Tyndale, Junius Manuscript, Junicode
Nel 2020 I Love Typography ha dedicato un articolo alle prime traduzioni della Bibbia in inglese.
La Bibbia è stata scritta in ebraico, aramaico e greco, ma in Europa è stata diffusa soprattutto in latino, all'epoca lingua franca che si usava in tutto il continente. Mano mano che nascevano le lingue nazionali, il testo però diventava sempre più incomprensibile ai più, per cui ci sarebbe stata l'esigenza di tradurlo di nuovo. Senonché il percorso non è stato così lineare perché per vari motivi la Chiesa era contraria. E i vari riformatori che spinsero verso le traduzioni finirono in grossi guai. Tra questi, William Tyndale, che nel 1536 venne mandato al rogo per avere stampato clandestinamente una Bibbia in lingua inglese.
Tyndale ci provò due vole: la prima andando a Cologne, nel 1525. Gli andò male perché le autorità locali scoprirono il progetto e sequestrarono tutto il lavoro, tranne 31 fogli che sono sopravvissuti e sono tuttora conservati alla British Library.
Il secondo tentativo invece avvenne l'anno dopo a Worms, in Germania. Qui stampò 3.000 copie del nuovo testamento, che cercò di far arrivare in Inghilterra e Scozia.
Mentre l'edizione del 1525 era in quarto, quella del 1526 era in ottavo: più piccola, e quindi più facile da nascondere, trattandosi di un libro clandestino.
Il formato è 16,4 per 11,3 centimetri.
I caratteri tipografici usati erano diversi. Nell'edizione del 1625 vediamo in uso due font diversi: quello più grande, per i titoli è un textura, molto simile all'Old English che conosciamo tutti.
Quello del testo invece riproduce la calligrafia cosiddetta bastarda. Sempre in stile gotico, ma più influenzato dalla scrittura informale.
Diamo un'occhiata alle a, per esempio: nel titolo sono a due piani, nel testo a un piano solo.
Oppure alle o: nel titolo sono composte da parecchi tratti rettilinei, tra cui due lati verticali abbastanza lunghi. Nel testo invece sono a mandorla, ossia composte da due lati curvi.
Nel testo del 1526 invece c'è solo bastarda in tutte le dimensioni. Tra parentesi: Schwabacher.
Il sito mostra sia i dettagli delle lettere sia un paio di pagine complete. E ci fa vedere anche qualche altra cosa: il Junius Manuscript, risalente all'incirca all'anno Mille, che contiene una copia di una traduzione precedente della Bibbia inizialmente attribuita al monaco Caedmon, che non è arrivata fino a noi.
Il Junius Manuscript è conservato nella Bodleian Library.
Qui ci troviamo di fronte a una scrittura medievale molto più distante da quella che conosciamo e sappiamo leggere. E' pressoché illeggibile per chi non conosce le basi.
Ci sono abbreviazioni, lettere scomparse. Parecchio spazio tra una riga e l'altra, a causa dei tratti discendenti molto lunghi.
Le lettere di ogni parola sono molto ravvicinate, si toccano in pratica.
Non mi pare che ci sia un font moderno in grado di riprodurre lo stesso effetto. I font medievali tendono sempre ad avere un aspetto stampatello, a lettere separate, e a puntare sulla leggibilità piuttosto che sull'accuratezza storia.
Il Junius Manuscript risale a più di quattro secoli prima dell'invenzione della stampa.
Il manoscritto può essere sfogliato integralmente e gratis sul sito delle Biblioteche Bodleiane di Oxford.
Prende il nome da un certo Franciscus Junius, lo studioso seicentesco che lo lasciò in eredità all'università.
Cercando sul web "Junius Manuscript font" non viene fuori nulla di somigliante, ma ci si imbatte in un progetto chiamato Junicode, che è ispirato al carattere tipografico Pica Saxon commissionato da Junius all'epoca, una via di mezzo tra Garamond e Caslon.
Non solo la forma delle lettere è ispirata a quella dell'epoca, ma l'intero file è stato sistemato per venire incontro alle esigenze dei medievalisti, contenendo tutti i caratteri speciali e le legature necessari, nonché i caratteri greci e quelli che servono per scrivere nelle lingue moderne. Il totale arriva a circa 3mila glifi.
E' scaricabile, usabile e modificabile gratuitamente, essendo coperto da licenza Ofl.





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