Horizon
Nella pagina dedicata alla fonderia tedesca Bauer vengono elencati tutti i caratteri tipografici prodotti.
In molti casi c'è scritto l'anno di realizzazione e se disponibile anche il nome dell'autore.
Nel caso dell'Horizon non c'è nulla a parte il nome, e l'indicazione che è stato realizzato negli stili leggero, medio, grassetto e corsivo leggero.
Cercando con Google, l'AI Overview afferma che il nome si riferisce ad una versione dell'Imprimatur, comano stretto disegnato da Konrad Friedrich Bauer e Walter Baum negli anni Cinquanta. Il nome Horizon era quello con cui veniva commercializzato dalla Fonderie Tipographique Farancaise.
Ce ne sarebbero almeno un paio di revival, realizzati da SoftMaker e RMU, mentre i font moderni chiamati Horizon non avrebbero nulla a che vedere con questo.
In effetti anche Wikipedia collegava i due nomi: parlando dell'Imprimatur dice che la fonderia francese lo chiamava Horizon e che era disponibile anche come matrici per Intertype.
Fonts In Use conosce l'Imprimatur, e ne segnala un solo uso, in un post dedicato ai caratteri tipografici della Bauer, per ognuno dei quali viene fornito il nome contenuto nell'opuscolo di cui sono state fotografate le pagine e il corrispondente nome con cui lo stesso prodotto era venduto sul mercato tedesco.
Al giorno d'oggi il mercato tipografico è globale: non ci sono costi e tempi di spedizione, la stessa piattaforma più servire tutto il mondo allo stesso prezzo. Negli anni cinquanta i caratteri erano oggetti metallici, venduti in una pesante cassa che ovviamente poteva avere forti costi dovuti al trasporto e lunghi tempi di consegna. Per questo il mercato dei caratteri tipografici era in gran parte locale. Quando si voleva diffondere un carattere anche in qualche Paese estero, si delegava la produzione ad una fonderia locale che lo riadattava al mercato locale anche nel nome. Per questo è difficile tenere traccia della diffusione dello stesso disegno nei vari Paesi.
Fonts In Use segnala un solo font simile all'Imprimatur, il Gmuender Antiqua.
Inoltre dice che l'Imprimatur oltre che per Intertype era disponibile per Typograph.
Typograph? Che roba è?
Inutile chiedere a Google: l'intelligenza artificiale crede di sapere più dell'utente, e quindi corregge in "typography" la parola che presumibilmente l'utente ha digitato male, restituendo tutti risultati fuorvianti.
Probabilmente si intende la Ludlow, il cui nome completo secondo Wikipedia era Ludlow Typograph.
E le versioni digitali dell'Imprimatur?
Secondo Devroye quella di SoftMaker si chiama I772 e quella di Unger si chiama Gmuender Antiqua Pro (appunto l'unica segnalata da Fonts In Use).
I772 non si trova sulle piattaforme online, e questo fa supporre che non abbiano la coscienza a posto in materia di copyright.
L'AI Overview di Google dice che era incluso in una collezione chiamata MegaFont XXL.
Uno specimenn lo si può vedere in un Pdf linkato dal motore di ricerca, insieme al I770 Sans e l'I770 script, più tutti gli altri font vicini in ordine alfabetico.
Nella stessa lista compaiono l'Hobo, col suo vero nome, e poi l'H652 Script, l'Helena e l'Harrogate, che sono tre versioni dell'Harlow, l'ultima in outline ombreggiato.
Molto più tranquillo il percorso per trovare il Gmuender Antiqua: si atterra direttamente su My Fonts.
Gli stili disponibili sono cinque: Regular e Demi, coi corsivi, più il Bold, senza corsivo.
Anno di rilascio: 2015.





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