War! Il New York Post
Il titolo più grande che sia mai comparso su un quotidiano potrebbe essere quello scelto dal Messaggero il giorno dello sbarco sulla luna. Dato che non c'erano immagini di qualità dell'allunaggio, se non quelle televisive e che anche la stampa era in bianco e nero, la decisione fu quella di scrivere "luna" coi caratteri più grandi e stretti che fosse possibile. Tempo fa avevo ipotizzato che fosse un corpo 720. Qualcosa di abbastanza irripetibile: per fare un titolo grande serve una notizia molto importante, una parola corta e un formato di grandi dimensioni.
E i giornali di oggi sono molto più piccoli di quelli degli anni Sessanta.
Adesso mi è capitata davanti agli occhi un'altra apertura tipografica molto simile: è quella del New York Post che nel 1991 annuncia l'inizio della Guerra del Golfo. L'apertura dice "War!", tutto in maiuscolo, in caratteri sans serif stretti e pesanti, con tanto di punto esclamativo finale.
La scritta occupa tutta la parte centrale della pagina.
Se all'epoca il formato del giornale era già tabloid, con pagina alta 43 centimetri, le lettere sarebbero alte più di 18 centimetri, ossia più di 500 punti tipografici.
Il sommario sotto è un elenco puntato, con grossi punti quadrati , e due soli punti: "I jet americani bombardano Baghdad" e "Colpito il palazzo di Saddam". Il font utilizzato è qualcosa del genere Futura.
Le lettere del titolone invece sono in caratteri stretti. La R ha la gamba un po' ondulata.
Provo a cercare con What Font Is. Alcuni risultati si avvicinano di più, altri di meno.
Un'ottima alternativa può essere il Final Edition JNL, di Jeff Levine. "Un classico disegno senza grazie per caratteri in legno, il Final Edition è stato modellato sui veri titoli trovati negli esempi online di un vecchio quotidiano", dice la descrizione, senza specificare quale.
Comunque, la parola "War" che compare sul Post è più compatta di quella che viene fuori usando il font di Levine con le impostazioni standard: sul giornale il tratto obliquo della W e quello della A si fronteggiano a distanza molto ravvicinata, e la A e la R quasi si sfiorano, in basso.
Qualcuno su Reddit ha scritto che sulle pagine del New York Post si poteva vedere in uso il CG Gothic No4 della Monotype.
Scrive Fonts In Use che il CG Gothic è un miscuglio di cinque font diversi, di cui quattro numerati, assemblato da Compugraphic prima del 1980.
Il Numero 4 è simile al Gothic No. 13, un adattamento dei senza grazie condensati della fine del diciannovesimo secolo fatto dalla Linotype. Il sito ne cita un paio che possono essere stati fonte di ispirazione. Anche qui comunque manca il nome del disegnatore e anche l'anno in cui è stato lanciato sul mercato.
Sei usi segnalati.
Non tutti sanno che il New York Post è un giornale con una storia lunghissima: è stato fondato nel lontano 1801 col nome di New-York Evening Post. Originariamente era in formato broadsheet, ossia molto grande, e anche i contenuti erano abbastanza seri.
Nella prima metà del Novecento è diventato tabloid nel formato. Nel 1976 è stato acquistato dalla News Corporation di Rupert Murdoch, che lo ha trasformato in un tabloid sensazionalistico. Oggi dà molto spazio a gossip, cronaca nera, sport, ed è accusato di distorcere le notizie politiche per adattarle agli interessi dell'editore. E' visto praticamente come una barzelletta a confronto con l'autorevole New York Times che viene pubblicato nella stessa città e che è un punto di riferimento per i giornalisti di tutto il mondo.
I titoli della sezione Opinioni del sito, ieri: "Una lettera alle persone coraggiose dell'Iran, dalla California"; "Bernie Sanders voleva forse dimostrare che i socialisti non hanno cuore"; "Letitia James è molto chiara: non ci sono limiti a denunciare o molestare gli ebrei a New York".
I giudizi raccolti da un utente che ha chiesto un parere un paio di anni fa su Reddit sono veramente sprezzanti.
La più famosa prima pagina del Post non riguarda un fatto di importanza storia. Il titolo di apertura era "Headless body in topless bar". Un corpo senza testa era stato ritrovato in un locale, nel 1983. Topless letteralmente significa senza la parte di sopra. Normalmente si riferisce ai costumi da bagno, ma qui ovviamente l'accostamento al cadavere senza testa è abbastanza di cattivo gusto.
Nel 2015 lo stesso giornale aveva dedicato un articolo alla notizia che un giornalista era stato bloccato all'ingresso del parlamento australiano perché aveva stampata sulla maglietta questa prima pagina che era stata considerata offensiva da una delle guardie.
Proprio nel 2015 morì l'autore di quel titolo. Perfino il New York Times gli dedicò un articolo.
La testata del giornale oggi è inconfondibile: caratteri senza grazie condensati e obliqui, outline e con spessore in ombra a sinistra e in basso.
Sul primo numero, nell'Ottocento, il nome era scritto in normali caratteri romani neanche tanto grandi: "New-York Evening Post.", tutto in maiuscolo, col trattino tra le parole New e York e il punto finale come si usava all'epoca.
Per il duecentoventesimo anniversario dalla fondazione, nel 2021, il sito ha pubblicato una foto della prima prima pagina.
L'impaginazione era a cinque colonne, i titoli erano credo nella stessa dimensione del testo, solo tutto in maiuscolo. C'erano capolettera da due righe. Nella seconda e terza colonna si ripete lo stesso disegno di una nave accanto ad ogni paragrafo. Era un bollettino delle navi in partenza? Sembra di sì, ma nella foto il testo non si riesce a leggere.
Volevo vedere se qualcuno aveva parlato delle scelte tipografiche del New York Post. Cerco "New York Post font" con Google e mi esce un'AI Overview che blatera a proposito del Cheltenham: "Il New York Post usa una miscela di font, ma la loro iconica testata e i titoli in grassetto spesso sono affidati su uno stile con grazie slab o forti, personalizzato, simile al Cheltenham Bold Extra Condensed per i titoli, contrapposto con senza grazie come Franklin gothic per i sommari, con versioni più vecchie che usavano un blackletter personalizzato per il logo".
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| Il Cheltenham si usa sul New York Times, non sul New York Post! |
Il Cheltenham è notoriamente il segno di riconoscimento del New York Times, che stampa i titoli relativamente in piccolo lasciando spazio agli articoli, laddove il Post oggi riempie la prima pagina con una o più foto, coi titoli che si sovrappongono, magari in bianco e interagendo coi contenuti delle immagini, ad esempio con alcune lettere nascoste in parte dalla testa o dalla mano del personaggio fotografato.
Il riferimento al blackletter mi pare sospetto. Più sotto si dice che per il logo "storicamente si usava uno stile blackletter (gotico), ma versioni più nuove potrebbero avere un lettering personalizzato..." eccetera eccetera.
Siccome la prima testata era in caratteri romani, mentre il gotico è un altra caratteristica del New York Times, e in inglese i senza grazie vengono chiamati gotici, ho pensato: vuoi vedere che l'AI ha fatto confusione di nuovo col Times?
Che può anche essere, ma in questo caso ci ha anche azzeccato.
Perché a metà ottocento il giornale aveva veramente la testata in un old english. All'epoca si chiamava "The Evening Post.", col punto finale. Le colonne erano ben nove, senza disegni, fotografie e titoli che si allungassero su più colonne.
La testata del giornale si estendeva solo sulle cinque colonne centrali, come si può constatare sul sito Newspapers.com, dove si possono consultare varie copie risalenti alla prima metà del diciannovesimo secolo.
Sul web si può vedere anche una prima pagina del 1975. Qui i caratteri della testata sono senza grazie, ma con aste a spessore variabile, con l'aggiunta di un'ombra grigia sulla sinistra, e in lettere minuscole escluse le tre iniziali.
Le colonne erano scese a sei, c'era ancora parecchio testo in prima pagina, niente righe verticali tra una colonna e l'altra, e foto in bianco e nero.






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