Elite

Su Facebook c'è sempre qualcuno che ritrova dei cimeli che appartengono ad un'altra epoca. 

Qualche giorno fa è stato caricato su un gruppo locale l'atto costitutivo del Circolo Cittadino, club privato. Sul frontespizio lo stemma della città, indirizzo, telefono, codice di avviamento postale tutto scritto in un carattere stampatello progettato per sembrare un corsivo calligrafico, con occhiello sulla l e r disegnata come quella che si traccia a penna. Tratti monoline, asse inclinato in avanti. 

"Atto costitutivo", "Statuto" e "Regolamento" sono scritti a centro pagina, tutto in maiuscolo senza grazie. 

In basso c'è il nome della tipografia e i numeri di telefono. Mancavano i prefissi, quindi immagino che il documento risalga almeno agli anni Ottanta, se non prima. 

Come so che quelli sono i telefoni? Perché sono preceduti dal simbolo del telefono. Un rettangolo? No, un apparecchio con la cornetta e la rotella per comporre il numero!

Ma torniamo al font dell'intestazione. L'ho visto sicuramente così tante volte che lì per lì mi sfugge il nome. Chiedo a What Font Is e trovo subito il risultato: Elite. Un font italiano, disegnato da Aldo Novarese per la Nebiolo nel 1968. Ne esistono almeno due versioni digitali, una rilasciata da Canada Type nel 2005, l'altra due anni fa da due disegnatori dal nome italiano: Stefano Torregrossa e Fulvio Bisca, fonderia Rebel R41. 

Fonts In Use ha raccolto solo 3 segnalazioni. L'ultima ripesca una cartolina di Oberstdorf, in Germania sudoccidentale. 

Il rettangolo era stato diviso in nove rettangolini. Nei sei riquadri laterali erano state messe belle foto panoramiche delle montagne (le Alpi Bavaresi), al centro i due rettangoli in basso erano stati accorpati per ospitare una foto verticale, il rettangolo rimasto libero in alto al centro era occupato dalla scritta su fondo giallo col nome della località, l'altitudine e due stemmi. La scritta era in nero, tranne il nome principale che era in rosso. Le linee che separavano una foto dall'altra erano pure rosse. 

Ma il risultato più interessante è un altro, quello della Mostra Folcloristica Lombarda di Luino, 1969. 

Qui i titoli delle principali attrazioni sono scritti in Elite (Manifestazioni, Canti e Danze, Ambientazione e Cucina tipica). In nero intercalati da scritte in arancione in caratteri Normandia (serif black con contrasto). 

Ma soprattutto c'è una specie di fiore dai petali blu e arancioni, che a guardarlo bene è ottenuto con le l dell'Elite al posto dei petali!

Le macchine da stampa che c'erano all'epoca gestivano i colori separatamente, quindi questa stampa è stata fatta in due passaggi: prima è stato stampato un colore e poi l'altro, tre se ci mettiamo anche il nero delle scritte. E dove il blu e l'arancione si sovrappongono, viene fuori una specie di violetto. 

Sono quattro petali arancioni e quattro azzurri.

Ma l'effetto è ipnotico. 

Originariamente gli specimen dei caratteri erano composti di scritte in nero in orizzontale. Quello che volevano far vedere era il modo in cui apparivano le parole impaginate con quel font. A un certo punto si iniziò ad utilizzare i colori, a movimentare l'impaginazione scrivendo in verticale o in obliquo, e soprattutto ad astrarre le lettere rispetto alle parole, in maniera tale da mettere in risalto le loro caratteristiche peculiari. 

Dice la didascalia che probabilmente questo poster è fittizio, ed era stato raccolto insieme ad altri in un opuscolo promozionale diffuso dalla Nebiolo, all'epoca il più grande produttore di caratteri in Italia. Soprattutto, il più grande innovatore, tanto che i font realizzati da questa azienda sotto la supervisione di Novarese sono stati un modello in tutto il mondo. 

Il nome di Torregrossa è collegato con versioni digitali di altri classici: Eurostile, Dattilo, Magister, Metropol, Estro...

Il suo sito è in italiano, a quanto pare è specializzato nel design di bottiglie per vino, liquori, olio...

Il nome di Fulvio Bisca è collegato con gli stessi font, ma non c'è nessun link specifico. 

Fonts In Use segnala alcuni caratteri simili: Brio, Comedia Medium, Fontella, Master, Nadianne e Oscar. Solo degli ultimi due esistono segnalazioni. 

Il Fontella è appunto l'altra versione digitale dell'Elite esistente, disegnata da Rebecca Alaccari per Canada Type.

Con le tecnologie digitali è relativamente facile ottenere dei font calligrafici: si può sfruttare il kerning, le varianti contestuali, le legature... 

Ai vecchi tempi era una vera e propria impresa, e infatti l'Elite non è un corsivo calligrafico. Le lettere sono staccate tra di loro, non si toccano, ma sono disegnate con gli stessi criteri di un calligrafico. 

E in effetti è difficile trovare qualcosa di simile oggi tra i font digitali, anche spulciando tra i rétro. 

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