Teletype Model 19

Su Youtube sette anni fa è stato caricato un video di 22 minuti che mostra una vecchia telescrivente Modello 19 degli anni Quaranta restaurata, collegata a una Modello 15 del decennio precedente. 

L'autore del video spiega nel dettaglio il funzionamento della macchina (in inglese). In pratica si trattava di un sistema telegrafico automatico per spedire i testi a distanza. Ogni lettera dell'alfabeto era codificata in bit, come nei computer, ossia in impulsi che possono avere solo due valori diversi, chiamati in informatica 1 e 0. Ma mentre i computer usano come misura di riferimento 8 bit, ossia un byte, nelle telescriventi ogni lettera era codificata usando 5 bit. In 8 bit ci sono 256 combinazioni diverse, in 5 bit ce ne sono solo 32. Questo significa che il set di caratteri era limitato alle sole maiuscole, a cui si aggiungevano numeri e segni di punteggiatura, grazie a uno shift

Le macchine non erano basate su circuiti elettronici come i computer moderni, ma su componenti meccaniche che reagivano in modo predefinito agli impulsi elettrici. 

Accendendo la macchina ci sono valvole a vapori di mercurio che si illuminano di blu, nella parte posteriore. 

La macchina fa rumore anche da ferma, evidentemente ci sono delle componenti che girano al suo interno. 

Collegando i due esemplari con un cavo, si può digitare un testo sulla tastiera di una e vederlo scritto sul foglio che è stato montato nell'altra.

Queste macchine si potevano trovare nelle redazioni dei giornali, dove venivano usate per ricevere i dispacci d'agenzia. 

Dato che per digitare bisognava applicare una forte pressione sui tasti, questi erano ammortizzati con una piccola molla in maniera tale da ridurre le sollecitazioni alle dita dell'operatore. 

Per andare a capo bisognava premere in sequenza due tasti: uno che riportava il carrello a sinistra e uno che passava alla linea successiva,.

Premendo solo il primo, si sarebbe continuato a scrivere al disopra delle lettere già scritte, dall'inizio, sulla stessa riga. Premendo solo il secondo, si andava alla linea successiva, ma senza tornare all'inizio: in orizzontale si rimaneva allo stesso punto in cui si era arrivati, e si poteva continuare a scrivere da lì. 

In Windows tuttora vengono inseriti due byte nei documenti di testo per andare a capo. 

Il modello degli anni Quaranta, in uso presso l'esercito, aveva anche un dispositivo per perforare un nastro di carta e un altro dispositivo per leggere il nastro perforato. 

In questo modo si potevano preparare con calma i testi da spedire, memorizzandoli sul nastro, e poi trasmetterli ad alta velocità in un momento successivo.

Mentre sui supporti digitali non è possibile vedere i dati memorizzati, sul nastro di carta si vedono a occhio nudo i buchi fatti dalla macchina in base ai tasti premuti. 

In caso di errore si poteva annullare l'ultima digitazione premendo un tasto che andava indietro di una posizione e digitandone un altro che apriva tutti i buchi in quella posizione. 

Nei decenni successivi venne usato sulle telescriventi il codice ASCII, e l'autore del video può mostrare un nastro perforato in 8 bit. 

La marina canadese usava queste teletype per comunicare con le sue navi via radio. Si montava il nastro perforato, ad esempio col bollettino metereologico già codificato, e la macchina in automatico lo trasmetteva a tutti gli apparecchi riceventi. 

Quando dico codificato non intendo solo convertito in lettere da 5 bit (codice Baudot), ma proprio scritto secondo un formato particolare, col mittente, il destinatario, la data, l'orario, il tipo di messaggio e gli a capo messi in posizioni ben precise.

Ad esempio, l'ultima riga dice "c wa time sank", che significa correzione - la parola dopo (wa = word after) time deve essere sank. E cercando nel testo del dispaccio infatti si legge che era stato erroneamente trasmessa la parola sand anziché sank dopo la parola time

Le operazioni di stampa facevano un discreto fracasso. Vedendo la macchina smontata si nota un meccanismo uguale a quello delle normali macchine da scrivere, con i vari martelletti disposti a semicerchio per battere frontalmente sul foglio, uno alla volta. 

Provo a misurare la velocità di stampa, sommariamente: una riga di 37 caratteri viene scritta in circa 7 secondi. Verrebbero più o meno 5 battute al secondo. 

Per un comunicato di una trentina di righe ci vuole più di un minuto. 

Su ogni riga ci entrano una cinquantina di lettere, rigorosamente monospace. Il bordo di destra è molto frastagliato perché l'operatore non sillabava e decideva di andare a capo anche molto prima della fine della riga. 

Era possibile disattivare la stampa sul foglio mentre si batteva sulla tastiera, in maniera tale da inserire il testo sul nastro perforato senza avere nessun riscontro visivo delle lettere digitate. In questo caso era presente una lancetta che indicava il numero di lettere digitate, con una luce che si accendeva quando era ora di andare a capo. Non un led: una lampadina!

Negli ultimi minuti del filmato l'autore mostra i meccanismi interni della macchina, che collegano in maniera molto intricata i tasti alle leve che si occupano della codifica e ai martelletti associati a ciascuna combinazione. 

Nessuna "intelligenza artificiale", solo leve che spostano altre leve, pezzi girevoli, un solenoide. 

Smontare e rimontare il tutto è un'impresa da orologiaio. Per capire il funzionamento preciso serve una mentalità completamente diversa rispetto a quella che abbiamo acquisito in epoca informatica. 

In 7 anni il video ha totalizzato 111mila visualizzazioni.

Molto ben fatto. 

Il funzionamento delle telescriventi ha lasciato qualche conseguenza anche nel mondo moderno. Oltre ai due byte che usa Windows per andare a capo, c'è il fatto che i telegrammi vengono scritti tutti in lettere maiuscole, così come le previsioni meteo testuali della nostra Aeronautica Militare.

Il codice a cinque bit in uso nelle telescriventi si chiama codice Baudot ed è stato sviluppato nel 1874 da un ingegnere francese che si chiamava Emile Baudot. Qualche informazione in più si può trovare su Wikipedia. 

Il nome di Baudot è collegato anche con l'unità di misura baud, che venne usata fino agli albori dell'informatica per misurare il numero di simboli trasmessi al secondo. 

Secondo il sito di questo stesso youtuber restauratore, Curious Mark, la Model 19 aveva una velocità di trasmissione di 45,5 baud, ossia 1 bit ogni 22 millisecondi. 

Dato che ogni lettera era composta da 5 bit, questo porta a una velocità di 9 lettere al secondo, più alta di quello che avevo calcolato io. 

Una unità di misura che si è usata in passato era quella delle Parole Al Minuto, fissando 6 lettere come lunghezza di ogni parola ("scommetto che non scrivevano in tedesco!", ironizza il sito). 

Quindi 45,5 baud corrisponde a 60 parole al minuto. 

Il sito mostra tutti gli schemi che venivano forniti ai riparatori di telescriventi, più i dispositivi autocostruiti per collegare le macchine d'epoca ai moderni computer. 

Una cosa divertente fatta da Curious Mark è la canzone Jingle Bells suonata dal campanello della telescrivente. 

La macchina aveva un campanello per indicare all'operatore che era arrivato alla fine della riga. Sulla base della velocità di trasmissione, Mark ha memorizzato su nastro una sequenza di caratteri che fanno suonare il campanello (nota unica) in corrispondenza delle note della canzone (il cui titolo significa "campanellini"), e tra una nota e l'altra stampa sul foglio alcune lettere che alla fine andranno a formare un messaggio di auguri. 

Fantastico!

Sul sito si può trovare l'intera sequenza dei caratteri memorizzati sul nastro. Nel video, prima dell'esecuzione, viene documentato per intero il modo in cui è stato portato avanti il progetto. 

Commenti

Post più popolari