Il "macchinario" di Gutenberg inventato dai cinesi?

Il canale La Biblioteca Di Alessandria, su Youtube, ha dedicato la sua 1450ma puntata all'anno 1450.

Il video dura 44 minuti e affronta gli argomenti più disparati: la situazione in Italia e nel resto d'Europa, le difficoltà dell'Impero Romano d'Oriente, l'Asia, le civiltà precolombiane, eccetera eccetera. 

Ma il punto da cui si sceglie di partire è l'invenzione della tipografia da parte di Gutenberg, tanto che come immagine di copertina è stato scelto un quadro che raffigura il famoso inventore mentre esamina un foglio appena stampato dalla sua pressa. 

La prima Bibbia fu pronta solo nel 1455, dopo tre anni di lavorazione, ma gli esperimenti per mettere a punto la tecnica erano iniziati già da prima. 

Secondo Wikipedia "Nel 1449 gli esperimenti di Gutenberg (coadiuvato dall'incisore Peter Schoffer) erano a buon punto; i due erano in grado di comporre e stampare sia fogli singoli che libri. 

Lo youtuber accenna al fatto che in precedenza Gutenberg era rimasto coinvolto in un'impresa sfortunata, la fabbricazione di specchietti metallici da vendere ai pellegrini che sarebbero giunti ad Aachen nel 1439 ad una esposizione di reliquie dell'imperatore Carlo Magno. 

L'evento era stato rinviato a causa della piena di un fiume, e il capitale investito era andato perduto. 

Piena? Com'è che ricordavo che si trattava di una pestilenza? Wikipedia in italiano non fa riferimento a questo episodio, ma quello in inglese sì: parla di "severe flood". 

Quando si arriva a parlare genericamente del "macchinario" inventato da Gutenberg però lo youtuber prende uno scivolone. Dice: "E' vero, questa macchina era già stata inventata dall'uomo, ne esistevano dei modelli similari in Cina e in Corea, ma la diffusione che nascerà dopo l'invenzione cambierà veramente la storia del mondo..."

Dov'è l'errore?

L'errore è che né i cinesi né i coreani si erano mai sognati di inventare una macchina per stampare. 

Avevano messo a punto alcune tecniche di stampa, è vero. Anziché usare il metallo usavano il legno che era più deperibile e non permetteva la produzione in serie. Ma per trasferire l'inchiostro sulla carta non avevano altra scelta che strofinare il retro del foglio con molta cura, gradualmente su tutta la superficie per ottenere una stampa il più possibile uniforme di ciascuna lettera. Il torchio tipografico invece fu un'assoluta novità, perché permetteva di applicare una pressione uniforme su tutta la superficie del foglio contemporaneamente quando il tipografo tirava una leva. Una vite verticale trasformava la trazione orizzontale in un abbassamento del piano. 

Questo sistema della vite non venne inventato da Gutenberg: era già usato in alcune presse per pigiare l'uva. Ma Gutenberg dovette studiare numerosi accorgimenti per adattarlo al nuovo scopo: mentre in una pressa per uva non ha nessuna importanza se il piano ruota, nella stampa tipografica la rotazione del piano sbaffa l'inchiostro sulla pagina. Quindi bisognò trovare il modo per separare il piano dalla vite per ridurre al minimo i movimenti laterali. 

Gli storici fissano la fine del medioevo al 1492, anno della scoperta dell'America, ma è certo che l'invenzione della tipografia fu un vero e proprio spartiacque. 

La possibilità di stampare grandi quantità di libri in poco tempo rivoluzionò non soltanto la diffusione dei prodotti letterari, ma alterò anche la mentalità delle persone, provocando sconvolgimenti notevoli. Il primo fu la Riforma Protestante, basata sul fatto che chiunque poteva interpretare la sua Bibbia senza la mediazione della chiesa. E poi, a distanza di tempo, ci fu la Rivoluzione Americana, quella francese e l'arrivo della democrazia, che si basa sul fatto che chiunque può farsi un'idea dei problemi politici nazionali leggendo direttamente cosa dicono governo e opposizioni, e quindi ha il diritto di scegliere. 

Ma torniamo alla storia degli specchietti, perché il riferimento alla pestilenza non me lo sono inventato: il sito History Of Information nell'articolo sui primi esperimenti riguardanti la stampa scrive: "The Aachen pilgrimage of 1439-40 was postponed because of an outbreak of plague". Non parla di "flood".

Chi ha ragione?

Il sito Dublin Review Of Books dedica un articolo all'avventura degli specchietti, ma non si addentra troppo nei dettagli. 

Non dice neanche per quando era stato fissato inizialmente il pellegrinaggio, e dà per scontato che nel 1440 si svolse infine, e che è anche probabile che poi gli specchietti vennero venduti e generarono profitto, seppure in ritardo. 

L'articolo si intitola "the great pilgrim hat mirror scam", dove scam significa truffa, e mi fa venire in mente uno youtuber che poco tempo fa aveva dedicato un video a Gutenberg trattandolo da truffatore e persona inaffidabile, sulla base del fatto che nel corso della sua vita fu spesso querelato dai suoi soci per questioni finanziarie. 

Gli specchietti dovevano essere attaccati ai cappelli dei pellegrini e il loro scopo era quello di catturare i raggi benigni irradiati dalle reliquie per portarli a casa e dare beneficio anche ai loro familiari. 

La parola "scam" sta solo nel titolo.

Ma è una truffa questa? Se è così, qualsiasi souvenir può essere considerato tale. Oppure ci si riferisce al fatto che non generò i profitti promessi? Ma il rinvio del pellegrinaggio non dipendeva dalla volontà di Gutenberg, era un fattore esterno. 

Comunque niente, l'articolo non dice quale è il motivo per cui il pellegrinaggio venne rimandato. 

Ci si diverte solo a pensare al fatto che se l'impresa degli specchietti avesse avuto successo, magari Gutenberg non avrebbe lavorato alla pressa da stampa e la storia del mondo sarebbe andata diversamente. 

Cercando su Youtube qualcosa sull'invenzione della stampa in Cina il primo video che viene proposto è caricato da China Culture. C'è il montaggio frenetico, la voce rilassante, la musica di sottofondo... Insomma, le stesse tecniche con cui vengono realizzati i video per il lavaggio del cervello con l'intelligenza artificiale. Ma in mezzo alle immagini digitali, c'è anche qualche immagini reale presa dagli archivi. E quindi, per poche frazioni di secondo, si può vedere come era fatto lo strumento che i cinesi utilizzavano per strofinare il retro dei fogli di carta per stampare testi con la tecnica della xilografia, non avendo a disposizione il torchio tipografico di Gutenberg. 

Si vede per pochi decimi di secondo a 0:47, poi di nuovo a 1:03, e a 1:10, in mezzo a immagini simili che riguardano l'inchiostratura, per cui alla fine il cervello va in tilt e non capisce chi stia facendo cosa. 

E stiamo parlando del cervello di ragazzini e adolescenti, che sono quelli che hanno lasciato i commenti sotto. 

Due mesi fa uno ha scritto, a proposito del Sutra Del Diamante citato nel filmato (ossia uno dei libri stampati in Cina con questa tecnica): "Perché si trova nella British Library?". Nessuno gli ha risposto.

Ecco che cosa è internet oggi, per molti: informazioni superficiali, messaggi subliminali, impossibilità di interagire con gli altri.

Il video è di due anni fa. Il canale ha 35mila iscritti. 

E oggi? Il flusso di slop è continuo. Se imposto il filtro di Youtube all'ultima settimana trovo vari video sull'argomento. 

Uno è dedicato al Diamond Sutra e mostra l'immagine di un rotolo con scritte in cinese e illustrazioni che raffigurano monaci buddisti. Le tuniche e le cornici sono colorate in arancione. Non è una vera immagine del vero sutra. La scritta che compare in sovrimpressione è in inglese, ma la voce che racconta la storia è in una qualche lingua indiana. 

Un canale con solo 17 iscritti, 0 visualizzazioni in un giorno. 

Ma al primo posto c'è un documentario da 23 minuti, 127 visualizzazioni in cinque giorni. "The chinese system that controll?'s everything", c'è scritto sull'anteprima, con tanto di scritte sbagliate e deformi. 

Per dire che i cinesi hanno inventato la polvere da sparo viene mostrato un revolver del far west.

Quando si dice che "most rulers belived control came from armies" viene mostrato un re seduto sul trono con un enorme righello in mano. "Ruler" in inglese significa sia governante che righello

Inutile dire che il video contiene soltanto chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, e immagini insensate. 

Guardandolo non solo non ci si pone il problema se i cinesi avessero o non avessero la pressa, ma nemmeno se ce l'avessero gli europei, e ci si dimentica pure che esiste un legame tra le parole e una qualche realtà tangibile. 

Vi starete chiedendo: ma che ti salta in testa di perdere il tempo con questa roba?

Sarebbe una domanda sensata, se non fosse che girando in mezzo alla spazzatura si trovano anche dei tesori. Ad esempio, il canale NovaReel, 36 iscritti ha caricato cinque giorni fa un video che ha totalizzato 0 visualizzazioni. 

E che mostra un cinese che produce caratteri tipografici in argilla, con la tecnica tradizionale. 

Purtroppo ci manca la fase in cui stampa, quindi sotto questo aspetto non può esserci utile. Ma le cose che vengono mostrate non le ho mai viste da nessun'altra parte. 

Prima l'artigiano si procura l'argilla, la tratta, la impasta, la usa per fabbricare dei cubetti tutti uguali usando uno stampo in legno. 

Poi su ogni cubetto disegna i vari caratteri cinesi con un pennellino e inchiostro liquido. 

Incide tutte le parti su cui non c'è inchiostro. 

Poi mette tutto a cuocere in un rudimentale forno di mattoni, per indurire il materiale. 

C'è qualche altro trattamento che deve essere eseguito prima di usare questi caratteri per comporre un testo. 

Infine fissa i caratteri su un apposito supporto usando qualcosa una sostanza che ha fuso in bollitore. 

Il montaggio è perfetto, le immagini della lavorazione sono intercalate con i ritmi della natura. Non è lavaggio del cervello, si riesce a capire che cosa sta succedendo. 

Purtroppo non ci sono spiegazioni di sorta, neanche nella didascalia. 

Comunque questo mi ha ricordato una cosa, che i video di prima mi avevano fatto dimenticare: che prima dei caratteri in piombo non esisteva soltanto la xilografia, ma anche i caratteri in terracotta o giù di lì. 

E l'inventore di questa tecnica è Bi Sheng, un personaggio a cui Wikipedia in italiano dedica un articolo molto breve. 

"I fragili caratteri di Bi Sheng (incisi nella porcellana, ceramica di argilla viscosa, induriti nel fuoco e assemblati in resina) non si prestavano per la stampa a larga diffusione", dice l'enciclopedia. 

Bi Sheng visse tra il 973 e il 1051, ossia quattro secoli prima di Gutenberg!

Dice ancora l'articolo che il funzionario Wang Zhen tra il 1290 e il 1333 introdusse i caratteri mobili in legno. 

E che verso il 1490 la stampa a caratteri mobili "fu sviluppata in Cina e Corea con la realizzazione di caratteri in bronzo da parte del tipografo Hua Sui. 

Ma nel 1490 la stampa si stava già diffondendo in Europa, e qui la base della lega metallica era costituita dal piombo, con l'aggiunta di stagno e antimonio per aumentare la durezza e correggere problemi vari, come l'espansione del metallo. 

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