Presse da stampa e fattorie
Il sito Farm Collector è dedicato alle vecchie apparecchiature in uso nelle campagne in America. Nel 2009 ha pubblicato un bell'articolo incentrato su un certo Jim Daggs, che nel corso di un'iniziativa aveva dato una dimostrazione di come funzionavano le vecchie presse da stampa a vapore.
Certo, le presse da stampa non c'entrano niente con le fattorie, apparentemente, ma bisogna tenere conto che prima che fossero inventate radio e tv i giornali erano fondamentali per restare in contatto col mondo esterno, e i giornali locali erano importanti per costruire il senso di comunità. Gli annunci di matrimonio, i necrologi, le offerte di lavoro, le pubblicità delle aziende locali, i resoconti delle attività svolte sul posto, le decisioni delle autorità, le notizie sui crimini... tutto passava attraverso la stampa locale.
Daggs ha veramente lavorato per un giornale del genere, nell'Iowa. Gli abbonati erano soprattutto agricoltori quindi le notizie che venivano selezionate erano quelle che potevano interessare loro.
Nella prima foto che si vede accanto all'articolo c'è Daggs alle prese con una vecchia macchina da stampa, una pianocilindrica Babcock. Si può riconoscerei n alto il piano su cui si sarebbero appoggiati i fogli da stampare, sotto c'è il grosso cilindro, e più in basso il letto scorrevole su cui esercitare pressione. A sinistra si vede una ruota con una cinghia che collega la macchina ad un'altra macchina verde che si intravede di sfuggita sulla destra.
In un'altra foto c'è questa macchina verde nel dettaglio: è una macchina a vapore. Già, perché le presse di questo tipo erano in funzione prima che l'elettricità divenisse disponibile a tutti. Inizialmente funzionavano collegate a una macchina a vapore, dove un cilindro faceva ruotare un meccanismo che tramite una cinghia trasferiva il movimento alla pressa. In seguito vennero usate macchine a "gas", non si dice di che tipo (potrebbe anche essere gasolio o giù di lì).
Quando Daggs ha iniziato a lavorare gli hanno insegnato come comporre a mano il testo da stampare. Poi ha imparato a digitarlo sulla tastiera della Linotype. Poi ha visto l'arrivo della fotocomposizione, con macchine apposite da cui usciva carta o pellicola fotografica col testo composto, che poi bisognava ritagliare con cura e incollare. E mentre il mondo andava verso il digitale, lui è rimasto affezionato alle vecchie tecniche della stampa in rilievo, e ha conservato materiali e competenze, esposte ora a Mount Pleasant, nell'Iowa.
Ancora ragazzo, ha iniziato a stampare in proprio con una Chandler & Price comprata per 25 dollari.
E' stato un agricoltore a permettergli di mantenere in funzione le sue macchine da stampa dopo che sono diventate obsolete. Non ci sono più pezzi di ricambio, quando qualche componente di ferro si rompe lui riesce a effettuare le riparazioni grazie alle attrezzature di una locale fattoria.
Gli aneddoti che racconta sono interessanti: quando si rompeva la pressa di un quotidiano si chiamava un altro quotidiano e si chiedeva di poter usare la loro pressa. Ci si dava una mano reciprocamente anche si era in concorrenza.
Anche le prime linotype potevano funzionare con l'energia del vapore. Ma visto che una redazione poteva avere parecchie linotype, non c'era un motore a vapore per ciascuna di loro: c'erano degli alberi di trasmissione che attraversavano tutta la stanza, e le varie linotype vi venivano collegate con delle cinghie.
Una piccola tipografia di provincia doveva avere una pressa grande, altre presse più piccole, armadietti per i caratteri, almeno una linotype e un forno dove squagliare le righe già composte per ottenere il materiale con cui comporre le righe di testo nei giorni successivi.
Lavorare con tutte quelle apparecchiature poteva comportare dei rischi. In molti hanno perso qualche dito tra gli ingranaggi. Uno dei primi lavori che l'intervistato ha svolto riguardava la fusione delle righe di testo in piombo dopo l'uso: "Ho ancora le cicatrici che me lo ricordano".
Scorrendo a destra e sinistra si possono vedere altre foto scattate durante la dimostrazione.
In una si vede il banco coi vari testi in rilievo composti e gli strumenti del mestiere, dietro il quale si vede la pressa da stampa e Daggs che la fa funzionare.
A differenza dei modelli successivi, che avevano dei sistemi automatici in grado di prelevare i fogli, qui era un operatore che doveva inserire i fogli uno alla volta. I grandi fogli che si usavano per stampare il giornale due pagine alla volta venivano appoggiati in alto, su un piano che si trovava al disopra del cilindro. Per poterli maneggiare, il tipografo doveva salire su una piattaforma che si trovava a lato del cilindro. Il cilindro aveva un diametro che andava dai piedi alla vita del tipografo, a occhio e croce un metro.
Vediamo poi foto dei caratteri in rilievo, di stampe d'epoca e stampe moderne fatte con lo stile di quelle d'epoca, quando per movimentare il testo sui manifesti si cambiava carattere da una riga all'altra.
Mi sembra di capire che le attrezzature siano parte di una esibizione permanente in uno dei musei di Mount Pleasant, nell'Iowa, ma non trovo un sito web moderno e funzionante. C'è solo qualche foto sul Old Threshers, risalente al 2006, nelle pagine dedicate al Richard E. Oetken Heritage Museum.
Sul sito c'è anche un conto alla rovescia fino al prossimo raduno dei Midwest Old Threshers: 243 giorni: se ne parla il 3 settembre prossimo.




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