Zenitha Classic. Il bone effect

I font più scaricati su Dafont nelle ultime ore nella categoria Basico sono Coolvetica di Typodermic, Lemon Milk di Marsnev e Bebas Neue di Dharma Type. 

Sono tutti senza grazie, ma solo il primo ha anche le minuscole, gli altri due sono composti di sole maiuscole.

Sono tre colossi: rispettivamente 15, 24 e 25 milioni di download totali. 

Al quarto posto troviamo invece lo Zenitha Classic di Mans Greback, che di download totali ne ha solo 167 mila, di cui meno di tremila ieri. 

Si tratta di un serif maiuscoletto. 

Mentre le maiuscole piccole hanno un aspetto classico, le maiuscole grandi si fanno particolarmente notare perché sono ingombranti. Nel nome, la Z ha il tratto inferiore svolazzante che va a sottolineare la lettera successiva e anche una parte di quella dopo. La C va a circondare la lettera successiva. 

Non si tratta di varianti contestuali: è quella la forma base delle maiuscole. 

Ecco perché è meglio non usare tutte maiuscole grandi insieme ma utilizzarle solo come iniziali di parola. 

Greback è un autore molto prolifico su questa piattaforma: ha caricato 711 tipi di carattere. 

Lo Zenitha è solo il terzo tra i suoi più scaricati di ieri. Al primo posto che il Chandia, che ha totalizzato poco meno di 6 mila download, seguito dallo Swirly Canalope, che si è avvicinato a 5 mila. 

Entrambi sono corsivi calligrafici, il primo coi tratti leggeri, le maiuscole svolazzanti e le lettere unite, il secondo invece più simile allo stampatello a lettere separate, ma con tratti più pesanti, seppure con contrasto. 

L'ultimo della lista, per Greback è il Social Science. Maiuscole senza grazie black con brutte maiuscole corsive al posto delle maiuscole. 

Ovviamente non va usato come si vede nell'anteprima automatica ma come si vede nello specimen, dove la parola social è scritta tutta in corsivo (maiuscole) mentre science è scritta tutta in stampatello maiuscolo (minuscole). 

Evidentemente non ha affascinato più di tanto, solo 7 mila download totali. 

E l'ultimo dei Basici, invece?

In 359ma pagina troviamo il Big Florida di Muhammad Yafinuha. 

Che sarebbe uno slab all caps con le lettere disegnate in maniera ultra-goffa. 

In lettere come la D si può notare il "bone effect", ossia la transizione brusca tra il tratto rettilineo e quello curvo. 

A proposito di bone effect mi viene in mente un video che Youtube mi ha riproposto pochi giorni fa, quello che riguarda il logo della HBO.

Uno youtuber, Bardardco, aveva notato un disallineamento nel logo dell'azienda e lo aveva fatto notare. Aveva ricevuto molti commenti arrabbiati che dicevano che sicuramente era fatto apposta. Dopodiché era stato contattato dal disegnatore del logo. Il quale non lo voleva sgridare, anzi. Gli ha inviato il disegno ufficiale che aveva realizzato lui negli anni Settanta, dove non c'era nessun disallineamento. E ha anche notato la pessima transizione tra il tratto rettilineo e quello curvo nella B. Questi problemi non c'erano nel loro originale, ma sono stati introdotti da qualcuno nella fase di digitalizzazione, o di conversione a disegno vettoriale. 

Sulle vecchie televisioni praticamente non si nota, quindi non è considerato un problema grosso, tenuto conto che HBO è un'emittente televisiva. 

Ma su carta si nota di più, e se poi un esperto va ad ingrandire e esaminare i dettagli se ne accorge eccome che il lavoro non è fatto bene. 

Perché i grafici a queste cose ci fanno caso.

L'autore del logo si chiama Gerard Huerta, autore tra l'altro del logo degli ACDC. 

Lo short che lo youtuber ha dedicato a quest'episodio è interessante, ritmato, completo. 

Unica seccatura: quando ci clicco sopra mi parte automaticamente nella traduzione in automatico realizzata dall'intelligenza artificiale. Resto dell'idea che se nessuno ha chiesto questo servizio, questo servizio non dovrebbe essere fornito di default. 

Cercando "bone effect" su Google il primo risultato che viene fuori è un altro video dello stesso youtuber, James Barnard, corto, ritmato e completo, nel quale si spiega sia quale è il problema, sia quale è la soluzione che utilizza lui per evitarlo quando disegna una lettera O

Barnard sul suo sito racconta con testo e immagini di come ha realizzato un font in un giorno solo, dall'idea al progetto finito.

Per realizzarlo ha usato il software Glyphs, che si può scaricare in versione di prova per 30 giorni, seguendo un consiglio dato dal disegnatore di caratteri Ian Barnard, che solo per coincidenza ha il suo stesso cognome. 

Il font si chiama Odibee ed è venuto fuori così bene che è stato accettato da Google Fonts, da cui ancora oggi può essere scaricato gratuitamente. 

Certo, io noto un sacco di dettagli che mi piacerebbe correggere, ma se per un progetto concluso in 24 ore non c'è male. 

Alcuni tipi di carattere possono essere completati solo in settimane, mesi o anche più, a seconda di quanti glifi si vuole inserire, di quante varianti contestuali o stilistiche, funzionalità OpenType, pesi e larghezze diverse si vogliono aggiungere, e delle eventuali versioni aggiuntive più fantasiose (outline, inline, shaded...).

Barnard ha più di 100 mila follower su Youtube e ha ricevuto la famosa targa commemorativa. Nel video in cui apre la scatola ricevuta, commenta anche il logo di Youtube, visto che lui per professione i loghi li disegna. Una cosa che fa notare è che la distanza tra l'estremità destra del triangolo e quella sinistra da i bordi non è la stessa. Dato che a sinistra c'è un'intero lato e a destra c'è solo un vertice, l'effetto visivo che si ottiene centrando questa forma nella cornice è che sia spostata verso sinistra. Non bisogna agire sulle estremità, ma regolarsi col baricentro del triangolo. 

Indovinate un po'? Anche in quel video parlava di bone effect, per via del fatto che il rettangolo rosso che compare nel logo di Youtube in realtà non solo ha gli angoli smussati, ma ha anche i lati arrotondati, proprio per evitare qualunque effetto sgradevole dovuto al passaggio da linee rette a linee curve. In pochi secondi Barnard riesce anche a spiegare come si ottiene lo stesso effetto in Illustrator. 



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