Io Donna Fashion Issue
In queste settimane il Corriere della Sera sta facendo uscire le ristampe di alcuni numeri storici, soprattutto del secolo scorso. E' veramente spiazzante il modo in cui era organizzato lo spazio. Nella prima metà del secolo i giornali erano di sole sei, massimo otto pagine. Nella seconda metà, comunque non esisteva internet quindi si cercava di stipare in ogni pagina più informazioni possibili. Non c'erano colori, anche le foto erano in bianco e nero e rigorosamente rettangolari, di larghezze fisse.
Oggi invece viviamo nell'epoca dello spreco, almeno fino a che la crisi energetica e la guerra non ci costringeranno a ritornare al passato. Anzi, finché non daranno il colpo di grazia definitivo: qualche giorno fa ero in una città che non conoscevo sono ho visto non so quante edicole chiuse prima di trovarne una aperta. Che senso ha stampare ancora i giornali?
Comunque, qualche tempo fa è uscito sempre col Corriere Della Sera il supplemento Io Donna Fashion Issue. Un giornale di ben 14 fogli, nello stesso formato di quelli del quotidiano. Visto che su ogni foglio ci sono 4 pagine, il totale era di 56 pagine. Per dire cosa? Quasi niente.
In prima pagina c'era solo una foto di una modella vestita di rosso col titolo "Moda eclettica".
Seguivano due foto di modelle a tutta pagina con la scritta Dolce e Gabbana.
Altre due pagine di pubblicità di Giorgio Armani.
Poi due pagine di pubblicità di Poliform, in realtà una foto unica di un salotto.
Una pagina di pubblicità di Pomellato e il primo dei "contenuti": solo 29 righe in circa 18 cm di altezza, per meno di 14 di larghezza. In pratica c'erano più di 8 cm di margine a destra e sinistra, 6 sotto, circa 4,5 dal titolo, e sopra il titolo c'erano circa 13 cm vuoti , a parte la linea sottile con nome e numero della pubblicazione e numero della pagina.
Una pagina di pubblicità, una intera per un sommario da tre punti e il colophon.
Una pagina di pubblcità che non dice niente, una pagina di contenuti. Titolo "Quando gli opposti si attraggono", sotto ci sono sette righe di testo.
Le maiuscole del titolo sono alte 32 mm, tranne la parola "opposti", scritta tutto in maiuscolo, che è alta 44.
Stiamo parlando all'incirca di corpo 140 e 190!
Il testo sottostante ha maiuscole da 9 mm, circa 40 punti tipografici.
Seguono otto pagine in cui c'è solo una foto per pagina.
La didascalia in basso con le marche dei prodotti inquadrai si notano a malapena.
Abbiamo poi due pagine dedicate alle mostre, una ai libri, dove abbiamo tante foto relativamente piccole con qualche informazione, grazie al cielo, e un'altra pagina pubblicitaria. Questa sezione del supplemento finisce qui: il resto è stampato capovolto, in maniera da attingere più soldi dagli inserzionisti, visto che le prime pagine costano di più.
Nulla di diverso: foto a tutta pagina, pubblicità a tutta pagina, ci mancano le rubriche informative.
C'è una sola pagina di tutto testo, col titolo "Eleganza. Parola chiave", maiuscole da 35 mm, corpo 150 circa, "Eleganza." scritto in maiuscolo e col punto finale.
Sotto, sette righe di testo con maiuscole da 9 millimetri.
Font? Un serif che non è certo il Solferino che si usa per la cronaca.
Fotografo la parola "Quando" dal uno dei titoli, che in effetti è una delle migliori parole in cui visualizzare un font. C'è la lettera Q, particolarmente distintiva e molto usata nella lingua italiana, c'è la d che permette di misurare i tratti ascendenti, ci sono le lettere uan che permettono di rendersi conto di come sono fatte le grazie superiori e inferiori, e c'è la a che pure è una lettera che può variare notevolmente da un font all'altro.
Mando la foto a What Font Is, ma il sito non riesce ad identificare il carattere. Possibile che si tratti di un lavoro realizzato in esclusiva per questo editore, chissà da chi.
Il risultato più vicino che il sito propone è l'OPTIFirminDidot, gratis per uso personale, dice.
La coda della Q è più ondulata e si protende verso il basso anziché in avanti, le grazie superiori di und sono bodoniane mentre invece quelle usate sul giornale curvano impercettibilmente all'insù. La Q è più stretta, non so se il contrasto è impercettibilmente maggiore.
Il primo risultato commerciale fornito dal sito è il Cardillac, preso dalla piattaforma MyFonts. Qui la coda della Q punta all'insù e la a ha una goccia un po' striminzita.
Al terzo posto c'è il Lostgun Regular, che però dà una sensazione notevolmente diversa: la Q ha la coda a tilde, con due estremità esterne anziché una. La N ha la base delle aste scampanata, mentre le estremità superiori di und sono tagliate con una curva obliqua.
Quarto posto per il Firmin Didot URW Roman.
Già che ci siamo andiamo a dare un'occhiata al Cardillac.
In effetti negli specimen lo trovo diverso da come l'immaginavo, specie per via della C con estremità superiore a goccia striminziata.
Il font è disegnato da Dieter Hofrichter per Hoftype, sul sito dal 2018.
Ispirato ai Didoni, presenta dettagli unici che lo distinguono dai modelli storici, dice la descrizione. Aspetto nobile ed eleganza lo rendono un predestinato per riviste e giornali. Disponibile in 14 stili (sette pesi più corsivi), completi di funzionalità avanzate: maiuscoletto, legature, numeri tabulari, proporzionali eccetera, simboli di valuta, supporto per altre lingue, eccetera.
Fonts In Use conosce il nome ma non ha raccolto ancora nessun uso.
E nello specimen che mostra la C ha la grazia superiore con becco e sperone.
Che in effetti è la versione standard della lettera che compare quando si personalizza l'anteprima di My Fonts, ma non è la versione che è stata scelta nei vari specimen.
Nessuna informazione sul font, nessun carattere simile consigliato. Ci sono 23 segnalazioni di font dello stesso autore. Il più segnalato è l'Ashbury, un altro serif adatto a usi ricercati, 5 segnalazioni in tutto.
Comunque cerco su Goolge "font io donna corriere" e l'AI Overview mi risponde che il font utilizzato sulla pubblicazione si chiama Donna ed è stato creato appositamente da FIRM con Florian Ribisch in occasione del restiling del 2018.
Donna è "una rivisitazione moderna del classico Bodoni, caratterizzata da uno stile morbido e aggraziato, progettato per allontanarsi dall'approccio conservativo italiano.
I font secondari usati sulla rivista secondo Google sono Adobe Caslon come serif e Unica77 di Lineto come sans.
Sul sito di Firm c'è una pagina intera dedicata al Donna. Beh, oddio, è in linea col giornale: tanto spazio bianco e poche parole.
In effetti lo spazio bianco non è una novità: già Bodoni, all'inizio dell'Ottocento, aveva impaginato i suoi specimen con dei margini spropositati, perché questo dava un senso della pulizia della pagina.
Il Donna è stato disegnato "prendendo come spunto il Bodoni", dice la presentazione ufficiale, ma diminuendo il contrasto e assottigliando le aste sottili.
Nelle grazie, è stata "smussata la durezza degli angoli di 90 gradi tipici del Bodoni", e sono state "ammorbidite le curve senza compromettere il carattere".
In basso c'è il character set, da cui riconosco le lettere che ho già visto sul supplemento. E osservo anche una lettera che lì non c'era, la J che è disegnata in maniera insolita sia nella versione maiuscola che in quella minuscola. L'asta verticale si riduce bruscamente sul lato interno, mentre i Bodoni più diffusi preferiscono convergere verso il centro a partire dall'esterno. La maiuscola ha il tratto discendente in maniera appena percettibile.
La A ha la cima un po' spezzata.
Dalla foto di Instagram sembrerebbe che Florian sia un uomo.
Fonts In Use conosce un solo suo carattere, questo, e nel 2021 ha dedicato un post con parecchie foto degli usi concreti.
Lo vediamo sia in grande con tanto spazio bianco attorno, sia in bianco sovrapposto al nero, al grigio, al rosa o al verde delle foto. Oppure in giallo in copertina.





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