Times Old Roman?

Nella pagina di Wikipedia in inglese dedicata al quotidiano londinese Times c'è un paragrafo dedicato al carattere tipografico e una lunga citazione firmata dal direttore tipografico Dan Rathigan. 

Il motivo per cui pensando al Times si pensa al carattere tipografico è che il font disegnato per questo giornale è poi stato installato di default sui personal computer in uso in gran parte del mondo, ed è ancora usato da molti come scelta standard. Il 2025 si è chiuso con una polemica tipografia attorno alla scelta del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che è in pratica il Ministero degli Esteri, di usare solo il Times New Roman nelle sue comunicazioni ufficiali accantonando il Calibri che era stato scelto da una commissione che voleva garantire l'inclusività per le persone con problemi alla vista, sotto l'amministrazione precedente. 

Il Times New Roman è stato disegnato nel 1931, ha fatto il suo debutto sul giornale londinese l'anno successivo, e dal 1933 è stato messo in vendita sul mercato.

Sul Times è rimasto in uso fino all'inizio degli anni Settanta. A quel punto l'evoluzione tecnologica ha portato a cinque cambi di carattere: Times Europa, Times Roman, Times Millennium, Times Classic e Times Modern. Quest'ultimo è entrato in servizio nel 2006. 

Dice Rathigan: "Ecco la notizia: il font che ha preceduto il Times New Roman non era conosciuto come Times Old Roman. Cavolo! Pensateci: perché mai qualcosa deve essere conosciuta col nome "vecchio" prima che ci sia una nuova versione?"

E aggiunge che dai documenti risulta che i caratteri usati prima del Times New Roman non avevano un nome formale. 

"Erano un pacchetto di caratteri originariamente fabbricati dalla Miller E Co. (poi Miller & Richards) a Edimburgo intorno al 1813, che venivano generalmente definiti "moderni". Quando il Times ha iniziato a usare le monotype e le altre macchine per la composizione a caldo nel 1908, questo disegno venne riprodotto dalla Monotype per le sue attrezzature. Per quanto ne so, sembra che il Monotype Series no. 1 - Modern fu usato fino al 1932." 

Il fatto che esista un carattere senza nome e senza autore può sembrare un'assurdità al giorno d'oggi, ma bisogna tenere conto che il concetto di famiglia di caratteri tipografici non è sempre esistito. 

In origine, a partire dal Quattrocento, i primi stampatori dovevano fabbricarsi in proprio anche i caratteri che avrebbero utilizzato. Quindi non gli davano nessun nome commerciale. In seguito nacquero le fonderie separate che vendevano i caratteri ai tipografi. Ma non solo non esistevano i font digitali scalabili; il fatto è che non esistevano neanche i pantografi per riprodurre identico lo stesso disegno in dimensioni diverse. Che neanche aveva un senso particolare, tenuto conto che le lettere in piccole dimensioni devono avere caratteristiche diverse da quelle in grandi dimensioni. Quindi una volta che una fonderia aveva finito di realizzare le matrici per un carattere di un certo tipo doveva riportare lo stesso disegno, o un disegno simile, in una dimensione maggiore o minore, e poi in un'altra, e in un'altra e in un'altra ancora. 

Le fonderie fino all'inizio dell'Ottocento non avevano un catalogo di caratteri fantasiosi tutti diversi uno dall'altro come avviene al giorno d'oggi. Avevano soprattutto caratteri serif in tutte le dimensioni pensati per un uso soltanto: quello dei testi di libri e periodici, non certo per usi display e pubblicità. 

Quindi il nome a cui erano associati era quello generico che indicava la dimensione, a cui veniva aggiunto un numero se c'erano vari font diversi nella stessa dimensione (più stretto, più largo, più pesante...)

All'inizio dell'Ottocento Bodoni inventò casualmente i nomi propri dei caratteri (che cambiavano a seconda della dimensione) e il concetto di famiglia (accorpando romano e corsivo sotto lo stesso nome). 

Inoltre fino a quasi tutto l'Ottocento il disegno dei caratteri tipografici era considerato una normale attività industriale, non certo un'opera d'arte. Conosciamo il nome di chi ha realizzato il disegno sulla scatola delle nostre merendine, o di chi ha disegnato i fari della nostra auto? Ecco, le fonderie dell'epoca non scrivevano i nomi degli autori sui cataloghi accanto ai loro font, anche perché l'attività del disegnatore di caratteri non era individuale come è oggi. C'era un direttore del dipartimento che prendeva le decisioni e dava le direttive al proprio staff, per cui potevano essere disegnatori diversi a lavorare allo stesso progetto, e magari a dover sviluppare il disegno in modi diversi rispetto a quello che avrebbero voluto. 

Solo verso l'inizio del Novecento nacque l'idea di creare un'intera famiglia di caratteri a partire dallo stesso disegno, assegnarle un nome commerciale e associarla al nome dell'artista che ci aveva lavorato 

Il nome associato al Times New Roman è quello di Stanley Morison, consulente della Monotype Corporation, che aveva criticato in un articolo il carattere tipografico in uso sul Times fino a quel momento, perché non più al passo con i tempi. 

Tuttavia alla voce Designers il sito Fonts In Use ci mette anche il nome di Victor Lardent. 

Dice Wikipedia in inglese che il Times New Roman è stato creato da Victor Lardent nella sede inglese della Monotype. Lardent era un artista del reparto pubblicità del Times, che agì sotto la supervisione di Morison. 

Il punto di partenza fu un font già esistente chiamato Plantin. 

Il Plantin era ispirato al lavoro di un incisore cinquecentesco, Robert Granjon. Il genere veniva chiamato old style, in contrapposizione agli stili che erano stati messi a punto nei secoli successivi, quindi il nome del Times New Roman fu Times Old Style. 

Ma l'aneddoto che ha dato l'avvio al testo che abbiamo letto prima lo troviamo citato nella sezione Usage dell'articolo di Wikipedia in inglese che riguarda questo carattere: "dato che la copertina del Monotype Recorder comparava il Times New Roman con un esempio del carattere precedente indicato come Times Old Roman, alcuni scrittori hanno pensato che il precedente carattere in uso al Times fosse chiamato così, cosa che non è".  

La fonderia di Miller, scozzese, ha lasciato un segno nella storia della tipografia mondiale, tanto che ancora oggi alcuni font digitali vengono definiti scozzesi. 

Su Google Fonts nella categoria Serif insieme con Didone, Transitional, Old Style, Fatface e Slab c'è la categoria Scotch. 

Contiene solo 16 famiglie. La prima che viene proposta è la IBM Plex Serif, che effettivamente mi ricorda molto i caratteri ottocenteschi ed è pure completa: 14 stili. 

Al secondo posto c'è Instrument Serif, che ha solo due stili (Regular e Italic) ma ha un aspetto molto più rétro. Autori Rodrigo Fuenzalida e Jordan Egstad. 

La descrizione non dice niente di preciso, ma se dovessi impaginare qualcosa in stile ottocentesco ne terrei conto, sebbene le lettere siano strettissime rispetto a quelle in uso sul Times all'epoca. 

Il Trocchi pure ha un aspetto ottocentesco, anche se non mi piace la g a un solo occhiello. I numeri sono minuscoli.

I numeri sul Times ottocentesco avevano le estremità a bottone. L'IBM Plex serif ha questa caratteristica, ma R e t non hanno l'estremità inferiore curvata all'insù. 

Instrument Serif ha la t come quella ottocentesca, ma le estremità dei numeri sono spesso senza grazie.

Esiste un font digitale derivato direttamente da uno di quelli realizzati dalla fonderia scozzese nell'Ottocento. Si chiama Miller, ma non è identico a quello usato dal Times.

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