Il testo giustificato

 

Sul sito Strategic Culture non c'è nessun problema di impaginazione, quando lo apro col computer. Tuttavia aprendolo col cellulare, lo spazio tra le parole diventa eccessivo. Questo perché, col testo giustificato, la sillabazione è tanto più necessaria quanto più le righe sono corte. Solo che il browser non permette di sillabare. Per questo molti siti allineano il testo a sinistra, fregandosene di quello che succede sul bordo destro.

Un testo giustificato è quello in cui tutte le righe hanno la stessa lunghezza, dalla prima all'ultima lettera (o dal primo all'ultimo carattere, per essere più precisi) ad eccezione di quelle incomplete (l'ultima di ogni paragrafo). 

Il metodo più semplice per ottenere questo effetto è aumentare lo spazio tra le parole. Non deve pensarci l'utente, ovviamente ci pensa il software. Ai tempi della composizione meccanica, pure erano stati inventati degli automatismi: nelle linotype c'erano dei pezzi composti da due cunei che scorrevano l'uno sull'altro per aumentare lo spazio tra una parola e l'altra fino ad occupare tutto lo spazio disponibile.

I software moderni possono anche ridurre di poco lo spazio tra una parola e l'altra, per evitare di andare a capo per una o due lettere in più. 

Fin dalla Bibbia di Gutenberg si è scelto di giustificare il testo dei libri, e anche sui giornali e sui periodici la gran parte degli articoli vengono impaginati in questo modo. Dà alla pagina un aspetto più ordinato e razionale.

Tuttavia c'è un problema. Troppo spazio tra una parola e l'altra può sembrare fuori luogo, tenuto conto che in una riga le parole sono vicine e in un'altra sono lontane. Inoltre gli spazi di una riga si combinano in maniera imprevedibile con quella delle righe adiacenti, creando quelli che in gergo si chiamano "fiumi" o "canaletti", ossia delle strisce bianche oblique nel grigio del testo. 

E il problema è tanto più grave quanto più la riga è corta. Se io ho una riga che dice "La parola supercalifragilistichespiralidoso", e nella riga ci entrano solo una quarantina di lettere, l'ultima parola verrà tutta mandata a capo, l'articolo "La" verrà allineato sulla sinistra, mentre "parola" verrà allineato a destra, e in mezzo ci sarà un lunghissimo spazio vuoto. Un effetto pessimo. 

Per questo il sito Practical Typography ricorda che è necessario attivare la sillabazione del testo per evitare questi contrattempi.

Nella mia frase di esempio, sarà solo la sillaba finale "so" ad essere mandata a capo, e la cosa passerà totalmente inosservata. 

I software professionali per l'impaginazione, ad esempio quelli in uso sui giornali, prevedono anche altri trucchetti. Ad esempio aumentano lo spazio tra una lettera e l'altra all'interno della stessa parola se questa si trova da sola sulla riga. La stirano fino a farla diventare lunga quanto la riga. Non è una soluzione ideale dal punto di vista grafico, ma del resto un articolo si scrive con le parole che ci servono, che possono essere più lunghe o più corte indipendentemente dalle esigenze grafiche, così come le sillabe creano ulteriori irregolarità, dato che non si può andare a capo in qualsiasi punto di qualsiasi parola. 

Ho ripensato a tutto ciò l'altra mattina, quando ho aperto il sito Strategic Culture col cellulare. Il testo è giustificato, ma le righe sono molto strette. Il risultato è che molte parole venivano allontanate tra di loro in maniera spropositata. 

La sillabazione è una cosa complicata, appunto perché prevede un'insieme di regole per dividere le parole, che variano da lingua a lingua. Se nei software da ufficio o per il desktop publishing è presente un sistema di sillabazione, o è possibile installarlo, nei browser non c'è niente del genere. Inoltre, i contenuti web si adattano al supporto con cui se ne fruisce. Aprendo quel sito col mio computer su ogni riga c'entrano anche una quindicina di parole, non è un problema. Se restano da colmare 15 punti tipografici e sulla riga ci sono 16 parole, basta aumentare ogni spazio di un punto, l'effetto non si nota neanche. Ma col cellulare lo stesso testo appare diversamente. Se mi trovo due parole per riga, c'è solo uno spazio, che va aumentato di quindici punti per allineare la prima parola a sinistra e la seconda a destra. Uno sproposito! 

Per evitare il problema, l'alternativa sarebbe quella di allineare il testo sulla sinistra. Lo fanno molti siti, incluso quello che state leggendo. Vero che il contorno di destra sarà frastagliato, ma tutti gli spazi tra le parole avranno pressoché la stessa larghezza. 

L'allineamento al centro si usa per i titoli, quello a destra si può usare in casi limitati. 

Anche se un qualsiasi programma di videoscrittura da ufficio contiene l'opzione Giustifica, il risultato è diverso rispetto ai programmi che si usano in editoria. Gli algoritmi più semplici prevedono solo l'aumento dello spazio e non la sua riduzione, e il risultato non sempre è ottimale. 

Butterick sconsiglia, usando i programmi professionali, di intervenire sullo spazio tra le lettere anziché tra le parole, nelle impostazioni. I disegnatori di caratteri hanno studiato con estrema cura la distanza tra una lettera e l'altra, intervenire su quel parametro riduce la qualità dell'effetto finale. 

In origine i tipografi giustificavano a mano i loro testi, ricorrendo anche a sistemi che sono stati abbandonati. Ad esempio potevano usare o non usare abbreviazioni o legature che stringevano o allargavano le parole, oppure potevano togliere gli spazi dopo la punteggiatura o aggiungerli prima. Era facile trovare una virgola circondate da spazio bianco e qualche riga  più giù un'altra virgola stretta tra una parola e l'altra, a seconda delle esigenze. 

Le regole di oggi non prevedono di toccare questi elementi: la punteggiatura è sempre attaccata alla parola precedente e staccata dalla parola successiva. Con uno spazio singolo: un tempo si insegnava ai dattilografi che dopo il punto bisognava metterci due spazi. Un'usanza ormai superata. 

Nei programmi di videoscrittura è possibile anche indentare a piacimento la prima riga di ogni paragrafo. Questo significa che sarà più corta delle altre, e allineata a destra.

Leggo in qualche discussione online che in effetti esiste l'opzione CSS "hyphens" che permette di sillabare, specificando nel codice della pagina la lingua in uso. 

Trovo qualcosa su W3Schools, ma deve comparire un "­" nel testo. 

Il sito spiega da quale versione i browser supportano questa funzionalità (Chrome, Edge, Firefox, Safari, e Opera). 

Tuttavia non si tratta di quello che stavo cercando io: il browser non sillaba automaticamente un testo, ma lo divide o non divide solo in corrispondenza di quel particolare carattere che si chiama soft hyphen, che bisogna inserire precedentemente nel testo. 

A quanto pare è una cosa che non è utile a nessuno, tenuto conto che Wikipedia in italiano neanche accenna alla questione, che si trova sull'enciclopedia solo in inglese e in altre sette lingue (tra cui greco, giapponese, persiano e ungherese). 

Ai tempi in cui la composizione si faceva a mano, il tipografo componeva il testo e poi sostituiva gli spazi per aggiustare la lunghezza della riga.

Anche la sillabazione ovviamente doveva essere gestita dal tipografo, o dal linotipista. I computer iniziano ad automatizzare il problema ben prima del destkop publishing. Nel corso della seconda metà del Novecento gli elaboratori elettronici potevano prendere in input un testo per monotype, memorizzato magari su un nastro di carta perforata, e restituire in output un altro nastro con le informazioni per comporre il testo diviso in righe, sulla base delle istruzioni che aveva in memoria. Inizialmente il software non divideva le parole in automatico, ma calcolava quale si sarebbe trovata a fine riga e la proponeva ad un operatore che manualmente sceglieva dove spezzarla, se ricordo bene ciò che ho letto chissà dove. 

Per chi scriveva a macchina non si poneva il problema della giustificazione. A fine riga suonava un campanellino, e da quel momento in poi bisognava finire la sillaba, aggiungere il trattino e andare a capo il prima possibile. Si aveva un certo margine, ma dopo un certo numero di tasti battuti non era proprio possibile proseguire.

Il sito Mestiere di Scrivere spiega così il problema della giustificazione del testo: "Lo svantaggio, soprattutto sul web, è che si creano spesso dei buchi che rendono il testo simile a una groviera, rischio che aumenta con il restringersi delle colonne e con la frequenza di parole lunghe, per esempio gli avverbi". 

Il sito dice che è inutile attivare la sillabazione quando l'allineamento è a sinistra, o a bandiera. 

L'allineamento a destra, secondo il sito, non viene usato per il corpo del testo o per i testi lunghi, perché l'occhio fatica a ritrovare l'inizio della riga, ogni volta a un punto diverso, anche molto spostato in caso di un'ultima riga del paragrafo corta. Viene usato "per piccoli blocchi, quali didascalie, caption, citazioni o commenti a un'immagine o al testo principale, oppure per sorprendere". 

L'allineamento al centro viene chiamato "a epigrafe". Ha la caratteristica di essere simmetrico, cioè il profilo che si crea sul bordo sinistro è uguale, ma rispecchiato, a quello che si crea sul bordo destro. 

Anche qui non si deve attivare la sillabazione. 

Questo stile "è usato per gli inviti, i titoli, i certificati, le tombe". 

A me vengono in mente le frasi poetiche che qualcuno condivide sul web, di solito anche intere poesie, che sono allineate al centro.

Si solito non si dovrebbe fare: in editoria le poesie si allineano a sinistra, e poi dato che i versi di solito sono più corti della riga, si aumenta il margine sinistro in maniera tale che il blocco finisca a centro pagina. Tuttavia capita abbastanza di frequente di vedere qualcosa del genere. 

In alcuni casi è l'impaginatore che ha voluto ottenere quest'effetto, per un'immagine da spedire online o da stampare e appendere a una parete. In altri casi può essere il poeta stesso a scegliere questa opzione, nell'intento di dare alla sua poesia una forma ben precisa. 

Sul sito di Overview Editore si può vedere, sfogliando le pagine di anteprima di un'antologia poetica, una poesia a forma di fiammella (a pagina 41). In questo caso si è fatto ricorso a qualche licenza poetica, spezzando le parole indipendentemente dalle regole della sillabazione. 

Una cosa innovativa? Non proprio. Una delle più celebri pagine di Manuzio, stampata nel 1499, contiene un testo allineato al centro con righe sempre più brevi, l'ultima delle quali contiene solo un asterisco. In pratica è stata data al paragrafo una forma triangolare. 

I primi due paragrafi della stessa pagina erano di testo giustificato con prima riga indentata.

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