Bitcount

Di questi tempi c'è poco da sentirsi giocosi, comunque vado a dare un'occhiata a cosa c'è nella categoria Feeling/Playful di Google Fonts. 

Il primo carattere che viene proposto è il Bitcount Prop Double Ink di Petr van Blokland, evidentemente caricato da poco. 

Le lettere sono disegnate come nei pixmap, ossia all'interno di una griglia in cui ogni elemento può essere presente o assente. Solo che anziché avere dei quadratini pieni abbiamo dei cerchietti vuoti. 

La lettera i è composta da due colonne da cinque piani, sovrastati da una riga vuota e da due cerchietti affiancati. 

I cerchietti che rappresentano il puntino sulla i sono l'elemento che arriva più in alto in assoluto. Le maiuscole e i tratti ascendenti delle minuscole occupano al massimo sei file di cerchietti in altezza. A questo si aggiunge una fila di cerchietti per i tratti discendenti. 

Insomma, l'estensione in altezza è di otto file di cerchietti, mentre la larghezza varia dalle due colonne di i e punto (quattro cerchietti disposti a quadrato) alle 8 colonne della W.

Ogni cerchietto è colorato in viola, con un'ombra blu e una sfumatura azzurra. 

Sulla piattaforma c'è una lunga spiegazione di come è stato disegnato il carattere. Si è cercato di usare la griglia più piccola che fosse possibile. Per disegnare una a a due piani o una e normale servono per forza cinque righe. A cui ne vanno aggiunte una per i tratti ascendenti e una per quelli discendenti. 

Una volta stabilito il concetto iniziale è stato possibile realizzare tantissimi stili diversi, cambiando la forma degli elementi e la loro dimensione. 

Invece dei cerchietti possiamo averci dei quadrati, piccoli che non si toccano tra di loro oppure grandi, pieni o vuoti. 

Anche con la dimensione dei cerchietti si può fare la stessa cosa, rimpicciolendoli fino a separarli o sovrapponendoli tra di loro. 

La forma base può anche essere una crocetta. O una freccetta. E si può realizzare la stessa scritta in livelli sovrapposti, cambiando i colori e creando nelle animazioni che davvero possono venire fuori molto gioiose. 

Su Google si possono trovare ben 12 famiglie di Bitcount: Bitcount, Bitcount Prop Double Ink, Bitcount grid Double Ink, Bitcount Ink, Bitcount Prop Single Ink in verie versioni diverse, Bitcount Prop Double, Bitcount Single, Bitcount Prop Single, Bitcount Grid Single, Bitcount Grid Double. Alcuni sono in bianco e nero, altri a colori. 

Sono tutti font variabili, alcuni a 5 assi, altri a 11. 

Il Double Ink ne ha 11, che possono essere provati sul sito cliccando su Type Tester. 

Sono: peso, inclinazione, corsivo, forma, espansione, dimensione del colore 1, dimensione del colore 2, posizione orizzontale e verticale di entrambi i colori. 

Sappiamo quale è il difetto dei font a colori: non si può cambiare il colore utilizzando i normali pulsanti e le normali opzioni previste per i font normali. Ma sfruttando le caratteristiche dei font variabili è stato possibile ovviare al problema: basta creare una grossa immagine in cui sono presenti i vari colori, e spostarne la posizione intesa come asse in maniera tale da visualizzare nel tratto solo la porzione che ci interessa. 

Nel caso di questo font l'immagine è composta da tanti colori che si incontrano in angoli diversi. Il risultato e che giocando con le impostazioni si ottiene un effetto caleidoscopico in ciascuno dei pixel circolari che compongono le lettere. 

Nella descrizione è possibile vedere un quadro completo sia dell'immagine di primo piano che di quella di sfondo. 

Regolando i vari assi si possono quindi avere dei pallini col cerchietto viola, o col centro rosso col contorno arancione, in glrigio, in nero, in strisce sfumate circolari... le possibilità sono infinite, e soprattutto la ripetizione dello stesso elemento in tutte le lettere crea atmosfere di volta in volta diverse.

Certo cominciare a smanettare direttamente col Double Ink può essere un po' traumatico. Prendiamo la versione di base del Bitcount, che ha solo cinque assi: peso, inclinazione, corsivo, forma ed espansione. 

Nella versione di base la forma dei singoli elementi è circolare. 

Aumentando l'asse Element Shape compare un puntino bianco a centro di ogni cerchio, che si espande sempre di più fino a lasciare una linea di contorno sempre più sottile. Ma questa linea non scompare, perché a un certo punto inizia a diventare un quadrato nero con un cerchietto bianco al centro che diventa un rombo. Si riparte poi dal contorno quadrato che si inspessisce sempre di più fino a riempirsi completamente. 

L'asse ha ora un valore di 50. Se continuiamo a salire, il quadrato si trasforma in una crocetta sempre più sottile, che poi diventa un rombo nero, un luccichio pieno, poi vuoto. 

Quando arriviamo a 100, al centro di ogni quadrato c'è lo spazio bianco tra quattro quarti di cerchio coi centri agli angoli. 

Anche l'asse dell'Element Expansion ha 100 unità. Inizialmente gonfia le forme di ogni elemento, poi li squarta, ottenendo un'effetto complessivo un po disturbato ma utilizzabile, se dosato nella maniera giusta. 

Con un'espansione a 70 e una forma a 55 otteniamo lettere nere attraversate da una griglia di linee bianche. 

L'asse Cursive è l'unico a non essere regolabile in maniera "analogica". Ha soltanto tre stati: Auto, Roman e Cursive. 

Dovrebbe alterare la forma di alcune lettere tra la versione romana e la versione corsiva. Provandolo rapidamente vedo solo quale effetto ha sulla a, che in Roman è a due piani e in Cursive è a un piano solo. Altre lettere che di solito vengono alterate da questo parametro, come la g, in questo font restano inalterate. 

La descrizione non dice nulla in proposito. 

Questi 12 font sono gli unici di Van Blokland presenti su questa piattaforma. 

Fonts In Use conosce questo designer olandese, nato nel 1956, e ha raccolto 13 segnalazioni di font che lo riguardano. 

Il più segnalato si chiama Proforma, è a quota 9. 

E' un serif disegnato negli anni Novanta. 

Almeno fino al 2015 era usato dalla rivista Time, di cui il sito propone una copertina dedicata a Cuba. 

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