Thaana
La scrittura thaana si usa per la lingua maldiviana delle Maldive.
"Le origini del thaana sono uniche tra gli alfabeti mondiali", dice Wikipedia. "Le prime nove lettere (h-v) derivano dai numeri arabi e le successive nove (m-d) erano numeri indiani locali. Le lettere rimanenti per i prestiti e le traslitterazioni arabe sono derivati foneticamente da consonanti native per mezzo di diacritici, con l'eccezione di y che è di origine sconosciuta. Questo significa che il thaana è uno dei pochi alfabeti non derivati graficamente da un alfabeto semitico originale, eccetto per i numeri indiani".
Facile notare, nella tabella contenente le varie lettere dell'alfabeto, che le prime tre seguono lo stesso schema delle cifre, 1-2-3, che hanno un numero di tratti crescente, specie in una delle versioni arabe dove i tratti aggiuntivi si aggiungono a un tratto verticale iniziale.
La nona lettera ha proprio la forma del 9 come lo conosciamo noi, e nelle tre lettere successive vediamo pure, lontanamente, uno schema di tratti che si aggiungono.
Secondo Omniglot ci sono 340mila persone che parlano il maldiviano, in gran parte alle Madive e meno di 10mila in India.
Il sito mostra anche le lettere devanagari che dagli anni Cinquanta si usano per scrivere il dialetto mahl, e un esempio di testo scritto in thaana.
Questa forma di scrittura è stata inventata nel diciottesimo secolo, ma non si conosce il nome dell'inventore.
La prima apparizione nei documenti governativi risale al 1703. In precedenza si usava un alfabeto chiamato dives akuru.
Si scrive da destra a sinistra. Le vocali vengono scritte sopra le consonanti associate, come segni diacritici ben distanziati.
Insomma, una riga di testo in thaana appare composta di due livelli, uno con le lettere dell'alfabeto (consonanti) e sopra uno con i diacritici (vocali).
Il dives akuru derivava dal grantha.
Venne sviluppato nell'ottavo secolo.
Le lettere erano sinuose come serpentelli.
Il grantha discende dal brahmi ed è emerso dal quinto secolo. Dal grantha derivano molti alfabeti del sud dell'India e ci sono influenze sugli alfabeti sinhala e thai.
Le lettere sono più ordinata, con la presenza di parecchi segmenti rettilinei verticali o orizzontali.
I 40 alfabeti indiani, all'incirca, derivano tutti in un modo o nell'altro dal brahmi, che influenzò anche kmer e tibetani.
Derivava forse dall'aramaico o fenicio, e comparve in India circa nel 500 avanti Cristo.
La forma delle lettere era più primitiva, c'erano parecchi tratti rettilinei, circolari e semicircolari.
Alcune lettere ricordano quelle che conosciamo: alcune sembrano le nostre COD, altre sembrano VPT capovolte.
Nei numeri riconosciamo qualcosa che ci è familiare, specie in 1, 2, 3 e 9. Lo 0 era segnato come un puntino.





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