerra civile americana si era conclusa pochi anni prima.
Le presse a vapore non si diffusero contemporaneamente ovunque. Mentre i grandi giornali di città già stampavano con le nuove tecnologie, nei piccoli quotidiani di provincia e del west si continuavano ad utilizzare i vecchi sistemi.





Commenti
Posta un commento