1773

Su 1923 famiglie di caratteri tipografici presenti su Google Fonts, ben 1773 sarebbero classificate come "Loud". 

In effetti non mi aspettavo una cosa del genere. 

La classificazione dei font ha sempre dato qualche grattacapo agli addetti ai lavori. Non esistono dei criteri che oggettivamente devono essere adottati: dipende tutto dalla pratica e dal periodo storico. 

Tradizionalmente erano stati messi a punto vari sistemi di classificazione per venire incontro a diverse esigenze. Si distinguevano per esempio i serif transizionali da quelli rinascimentali e da quelli moderni, ma c'era una sola categoria per tutti i tipi di sans serif, e una categoria per tutti gli alfabeti diversi da quello latino. 

In epoca informatica qualcuno aveva messo a punto delle formule matematiche estremamente dettagliate. Come si fa a distinguere un font a contrasto alto da uno a contrasto medio? Si può fissare un numero ben preciso, e se il rapporto supera o non supera quel numero il carattere rientra in una categoria o nell'altra. 

Ci si è resi conto però che quando un grafico cerca un font non fa caso a questi dettagli. Se si deve annunciare una festa, non ha neanche importanza scegliere a priori se si vuole un serif, un sans, un handwriting. L'importante è che sia festoso. 

Sono stati inventati così i tag: basta cercare "party" per trovare tutti i font che corrispondono a quel criterio. Questo è quello che dice la teoria. La pratica è che ogni disegnatore sceglie quanti e quali tag assegnare ai suoi font, quindi è possibile tra i font taggati "party" un Baskerville, perché la fonderia ha deciso di aggiungere al suo prodotto tutti i tag che venivano in mente, e non si trova un Bauhaus, perché un'altra fonderia ci ha messo solo un paio di tag, tanto per fare. 

Anticamente ogni fonderia stampava il suo catalogo. Bastava sfogliare qualche centinaio di pagine per sapere tutto quello che c'era sul mercato. Oggi i font a disposizione sono decine di migliaia, non si può certo scorrerli tutti. Per questo è necessario fare in modo di restringere la ricerca.

Fino a pochi anni fa Google Fonts aveva solo cinque categorie di base (serif, sans, display, handwriting e monospace), più vari parametri tra cui scegliere. 

Con l'aumentare dell'offerta ha introdotto un certo numero di tag, non illimitato come My Fonts, ma comunque sufficiente a restringere un po' il campo. 

Ad esempio nella categoria Feeling sono presenti numerose scelte: Business, Calm, Playful, Cute, Stiff, Active, Rugged... 

Certo è meglio di niente, ma è tutto molto arbitrario. Dov'è la definizione di Loud? Chi decide se un font è Loud oppure no?

Al primo posto nella lista ci troviamo l'Oi di Kostas Bartsokas: pesantissimo, con le controforme ridotte a semplici fessure, la forma delle lettere distorte come in quelle grafiche anni Settanta che alludevano all'uso di allucinogeni. 

Al secondo posto troviamo il Modak di Ek Type, che mostra nelll'anteprima lettere indiane, credo devanagari, dai tratti molto pesanti ma molto ordinate. 

Di seguito troviamo l'Erika One e il Klimate Crisis, con lettere sans molto nere e con contrasto. 

Il Gasoek mi pare sia dedicato alla lingua coreana.

Il primo serif è l'Ultra, di Astigmatic, uno slab pesante e abbastanza festoso. 

Subito sotto c 'è il Badeen Display, dedicato alla lingua araba, dai tratti nerissimi ma ordinati. Le controforme sono sottili segmenti bianchi. 

A questo punto ecco due generi diversi: l'Alumni Sans Collegiate One è una specie di Impact con effetto comstock. Il Matemaise invece ha tutti i contorni composti da linee curve, senza angoli di nessun tipo. 

Seguono uno slab, un paio di serif, poi lo Spicy Rice, con le estremità arricciate, e il larghissimo Asset. 

Poi il movimentato Kavoon, il fumettoso Luckiest Guy, lo Shrikhand, dedicato a una scrittura straniera che a vista non riesco a identificare, e il Blaka, che potrebbe essere una specie di arabo a lettere spesso separate, ma dall'aspetto molto strano.

Insomma l'offerta è molto varia. Sembra che la pesantezza dei tratti sia la caratteristica principale, ma neanche questo è detto. 

L'ultimo della lista è il Codystar di Neapolitan: le lettere sono fatte di file di puntini. Ogni asta è una fila singola. 

Poco più su troviamo il Sankofa Display: ogni lettera è fatta di segmenti rettilinei e sottili, con puntini al centro delle controforme. 

Il Grandiflora One è dedicato alla lingua coreana, e pure ha i tratti hairline. 

Il Moirai One è un caso particolare: sono lettere cinesi o giapponesi dai tratti molto larghi, ma di cui è disegnato solo il contorno come riga sottile. 

E poco più su troviamo il Puppies Play, che è un corsivo calligrafico con alcune estremità arricciate. 

In base a quale criterio è stato definito "Loud"?

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