Il Corriere nel 1917

Ieri era giovedì, è uscito un nuovo supplemento del Corriere della Sera con la ristampa dei numeri storici. 

Stavolta l'evento scelto era la Rivoluzione Russa del 1917, e siccome all'epoca il giornale era di quattro pagine soltanto, un solo foglio, si è deciso di raddoppiare, data anche la natura dell'evento. 

I numeri ristampati infatti sono due: quello del 10 novembre 1917, col titolo "Il nuovo colpo di Stato in Russia", e quello del 16 marzo 1917 col titolo "Lo Zar Nicola ha abdicato". 

Dato che il secondo è inserito all'interno dell'altro, il dettaglio tipografico che mi colpisce per primo è la S usata nel titolo sul colpo di Stato. E' una lettera dalla forma impensabile al giorno d'oggi, con una grazia praticamente floreale, stile liberty, e per giunta discendente come le altre maiuscole presenti. 

Anche nelle s minuscole c'è una grazia sinuosa all'estremità inferiore della lettera, ma meno appariscente. 

Guardate la S del titolo! Un font del genere oggi si usa solo per evocare un contesto rétro, non certo per i titoli di prima pagina di un quotidiano! Nel giornale non c'erano immagini, soltanto testi. Eppure anche qui si variava abbastanza: qui vediamo a sinistra un corsivo molto spazioso, al centro un serif piccolo e fitto, mentre a destra si intravede un altro serif più grande. 

Un'altra cosa che noto in questi giornali, è che mancano completamente le fotografie. Non ci sono neanche immagini di repertorio o vignette. 

Le uniche illustrazioni sono quelle della pubblicità. E c'è solo un'eccezione: una cartina della Tripolitania che compare a pagina 2 del numero di marzo, e passa quasi totalmente inosservata. Ci sono solo le scritte coi nomi delle località, i tracciati delle strade e dei confini, mentre il mare è colorato con linee nere orizzontali parallele. 

La gabbia in cui veniva inserito il tutto era rigidissima: le colonne avevano tutte la stessa larghezza, e la cartina e i riquadri con le pubblicità occupavano un numero fisso di colonne, di solito una. L'eccezione è la pubblicità di un'azienda di elisir presente a pagina 3, che occupava 3 colonne ma era divisa in due parti dedicate a prodotti diversi. Ogni parte occupava una colonna e mezza, e questo spezzava un po' la monotonia. 

Superato lo shock del lettore moderno, abituato a soluzioni tipografiche super-flessibili, vediamo che le scelte riguardanti i caratteri erano molto varie. 

Mentre oggi i giornali scelgono un font per i testi e un pacchetto molto ristretto per i titoli, all'epoca ci si destreggiava in maniera diversa di giorno in giorno, a seconda delle esigenze, della lunghezza della frase, dell'importanza della notizia. 

C'è da dire anche che mentre oggi abbiamo font scalabili, all'epoca i caratteri erano oggetti concreti. Una redazione acquistava un certo stile in una dimensione soltanto, oppure in un numero limitato di dimensioni. Anche i parametri del carattere usato per gli articoli cambiavano a seconda della dimensione. 

Sul giornale di novembre vediamo che mentre il titolo sul colpo di Stato è in stile liberty, troviamo a destra un sans serif con una c e una e molto aperte, e quest'ultima col trattino in salita. La t con la parte inferiore dell'asta verticale che piega verso destra non mi giunge nuova. 

Il titolo di apertura sa sinistra invece è in un senza grazie stretto e leggero. 

Anche il sans usato in questo titolo ha l'aspetto rétro: guardate la c o la e, ma anche la t. Non di tutti i font usati in passato esiste una versione digitale. Dato che il disegno cambiava in base alla dimensione, alla larghezza o allo spessore dei tratti, in alcuni casi ci può essere la digitalizzazione solo di uno degli stili disponibili all'epoca. 

Il testo degli articoli non è del tutto monotono. 

La notizia sulla battaglia in corso a Pietrogrado per esempio è riportato in un corsivo italico con parecchia interlinea, che risalta particolarmente accanto all'articolo sulla colonna seguente, fittissimo. 

Altri articoli invece hanno un carattere leggermente più grande. 

Nello spazio di 19 righe del testo piccolo ce ne entrano circa 15 del testo più grande, e 13 e qualcosa del testo corsivo. 

Impossibile risalire alle dimensioni esatte del testo. Per poter stampare con i macchinari odierni, la pagina è stata rimpicciolita. 

Il formato dei fogli di giornale infatti è cambiato nel corso del tempo. Nell'Ottocento il Corriere aveva solo 4 colonne, nel 1917 era arrivato a 6, nella seconda metà del Novecento salì a 9. In questo secolo si è ridotto.  

Un sans serif stretto per il titolo di apertura sul giornale di novembre, seguito da sommari in caratteri slab o sans. Le sei righe del bollettino del generale Diaz sulla sinistra sono impaginate in caratteri senza grazie. Scelta che sul numero di marzo era stata fatta anche per un altro comunicato ufficiale e per due lanci dell'agenzia Stefani.

Sul numero di marzo troviamo il sans serif stretto per il titolo a centro pagina, un sans serif più grande e spazioso per il titolo di apertura, l'Herold strettissimo per il titolo di destra. 

Font di questo genere erano molto comuni all'epoca, perché permettevano di fare entrare un gran numero di parole nello stesso spazio, mantenendo una dimensione del carattere più grande possibile. Il rapporto mi sembra essere 1:5: una maiuscola era larga solo un quinto della sua altezza, mentre le minuscole erano alte sui quattro quinti delle maiuscole. 

Per quanto riguarda la struttura del giornale, le pagine 1 e 2 erano dedicate alle notizie nazionali e internazionali, pagina 3 per metà al Corriere Milanese e per metà alla Piccola Pubblicità (compro, vendo, affitto, cerco offro impiego...). Nell'ultima si trovavano Recentissime, Ultime di Cronaca, Notizie Varie e Necrologi. 


Notare quanto è elaborata la C del titolo di questa rubrica.

Su quello di marzo, che è un'edizione del pomeriggio, troviamo anche il Corriere Sportivo coi risultati di trotto e galoppo, e il Corriere Teatrale. 

Gli Spettacoli Di Oggi potevano occupare più o meno spazio a seconda delle esigenze, ma comunque erano compressi in poche righe. 

Non c'erano programmi radio-tv, visto che non esisteva n la radio e né la tv, e non c'erano le condizioni del tempo, che pure abbiamo visto presenti come tabellina in ultima pagina sul numero da 6 pagine uscito nel 1915 allo scoppio della guerra. Dico condizioni e non previsioni, perché all'epoca si riportava per ogni città la temperatura massima, minima, media, la pressione atmosferica (in milligrammi di mercurio) e le Osservazioni (ad esempio "Pioggia" oppure "Sereno. Mare calmo"). 

La settimana prossima dovrebbe esserci l'ultima ristampa di questa serie, almeno di quelle che ho visto annunciate finora, ma è così recente che dal mio punto di vista è estremamente deludente: è il numero che annunciava un morto in Veneto per coronavirus. Venne stampato il 22 febbraio del 2020. Sono pur sempre passati sei anni, ma l'impaginazione che si vede nell'anteprima è la stessa di oggi, con tanto di rubrica di Gramellini in basso a sinistra. 

Avrei preferito un giornale di uno o due secoli fa, in grado di proiettarci in una mentalità completamente diversa. 

Un giornale che parla di covid mi dà la stessa sensazione di un giornale di ieri. Non una reliquia da studiare con cura, ma un altro po' di cartaccia da riciclare prima possibile. 

Nel 1917 era in corso la prima guerra mondiale. Evidentemente era in vigore la censura militare. Un dettaglio che passa quasi inosservato, a prima vista: il censore aveva rimosso 11 righe dall'articolo di apertura sulla prima pagina di novembre. I giornalisti le avevano eliminate, ma avevano lasciato traccia dell'intervento, con un'indicazione in corsivo tra due righe vuote in corrispondenza del taglio. 

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