Pitch

I caratteri monospace sono stati inventati non per motivi estetici ma per motivi tecnici. Per gran parte della loro storia, le macchine da scrivere avevano un meccanismo che avanzava il foglio di un passo fisso alla pressione di qualsiasi tasto. Quindi per la prima volta nella storia c'era la necessità di fare delle I larghe quanto le W. I disegnatori di caratteri dovettero mettersi al lavoro per ottenere un risultato accettabile, in maniera tale da non lasciare spazi vuoti all'interno delle parole ai lati delle lettere con meno tratti. 

Il problema si ripeté in seguito coi primi computer, dove le scritte sul monitor erano ottenute in una griglia invisibile, dove in ciascuna posizione poteva comparire un carattere ben preciso associato a una precisa locazione di memoria. In questo caso parlare di "disegnatori di caratteri" è un po' una forzatura: ogni lettera poteva essere composta da una griglia più piccola di 8x8 bit, quindi ogni lettera aveva un disegno molto rudimentale. 

Al giorno d'oggi i monospace vengono usati in ambiti molto limitati: nella programmazione informatica, oppure nella contabilità e nei moduli burocratici. 

Butterick nella sua guida tipografica per avvocati sconsiglia di utilizzare i caratteri monospace nei documenti legali. 

Tra l'altro segnala che i monospace occupano molto più spazio in orizzontale rispetto ai font normali, quindi su ogni riga ci entrano meno parole. 

In caso un avvocato lavori in una corte in cui sia richiesto l'uso di font monospace, Butterick suggerisce alcuni alternative al Courier. 

In effetti non se la prende col Courier originale, ma col Courier New che è in dotazione praticamente a tutti i computer: "è una bestiale imitazione dell'originale, esile, bitorzoluto e semplicemente brutto". 

L'alternativa che consiglia puzza un po' di conflitto d'interessi: è il monospace che ha disegnato lui, il Triplicate, ispirandosi a macchine da scrivere degli anni Cinquanta. 

Per una versione aggiornata dei caratteri da macchina da scrivere, suggerisce inoltre il Pitch

Il sito ufficiale della fonderia Klim spiega che il Pitch "evoca, non emula" le macchine da scrivere. 

Il sito ha una lunga presentazione di questo font, e una delle prime immagini che mostra è un confronto con alcune lettere del Courier. 

La tipica A del Courier ha una grazia superiore che si allunga verso sinistra, abbastanza inquietante per noi perché ricorda il logo dell'Agenzia delle Entrate. La A del pitch invece ha una vetta pulita, senza grazie. La a minuscola del Courier ha una pancia molto gonfia e l'estremità superiore pulita. Quella del Pitch invece ha una bella grazia a bottone sull'estremità superiore. 

La g del Courier è a un piano solo, quella del Pitch è a due piani, con un orecchio arricciato con estremità a bottone. 

La presentazione mostra anche qualche esempio d'epoca di font da macchina da scrivere, sia con grazie che senza. 

Lo spessore delle aste poteva variare a seconda della forza con cui veniva premuto il tasto. 

Su Google Fonts ci sono 53 font monospace, quasi sempre senza grazie e comunque pensati per esigenze moderne, non certo per evocare le macchine da scrivere. 

Il primo con grazie è il Courier Prime di Alan Dague-Greene, con una A che è come quella del Courier. Stessa scelta viene fatta dal Cutive Mono di Vernon Adams. 

Ci sono poi un altro paio di serif con contrasto, che possono andare bene ai cinesi ma non certo a noi. In effetti non c'è nient'altro che ricordi i serif delle macchine da scrivere. 

Certo, sulla piattaforma si può trovare lo Special Elite di Astigmatic. Questo però non evoca, ma emula il testo battuto a macchina: i tratti hanno i contorni imprecisi e in alcuni punti sono troppo calcati o troppo poco, come appunto avveniva nei testi battuti a macchina. 

E in effetti non è proprio elencato nella lista dei Monospaced. 

Fonts In Use segnala ben 46 usi del Pitch, disegnato nel 2012 da Kris Sowersby. 

L'ultimo sarebbe relativo alla Pescheria Pedol di Milano, ma c'è un errore, perché il font indicato non è il Pitch bensì il Pitch Sans, la versione senza grazie disegnata sempre da Sowersby, a cui sono dedicate altre 11 segnalazioni sullo stesso sito.

Tra cui quella relativa al Museo della Vagina, di Londra. 

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