Il Corriere della Sera nel 1925
Il Corriere continua a ristampare i suoi numeri storici. Un'uscita a settimana, ogni giovedì. Ieri è toccato al numero del 4 gennaio 1925. Notizia di apertura: "Le dichiarazioni dell'on. Mussolini alla Camera".
Si tratta di quel famoso discorso in cui l'allora Presidente del Consiglio italiano, anziché dimettersi dopo lo sdegno dovuto all'omicidio del deputato Matteotti e alle proteste della secessione aventina, si assunse tutte le responsabilità di quello che era successo. Da quel momento in poi, iniziò a cambiare l'ordinamento italiano trasformandolo in una dittatura vera e propria.
L'impostazione della testata è uguale a quella che abbiamo visto la settimana scorsa: il nome del giornale in alto, parecchio testo coi nomi dei supplementi al centro, la tabella coi prezzi a sinistra e i prezzi delle inserzioni a destra. E poi l'intera prima pagina riempita di testo, senza fotografie o illustrazioni.
La pagina è divisa in 6 colonne. Il titolo di apertura è su quattro colonne. Il testo comincia sulla prima colonna, arriva fino in basso e prosegue sulla successiva, e così di seguito fino alla quinta. A quel punto c'è un titolo in taglio medio alto su due colonne, per cui il testo della notizia di apertura dopo una trentina di righe passa alla colonna successiva per terminare allo stesso livello.
La notizia è divisa tante sezioni ognuna delle quali è titolata su una sola colonna, in font sempre diversi, in neretto, nella stessa dimensione del testo oppure poco più grande.
L'unico elemento grafico sono le sottili linee verticali che separano una colonna dall'altra, e qualche riga orizzontale a sottolineare i titoli o separare gli articoli.
Impossibile fare considerazioni precise sulle dimensioni: il giornale all'epoca era in formato lenzuolo, mentre ora è in formato berlinese. Ne consegue che per fare la ristampa sui fogli che si usano oggi tutta la pagina è stata rimpicciolita.
Il testo è così piccolo che si legge a malapena, e per giunta è stato trattato come fotografia, quindi ingrandendolo si vedono i contorni delle lettere in mezzitoni anziché netti come venivano con le tecniche di stampa dell'epoca, che dovevano essere ancora coi caratteri in rilievo, credo.
Tutto il giornale era di 8 pagine quindi bastavano due fogli ripiegati a metà. E bastano: la settimana scorsa, il giornale che annunciava la prima guerra mondiale era di sole 6 pagine, quindi le ultime due erano state riempite con le pubblicità dell'attuale iniziativa editoriale, anche se qualche ambiguità nella numerazione mi aveva fatto pensare che fosse stato omesso qualcosa.
Nel numero del 1925 è stata stampata per intero anche l'ultima pagina, interamente occupata dalla pubblicità dell'Ischirogeno - Ricostituente mondiale, prodotto dagli Stabilimenti O. Battista di Napoli.
C'è un'immagine dell'etichetta, vari stemmi dei Savoia, l'immagine di un testo scritto a mano, e poi vari testi impaginati nei font più diversi e incorniciati all'interno di una freccia che collega il nome della persona (il sommo clinico, il generale medico, il direttore della clinica) col nome del prodotto. Più qualche altra righina tripla orizzontale ornata.
I font sono rétro, secondo i nostri standard, e non solo è difficile trovare delle versioni digitali, ma anche riuscire a capire come si chiamavano all'epoca e chi li produceva.
Ad esempio, per il titolo di apertura troviamo un serif grassetto in cui la e ha il tipico tratto inferiore che si allarga all'estremità, che continuò ad essere usata nei decenni successivi.
Ma di che font si tratta? Boh.
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| Il font del titolo di apertura. Anche se fu sulle prime pagine dei quotidiani per decenni, non so quale sia il nome e se ne sia mai stato fatto un revival digitale. |
Aprendo a pagina 2-3 troviamo ancora testo, testo, testo, con titoli relativamente piccoli, ma tutta o quasi tutta la sesta colonna è occupata da pubblicità. Che sono ancora in gran parte testuali, ma in caratteri d'impatto che attirano particolarmente l'attenzione e con cornici nere molto spesse oppure ornate. C'è anche qualche illustrazione, come nella pubblicità della Crema Venus Bertelli, dove una donna con la pettinatura alla moda si guarda allo specchio sorridente mentre si spalma la crema sulle guance.
Abituati ai quotidiani di oggi che impaginano gli articoli tutti nello stesso font oppure in font palesemente diversi potremmo considerare monotono l'aspetto delle pagine d'epoca, ma se guardiamo con attenzione ci rendiamo conto che il font usato per gli articoli non è sempre lo stesso. Si tratta sempre di serif (o italici) ma cambia la dimensione, lo stile, l'interlinea. Al giorno d'oggi questi sono parametri di uno stesso carattere digitale, mentre all'epoca si trattava di caratteri diversi, ognuno dei quali con la propria personalità.
Mentre pagina 2 è dedicata alla cronaca, con le misure del governo sulla libertà di stampa, le notizie di sequestri e perquisizioni, ma anche il "mortale duello a rivoltellate tra due vetturini a Bologna" e "Il dissesto della Banca Adriatica, a pagina 3 la cronaca occupa il taglio medio basso delle colonne centrali. L'articolo della prima colonna, che prosegue in taglio alto nelle successive tre, con titolo "Il tesoro nascosto" solo sulla prima colonna, è il cosiddetto "elzeviro".
La Terza Pagina, solo sui giornali italiani, era la pagina della Cultura, e sul Corriere come su altri giornali questa tradizione proseguì per parecchi decenni, anche quando ormai la gente si era abituata alla logica dei telegiornali, per cui le notizie vanno ordinate in ordine di importanza.
In caso di eventi clamorosi, la copertura che iniziava in prima pagina veniva interrotta a pagina 3 per proseguire nella sezione specifica, ad esempio Esteri, che occupava sempre la stessa posizione nel giornale.
Oggi sui quotidiani moderni esistono ancora le sezioni specifiche, ma le notizie del giorno escono dalle pagine tematiche e vanno ad occupare le prime pagine del quotidiano, siano di economia, sport, estero, eccetera.
La sezione culturale viene dopo che si è esaurita la cronaca, i commenti e l'economia.
Il nome elzeviro deriva ai caratteri utilizzati, che si ispiravano a quelli realizzati dagli incisori olandesi Elzevier. Lo stile era più elegante, e c'era un'interlinea maggiore. In questo caso mi pare che l'articolo sia una trattazione su qualche regione del Brasile e sulle sue risorse.
A pagina 4 le colonne dedicate alle pubblicità sono due. Alcune pubblicità sono in riquadri a colonna singola, altre invece sono ingombranti su doppia colonna: quella dei Saldi della Rinascente, e quella di una bevande che si chiama: "Il Fernet De Vecchi", un nome non troppo attraente per un pubblico moderno. Nel riquadro, c'è l'illustrazione in bianco e nero di una bottiglia, del deposito, e dello stablimento intero col tram o trenino che ci passa davanti.
Tra le pubblicità piccole c'è un riquadro ddicato alla olivetti, con tanto di illustrazione. Slogan: "Perché regalare denaro agli stranieri acquistando a caro prezzo macchine per scriere estere quando potete avere a migliori condizioni l'insuperata Olivetti, la macchina italiana che si è saputa imporre in tutto il mondo." col punto finale. Segue indirizzo e numero di telefono a 3 cifre più due di prefisso.
Tra gli artioli, vediamo l'intestazione di qualche rubrica: "Corriere giudiziario", "Corriere teatrale", "Corriere parigino".
Nel Corriere Teatrale ci sono gli "Spettacoli d'oggi" impaginati in linea anziché in tabella. Seguono le notizie, tra cui "Un ferito per una lite al ballo".
Al termine della colonna c'è un titolo minuscolo: "La domenica sportiva a Milano", in cui veniva annunciata in sole due righe e mezzo la partita Milan-Spal, del campionato di calcio di prima divisione.
A pagina 5 le due colonne di destra sono occupate dalla pubblicità, le prime tre colonne hanno l'intestazione "Corriere Milanese" a tre colonne, la quarta colonna si intitola "Corriere Commerciale" e contiene le tabelline con i prezzi delle azioni quotate in borsa, a Milano, a Roma, Agenova, a Torino e Trieste, e poi i cambi e le materie prime: sete, cotoni, metalli, cereali, suini, pollame, uova, foraggi.
In taglio bassissimo, bollettino metereologio organizzato come dieci anni prima, ed estrazioni del lotto su otto ruote (Milano, Bari, Firenze, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia).
A pagina 6 ci sono, tutte di seguito, le Recentissime, tra cui anche qualche resoconto sportivo, e i necrologi in ultima colonna.
Pagina 7 è dedicata interamente alla piccola pubblicità, ossia le inserzioni, più qualche riquadro personalizzato e illustratato.
Le inserzioni sono divise in categorie: si possono trovare automobili e biciclette, case, offerte e domande d'impiego, lezioni e conversazioni, ma anche annunci matrimoniali: "Moralissima, nubile, piacente 45enne nullatenente sposerebbe agiato, ovunque".
Per tornare alla prima pagina, anche se le dimensioni del testo sono piccolissime, provo a leggere l'articolo di apertura. Se non sapessi di cosa si tratta, farei parecchia fatica a capirlo al volo: a differenza di quello che succede oggi, dove la notizia è riassunta in maniera sintetica e completa nei primi paragrafi, qui il resoconto è scritto in ordine cronologico e si apre coi "numerosi deputati che sono nell'aula, conversando animatamente" e con le comunicazioni che riguardano i deputati assenti.
Bisogna ricordare che all'epoca non c'era né la tv né la radio, per cui la gente si aspettava di leggere sul giornale quello che noi ci aspettiamo da una telecronaca minuto per minuto.
La famosa frase di Mussolini che troviamo sui libri di storia ("Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, ebbene io sono il capo e il responsabile di questa associazione a delinquere") la troviamo soltanto in taglio basso sulla seconda colonna, ossia oltre la trecentesima riga del resoconto!
Non ho letto tutto l'articolo ma scorrendolo velocemente non leggo il nome di Matteotti da nessuna parte, ci sono invece riferimenti a fatti di cronaca più recenti: "Nei soli due mesi di novembre e di dicembre undici fascisti sono caduti uccisi, uno dei quali ha avuto la testa spiaccicata fino ad essere ridotta a un'ostia sanguinosa ed un altro, un vecchio di 73 anni e gettato da un muraglione".
La data è impaginata in alto al centro sulle pagine interne e dovrebbe essere nella stessa posizione in prima pagina, tra numero e edizione, ma in questo caso non c'è. Non so se c'era stato un problema nell'originale, se era una decisione consapevole, o se è una questione che riguarda solo la copia usata per questa ristampa.
Nel 1915, quando è scoppiata la guerra, il giornale costava "centesimi 5" in Italia e nelle Colonie. In questo numero del 1925 il prezzo è indicato in "Cent. 20", sempre per Italia e Colonie. Il prezzo era quadruplicato in 10 anni (di mezzo c'era stata la Prima Guerra Mondiale). Stiamo parlando di centesimi di lira, ovviamente.
Oggi credo che una copia costi 1 euro e 50, ma per questa ho speso 2,50 perché la ristampa aggiunge 1 euro, obbligatoriamente.
Col giornale però c'era anche un libretto dedicato agli ayatollah, con didascalia "I signori della guerra".
64 pagine, ossia 16 fogli di carta pesante spillati al centro, 3 capitoli di cui uno dedicato a Khamenei padre, che signore della guerra non è proprio visto che è stato assassinato il primo giorno.
Non ci sono immagini, tranne quella di copertina. I font scelti per i titoli dei capitoli e dei paragrafi sono uno slab e un sans strettissimi. Titoli in rosso, testo in nero.
Dimensioni dell'opuscolo 14x21 centimetri, un centimetro e mezzo ai margini del testo e due sotto, 15 punti tipografici da una riga all'altra... Dopo avere passato un po' di tempo sulla ristampa rimpicciolita, trovarsi in questi spazi è uno shock.
Il Corriere della Sera ieri era di 48 pagine, più 12 di cronaca locale inserite al centro in un fascicolo estraibile, totale 12 fogli, più i due della ristampa, nello stesso formato, più il libriccino.








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