Le più antiche apparizioni dello zero
Wikipedia in italiano ha un articolo dedicato al manoscritto di Bakhshali, anche se non pubblica la foto del documento in questione, su cui ci sarebbe il più antico uso documentato del numero zero.
Il manoscritto prende il nome del villaggio di Bakhshali, vicino cui è stato ritrovato nel 1881. La datazione è abbastanza controversa, le date che vengono fornite sono abbastanza discordanti, ma è anche probabile che sia una collezione di fogli provenienti da epoche diverse.
Quello dove c'è lo zero potrebbe risalire al terzo-quarto secolo dopo Cristo.
Al momento è conservato nella Biblioteca Bodleiana dell'università di Oxford. I fogli che lo compongono, fatti di corteccia di betulla, sono troppo fragili per essere esaminati dagli studiosi, dice Wikipedia.
Il testo è un elenco di problemi matematici e relative soluzioni.
La scrittura usata è una forma primitiva di sarada.
La lingua è il dialetto gatha.
L'autore sarebbe un brahmino detto il figlio di Chajaka o il re dei calcolatori, il destinatario sarebbe Hasika figlio di Vasistha.
Non è chiaro se il brahmino è l'autore del testo o solo il copista.
La datazione è stata fatta nel 2017 col metodo del carbonio 14. In realtà alcune parti del manoscritto risultavano risalenti all'ottavo o al decimo secolo. La faccenda non è affatto chiara.
In precedenza la più antica indicazione dello zero risaliva al nono secolo ed era stata individuata sulle mura del forte di Gwalior, nel Mdhya Pradesh.
Nel manoscritto lo zero è indicato come un punto, detto shunya-bindu, il punto del nulla.
Nella versione inglese dell'articolo si può vedere una delle pagine. Si riconosce che è una corteccia dal modo in cui i margini sono frastagliati.
Si riconoscono i caratteri indiani, separati uno dall'altro. C'è una tabella di una sola riga e varie colonne, in basso a sinistra. E una sorta di croce con trattini e pallini in alto.
A prima vista non si vedono numeri e non si vede neanche lo zero, ma in un'altra foto c'è l'ingrandimento del dettaglio in questione, che si trova nell'ultima riga in basso, al centro. Il punto non è piccolo come nella nostra punteggiatura, ma è un grande cerchio pieni a mezza altezza.
Secondo Wikipedia in italiano il manoscritto è composto da "sette foglie di betulla". Wikipedia in inglese parla di "70 fogli di corteccia di betulla".
L'articolo mostra anche un esempio di una delle regole matematiche contenute nel documento, trascrivendo le parole originali con cui veniva spiegata e affiancando la notazione moderna con cui si descrive lo stesso principio.
Viene citata la scrittura proto-sarada, anche se non c'è il link a un articolo dedicato. Questa scrittura emerse a partire dal settimo secolo, quindi i fogli in cui compare non potrebbero essere datate ad epoche precedenti.
Comunque su Wikipedia c'è un articolo dedicato alla scrittura Sarada (o Sharada), con tanto di tabelle che nel mio browser sono popolate soltanto di quadratini vuoti: evidentemente sul mio computer non c'è nessun font installato che la supporta.
Dei numeri si fornisce solo la tabella, in cui però non vedo niente.
Passo su Omniglot, dove tutti i glifi sono mostrati sotto forma di immagini, per cui possono essere visti senza bisogno di installare niente.
Se lo 0 era un punto, l'1 aveva la forma di un cerchietto, cioè lo scambieremmo facilmente per uno zero. Il 2 aveva la forma del 3, mentre il 3 aveva 3 piani anziché 2. L'8 poteva essere scambiato per un 3 col lato superiore rettilineo.
Il 9 aveva lo stesso andamento del 9 che conosciamo, ma molto più esuberante.
Nel manoscritto di Bahshali non riconosco niente di tutto ciò.
La scrittura sarada, che questo sito chiama sharda, non si usa più dal dodicesimo secolo.
Wikipedia in italiano ha un lungo articolo dedicato al forte di Gwaylor, ma non mostra la foto dello zero.
Che compare in un'iscrizione incisa nella pietra, sotto forma di cerchietto vuoto.
Per i turisti sono state messe anche delle indicazioni che dicono "Il più antico zero esistente nella regione di Gwalior", in inglese e in una lingua indiana, con la grossa scritta "zero" inserita in un cerchio.
Dice Instagram che nel 1891 un archeologo francese aveva trovato un altro punto che indicava lo zero in una incisione nella pietra in Cambogia, a Trapang Prei, datandola al 687 dopo Cristo.
Una foto di questa incisione si può vedere sul sito dello Smithsonian Magazine. Il punto si trova tra una spirale e un simbolo zigzagante. In pratica ci sarebbe scritto 605.
L'articolo è un racconto in prima persona di un matematico che è stato più volte in Cambogia alla ricerca di questa stele che gli studiosi chiamavano K-127 ma che evidentemente non era così facile da rintracciare. Si pensava che potesse essere stata distrutta sotto il regime dei khmer rossi.
Una volta trovata, è stata trasferita in un museo di Phnom Penh, il Museo Nazionale della Cambogia, dove è facilmente accessibile ai turisti.





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