Vincent Figgins

Raramente mi è capitato di incontrare il nome di Vincent Figgins, evidentemente secondario rispetto a Gutenberg, Manzio, Bodoni, Caslon, Baskerville, Garamond, eppure si tratta di un personaggio di una certa importanza nella storia tipografica europea. Wikipedia in inglese ha un lungo articolo che lo riguarda. 

Nato nel 1766 e morto nel 1844, ha diretto una delle maggiori fonderie di caratteri londinesi. 

Ha iniziato con caratteri librari che ancora si ispiravano a quelli di Caslon e Baskerville per risentire poi degli influssi di Bodoni. 

Ma si è trovato anche in mezzo a quella rivoluzione ottocentesca nel corso della quale la tipografia ha smesso di essere un'attività collegata alla stampa dei libri e ha iniziato ad occuparsi di manifesti e pubblicità, producendo caratteri slab, senza grazie, o con pesi e contrasti mai visti fino a quel momento. 

Wikipedia mostra molti specimen raggruppati per categorie. Prima i serif transizionali e moderni, poi i fatface, a cui si è ispirato Matthew Carter per disegnare l'Elephant, poi gli slab, poi i sans, poi gli ombreggiati. 

E' stato Figgins a commercializzare il primo backslanted, ovvero carattere corsivo inclinato a sinistra anziché a destra. Il sito ne mostra un esempio: il Seven Lines Pica No.2, fatface, che alterna tratti molto spessi ad altri molto sottili, con grazie a bottone in alcune maiuscole in basso a sinistra. 

La fonderia di Figgins è stata anche la seconda a produrre un senza grazie, nel 1828. La prima era stata quella di Caslon nel 1816, ma di quel carattere non risultano usi conosciuti. 

Wikipedia ci mostra gli specimen di tre sans. Uno molto pesante, con soluzioni un po' goffe ad esempio nella M. Uno dall'aspetto più consueto, a parte la G. Uno condensato, con pochissima distanza tra una lettera e l'altra. 

I giudizi sulla qualità del lavoro variano. I designer moderni notano che manca una coerenza all'interno di ciascun font. Anziché stabilire dei principi generali, sembra che il disegnatore realizzasse una lettera e poi realizzasse le altre in una maniera più o meno compatibile. A volte maiuscole e minuscole sembrano provenire da due font diversi. 

Dato che all'epoca le tipografie dovevano rifornirsi per forza di cose a livello locale, la fonderia di Figgins dovette produrre per i suoi clienti anche caratteri greci, ebraici, irlandesi, persiani, sassoni, siriaci e telugu. 

Oltre a simboi astronomici, geometrici, algebrici, aritmetici, fisici e... genealogici, qualunque cosa significhi. 

E anche decorazioni tipografiche: linee divisorie, ornamenti, emblemi massonici. 

L'articolo di Wikipedia racconta anche vari aneddoti sul clima di segretezza che c'era nel mondo delle fonderie all'epoca di Figgins. 

Alla morte di Joseph Jackson, il proprietario della fonderia in cui Figgins aveva iniziato a lavorare, la University Press di Oxford chiese a Figgins di completare un carattere greco che era in lavorazione. Senonché nessuno conosceva di preciso chi fosse l'incisore che ci stava lavorando, come si chiamasse e dove vivesse. 

Figgins avrebbe voluto rilevare l'azienda di Jackson, ma non se lo poté permettere. La fonderia finì nelle mani di uno dei Caslon, che poi fece bancarotta. Grazie però a gente che aveva fiducia nelle sue capacità, Figgins riuscì a mettersi in proprio e a prosperare. 

Più tardi fu anche eletto al consiglio della City di Londra. 

Ci sono vari font digitali ispirati al lavoro di Figgins, e alcuni che dichiarano il suo nome tra i disegnatori. 

Il più popolare sarebbe l'Egiziano Black, uno slab digitalizzato dall'anonimo personale della Monotype. Un altro slab è il Giza, un altro slab realizzato da David Berlow nel 1994 in molte versioni (9 pesi per 9 larghezze). 

Identifont nomina anche il Figgins Antique e il Figgins Tuscan, di Tom Wallace, e lo Ionic, un normale serif usato come base per i font usati da numerosi quotidiani nel Novecento. 

Fonts In Use ha solo 13 segnalazioni relative ai font di Figgins.

Il più segnalato è il Giza, a quota 10. 

L'ultimo il Figgins Shaded, un serif molto pesante outline con ombra sul lato destro e inferiore. 

"Maiuscole tridimensionali e numeri con tratti bianchi", dice la descrizione. 

L'uso però non è ottocentesco: è su un poster di un film cecoslovacco del 1988, e il font è usato solo per tre lettere O in una parola realizzata prendendo ogni lettera da un font diverso: le L e le D sono stencil, la H è comstock, u e w sono italiche. La Y contiene nell'asta la foto di un tramonto tra i campi con nuvolette. O un'alba.  

Ho riconosciuto lo stile comstock a prescindere, ma il sito ha identificato il font preciso, che si chiama proprio Comstock Condensed. 

La parola comstock a identificare il genere non è molto utilizzata, sono ben pochi i font ad averla tra i tag. 

Indica delle lettere in cui c'è una linea sottile all'esterno delle aste che segue tutti i contorni. L'effetto che possiamo vedere sugli sportelli delle macchine dei carabinieri. 

Questo font non ha nulla a che vedere con Figgins, ma le sue origini sono comunque molto lontane da noi: Fonts In Use lo data 1905 e lo attribuisce a William Schraubstadter. 

Venne lanciato da una fonderia di St. Louis che competeva con l'American TypeFounders ma che venne acquistata da questa nel 1912.

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