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Venerdì ho comprato il Corriere Della Sera per leggere che cosa diceva il supplemento. Si parlava della corsa alla Luna, dopo la missione Artemis. Pensavo ci fosse qualcosa di interessante, invece soltanto chiacchiericcio. Un articolo ricostruisce a grandi linee le osservazioni del lato nascosto della Luna dei decenni passati, un altro parla dei lunatici, uno è dedicato alle costellazioni di satelliti, chiude la sezione Polito con un articolo che partendo dalla canzone Luna Caprese arriva a dire che forse l'esplorazione dello spazio "potrebbe aiutarci a metter fine alle nostre sanguinose baruffe per pezzetti di terra in definitiva minuscoli, come la Striscia di Gaza o un'isoletta del golfo Persico". E sì che nell'altro articolo si parla di missioni americane e cinesi previste nei prossimi anni e di risorse da sfruttare. Qual è il quadro legale? Di chi sono quelle risorse? Di chi è la proprietà dei terreni migliori? Del primo che arriva?
A parte la foto di copertina, la Terra che fa capoino dietro la Luna, non c'è nessun materiale relativo alla missione Artemis. Vero che probabilmente hanno già detto tutto sulle pagine del quotidiano o altrove, ma la crisi dell'editoria non è una coincidenza, secondo me. Sarà che ripenso ai reportage di Oriana Fallaci degli anni Sessanta. Ma vabbè, forse è una fissazione mia. Non esiste solo il giornalismo, c'è anche la narrativa. Non ci sono solo i fatti, ci sono anche le emozioni. Però, due euro e cinquanta per leggere un saggio sugli scrittori lunatici... Bah!
Ma qua siamo in pieno off topic. Occupiamoci di tipografia.
In copertina c'è la foto della Terra vista dalla Luna: lo spazio è nero, la gran parte della terra è in ombra, la Luna è di colore grigio scuro...
Il titolo è aggiunto in bianco sulla foto: "Il lato nascosto della Luna". Caratteri serif, corsivo, tutto maiuscolo, con parecchio spazio tra una lettera e l'altra. Così come nella piccola scritta in alto, "Scienza, emozioni, missioni".
Si dice che non si spazia il minuscolo, ma questo è maiuscolo e comunque il contesto è display. La stessa scritta senza l'aumento del tracking e senza un'interlinea tripla avrebbe ottenuto un effetto striminzito.
A sinistra c'è una didascalia in caratteri senza grazie, 9 righe, in basso sempre in maiuscolo spaziato, ma molto piccolo, i nomi degli autori degli articoli.
Il nome del giornale è scritto in bianco in alto, il nome del supplemento è un numero 7 schiacciato contro l'angolo superiore sinistro, senza grazie, rosso e pesante, con la data scritta in piccolo, in bianco, sotto la base.
Scritte microscopiche in bianco sulla sinistra con le inicazioni sulla vendita, il codice a barre è in verticale sulla destra. In basso c'è una fascia rossa con scritti in bianco i titoli di due articoli, senza grazie bold, e i nomi degli autori, con grazie regular.
Il titolo di apertura ha una C che mi colpisce, perchè ha l'estremità superiore a goccia anziché con becco e sperone come la vicina S.
Che font è?
L'AI Overview di Google mi dice che la rivista usa i caratteri Solferino, gli stessi del Corriere, ma io penso male: la C del Corriere non è mica così!
Tuttavia...
Sul sito di Devroye si possono vedere gli interi set di caratteri del Solferino Text Bold e Display Light. La famiglia è la stessa, ma le proporzioni cambiano e spesso anche i dettagli. Nel Display Light le estremità superiori di C e G sono a goccia, mentre quella della S è a becco.
Il dettaglio dell'occhiello inferiore della g aperto è rimasto in entrambi i font. Qualcosa invece è cambiato. Ad esempio la pancia della b resta aperta in alto nel Display Light, mentre nell'altro no.
Un momento! Ho detto a goccia? Non a bottone?
Riguardiamo: effettivamente la forma della lettera che vedo nello specimen di Devroye è diversa da quella che sta sulla copertina della rivista. Si allarga più gradualmente ed è allungata in avanti. Ma è anche vero che quello sulla copertina è un peso maggiore. Tuttavia sembra leggero per via del tracking aumentato. Ed è corsivo.
All'interno della rivista possiamo vedere il Light in uso.
E possiamo apprezzarne i dettagli. Se i titoli sono scritti, alcune righe in rosso e altre in nero, con maiuscole alte 8 millimetri, il capolettera è enorme, così enorme che viene messo separatamente anziché come prima lettera dell'articolo, che viene ripetuta in dimensioni normali.
L'articolo sulla Luna comincia con una grande L maiuscola italica, rossa, dell'altezza di 51 millimetri. Praticamente dovrebbe essere oltre il corpo 200.
Occupa circa 13 righe di testo, senza contare lo spazio bianco che ha sopra e sotto.
L'impaginazione del giornale è abbastanza ordinata. Tutti i paragrafi sono giustificati, e tutte le foto sono rettangolari.
Non capita quello che si vede su altre riviste, dove ci sono personaggi ritagliati ed elementi che si intrufolano nei paragrafi, facendo il modo che il testo si adatti attorno al loro contorno.
Chiaramente titoli e sommari sottostanti sono allineati al centro, mentre le frasi aggiunte a margine, tutte in maiuscolo e in rosso, sono allineate a sinistra.
Ovviamente sono allineati a sinistra anche i testi piccoli e stretti, come le trame di film o le sintesi di podcast, serie tv eccetera.
Qualche articoletto può essere allineato a centro colonna, e troviamo anche degli allineamenti a destra, nelle pagine della sezione Portfolio dove abbiamo grandi foto a destra con le didascalie a sinistra.
I caratteri Solferino sono stati realizzati dalla Molotro di Luciano Perondi.
Ultimo dettaglio: la rubrica Parole di Giuseppe Antonelli questa settimana è dedicata alla tennisolite, la terra che si usa sui campi da tennis.
Il nome è scritto in rosso, in un papocchio di stili: la T è maiuscola serif, la E è sans, la prima N è serif corsiva, poi abbiamo una n minuscola sans bold e così via. Le lettere non condividono né la grandezza né la linea di base.
Volendo aggiungere un'altra osservazione, che non c'entra niente con l'impaginazione del giornale: in penultima pagina c'è la pubblicità di un'iniziativa che il Corriere sta organizzando a Ferrara per i giorni 1, 2, 3 maggio. "La festa del Corriere", è il nome. Festa e Corriere sono scritte in blu tutte in maiuscolo, con un serif display che non è quello in uso sul giornale. La e del invece sono tutte minuscole, in rosso, in corsivo calligrafico.
Ha senso? Certo, dà un po' di varietà al testo, e ci aggiunge un tocco umano che lo stampatello non ha.
Non a caso, è la stessa cosa che ho pensato io quando ho realizzato il banner di questo blog: aggiungerci una lettera calligrafica in rosso.
Provo a passare la scritta Corriere di questa pubblicità al What The Font di My Fonts.
La corrispondenza più vicina che individua è il Silver Queen Extra Bold, che però ha una C con grazie moderne all'insù e all'ingiù, mentre nella pubblicità c'è una grazia sola e a goccia.
Poi mi consiglia l'Ante, che ha lo stesso problema e ha una R senza tratto orizzontale lungo tra la pancia e la gamba.
Il Miloner Regular ha una C con grazia a becco.
Il Gosford Regular ha una R con gamba ondulata e senza piede.
L'Edensor Semi Bold addirittura ha la gamba della R che scende sotto la linea di base.
Il Solferino Light ha una R con gamba che curva in avanti e finisce a punta, senza piede.
Provo a mandargli anche la l di la, senza aspettarmi niente. Eppure trovo della roba simile: il Ferguson Hunter Regular. Non è la stessa cosa, ma ha le lettere concepite nello stesso modo, in particolare la d col tratto verticale che finisce sotto la linea di base.
Passo la parola Corriere di questa pubblicità anche a What Font Is, ma non riesce a notare i dettagli della C.
Gli passo solo la R: il risultato più vicino è Quincy CF Regular, che però non ha il piede!
Al secondo posto esce il Font456 Regular preso da Creative Fabrica.
Che non è quello che sto cercando, dato che ha una A a punta anziché con asta di destra che spunta, e nemmeno esiste con questo nome.
Il font in questione è il New Bashopilias, caricato da Uicreativenet.
La R con due grazie alla base della gamba, in avanti e indietro, non è affatto comune.
Identifont classifica questa caratteristica come insolita, e conosce solo 11 font che ce l'hanno. Tra questi, varie versioni del Copperplate/American Gothic e del Benguiat, che ovviamente sono tutt'altro genere.
C'è poi lo slab Salvo Serif, l'Ideal Gothic che ha le grazie anche in cima alla A e il Cantoria, dove la R è aperta e la gamba è curva.
Insomma, anche con questo metodo, un buco nell'acqua.






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