Le vecchie macchine da stampa e la sicurezza sul lavoro

Mentre in Occidente le vecchie macchine da stampa sono state sostituite da macchine digitali negli ultimi decenni, con funzionalità molto avanzate, nei Paesi più poveri le vecchie attrezzature sono rimaste in funzione più a lungo, e magari sono al lavoro ancora oggi. Così sul web ci sono parecchi video di presse da stampa d'epoca in funzione. E non sempre ottengono le reazioni desiderate. 

Ad esempio l'utente Custom Printing ha caricato nel 2021 un filmato di 8 minuti in cui un tirocinante pulisce i rulli di una pressa e carica il colore. 

Nei commenti qualcuno riconosce il modello della pressa offset, che sarebbe una Hamada anche se qualcuno è indeciso con una Multilith. 

Ma molti dei commenti vanno in tutt'altra direzione: il tirocinante al lavoro sembra essere minorenne, non indossa guanti di protezione, e alcuni pannelli sulla macchina sono stati rimossi. Gli utenti segnalano che è facile perdere qualche dito, se finisce tra le parti in movimento. 

Anziché rimuovere il filmato, il canale ha preferito aggiungere un disclaimer in descrizione e nei commenti: "Questo operatore sta imparando a usare questa macchina durante le sue vacanze, non accettiamo lavoro minorile", con due asterischi davanti e due dietro. Che risolve forse il problema dell'età, ma non quello della sicurezza. 

Sulle presse di questo tipo l'inchiostro pastoso prelevato da un barattolo andava applicato su un rullo, che lo trasferiva ad altri rulli da cui poi veniva passato sui fogli. Un motorino elettrico faceva girare tutti i rulli e metteva in movimento i meccanismi che prelevavano i fogli e li trasferivano dall'altra parte, in uno sferragliare di leve e ingranaggi che mi ricorda le locomotive a vapore. 

Per pulire i rulli bisogna far funzionare la macchina a vuoto, versare il solvente e strofinare con un panno mentre tutti i meccanismi sono in moto. 

La stampa vera e propria avviene in automatico: i fogli vengono prelevati uno alla volta con dei tubi collegati ad una pompa d'aria, scorrono su un piano, passano sotto i rulli e vengono incolonnati all'uscita, dallo stesso lato in cui si carica l'inchiostro. Ma mentre la macchina sferraglia il tirocinante e l'altro operaio continuano a intervenire a mani nude sui meccanismi. 

Il foglio stampato è in caratteri indiani di qualche tipo, con una scritta in lettere latine col nome di un medico.

Il metodo della stampa offset non ha nulla a che vedere con quello dei caratteri mobili inventato da Gutenberg nel Quattrocento: lì la forma coi caratteri in rilievo veniva messa in orizzontale e premeva direttamente sul foglio. Qui invece abbiamo una lastra senza parti in rilievo, trattata in maniera che l'inchiostro possa aderire solo in corrispondenza delle scritte o dei tratti da stampare (anche parti di immagini), e che non preme direttamente su un foglio, bensì su un rullo di gomma che poi trasferisce l'inchiostro sul foglio con maggiore qualità. 

Le macchine di questo genere possono stampare un solo colore alla volta. Per stampare in più colori è necessario ripulire la macchina dopo avere finito di stampare tutti i fogli nel primo colore, e caricare un nuovo colore. In questo modo è possibile ottenere anche una foto a colori con soli quattro passaggi, uno per ciascuno dei colori di base (ciano, magenta, giallo e nero). 

Ovviamente in questo caso servono quattro lastre diverse, e per ottenerle è necessario un computer con un software apposito in grado di dividere l'immagine nelle sue componenti. 

In origine dall'immagine completa si ottenevano delle pellicole che poi venivano usate per realizzare le lastre da montare nella pressa. Poi sono state inventate macchine da cui viene fuori direttamente la lastra pronta. L'ultima frontiera prevede che l'immagine venga inviata dal computer direttamente alla pressa. 

I grossi stabilimenti di stampa industriale, come quelli dei quotidiani, possono ottenere una stampa a colori in un solo passaggio, collegando in serie varie presse uguali, ognuna delle quali stampa il suo colore. Alle quattro componenti di base ne vengono aggiunte altre quattro, per ottenere una stampa completa anche sul retro del foglio  nel corso dello stesso passaggio.

Mentre con le vecchie tecnologie tutte le regolazioni per sovrapporre esattamente le varie stampe successive sullo stesso foglio venivano fatte a mano, con un cacciavite, poi si è passati a regolare le impostazioni sullo schermo della macchina. Infine, negli ultimi modelli, esistono dei sensori che misurano il risultato e impostano le regolazioni in automatico. 

Lo stesso canale ha continuato a pubblicare video: l'ultimo risale a quattro mesi fa e mostra una vecchia Roland fabbricata in Germania, al lavoro. 

A differenza delle macchine moderne, in cui c'è almeno un display su cui controllare le impostazioni, sulle presse di questo genere c'era solo qualche pulsantiera per avviare le operazioni ed effettuare qualche regolazione, e degli indicatori a lancetta. 

Per tutto il resto bisognava intervenire direttamente su viti e ingranaggi. 

La località indicata nel nome di quest'ultimo video si trova in Bangladesh. 

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