Typeka
L'altro giorno in ultima pagina sul Fatto Quotidiano c'era la pubblicità dell'ultimo libro di Alessandro Orsini, intitolato Disinformazione.
Al centro dell'immagine c'era il libro, messo un po' di sbieco per farne vedere il dorso, in piedi davanti a un sipario di sfondo che è lo stesso che compare sulla copertina del libro.
L'illustrazione raffigura un presentatore tv che ha al posto della testa una vecchia televisione con le manopole, spenta.
Il basso a destra c'è incollata una foto dell'autore, ritagliata.
Sulla copertina del libro il titolo è scritto in caratteri senza grazie strettissimi, e pure sono in senza grazie stretti le due righe sottostanti "La manipolazione dell'opinione pubblica nelle democrazie occidentali". Tuttavia titolo e sottotitolo sono ripetuti in alto in caratteri typewriter.
Le vecchie macchine da scrivere funzionavano senza elettricità: l'unica cosa che faceva muovere i martelletti coi caratteri in rilievo che dovevano battere sul foglio attraverso un nastro inchiostrato era la spinta del dito di chi stava digitando il testo. Era impossibile esercitare esattamente la stessa pressione tutte le volte che si digitava una lettera, quindi capitava che alcune erano battute con più forza, e trasferivano più inchiostro, e altre meno. Inoltre potevano esserci imperfezioni varie nell'inchiostratura del nastro, o difetti nella parte in rilievo di ciascun carattere. Insomma, mentre oggi in un testo stampato tutte le lettere hanno la stessa tonalità viste da lontano e i vari esemplari della stessa lettera sono tutti identici e perfetti, in un testo battuto a macchina troviamo lettere dai tratti più larghi e lettere dai tratti scoloriti, e magari anche qualche porzione di tratto mancante.
Oggi ovviamente i testi vengono composti a computer, ma è rimasta nell'immaginario collettivo l'idea che lo scrittore o il giornalista abbia battuto a macchina tutto il testo che ha prodotto, per cui le imperfezioni rappresentano la sua interpretazione di ciò che dice, che è ciò che dà valore al testo.
Da qui la scelta di aprire la pagina pubblicitaria con questa scritta typewriter a tutta larghezza, in colore bianco su fondo scuro perché così è impaginato il titolo sulla copertina del libro.
Chiaramente sono stati inventati dei font digitali che imitano la scrittura a macchina, e qui è stato usato uno di quelli. Con What Font Is lo possiamo identificare facilmente: si tratta del Typeka, della fonderia T-26.
Chiaramente se aguzziamo la vista ci rendiamo conto che questo font non può essere usato per falsificare un testo battuto a macchina, neanche a prima vista. Mentre lì le imprecisioni erano diverse da una lettera all'altra, qui ogni volta che viene fuori la stessa lettera ha le stese imperfezioni.
Ad esempio vediamo che le due O della parola "disinformazione" hanno il tratto scolorito in alto a sinistra, mentre le due N sono entrambe molto calcate.
Chi ci tiene a questi dettagli ha creato dei font digitali sfruttando le funzionalità Opentype più avanzate, per cui ha messo nel font varie varianti della stessa lettera con diverse imperfezioni, più calcate o meno calcate, e ha fatto in modo che il software ne sorteggi una diversa a seconda della posizione all'interno della parola o del paragrafo. Non è possibile ottenere un effetto totalmente random con i formati attuali, per cui ripetendo le stesse parole nello stesso ordine viene fuori lo stesso effetto. Ma dato che i testi sono fatti di parole sempre diverse l'effetto complessivo è molto simile a quello di un vero testo battuto a macchina.
Un effetto veramente random si potrebbe ottenere eseguendo delle macro, ma questo influisce sulla correttezza ortografica del testo, se il valore della variante non è lo stesso di quello della lettera di base.
Comunque nel caso della pubblicità in questione non c'è nessuna necessità di andare molto per il sottile, dato che non è il testo di un'intera pagina da trattare per sembrare vero (come capita a quelli che girano dei film ambientati nel passato) ma sono solo poche parole per evocare una sensazione.
In basso, arancione scuro su fondo scuro, c'è scritto anche "Il quarto capitolo su guerra e informazione", sempre in caratteri typewriter, ma meno irregolari tutti molto calcati.
E' un altro font di sicuro... Anzi no, è il Typeka Bold, insomma un altro stile della stessa famiglia. Ha una Q molto pasticciata, con l'inchiostro che si sparge attorno alla coda.
Nel Regular tutto questo pasticcio non c'è, in questa lettera.
La famiglia è composta da tre stili: Regular, Bold e Mix.
Non c'è nessuna didascalia a spiegare cos'è il Mix, che a prima vista è uguale al Regular.
L'autore è Ilan Ronen, il carattere è su My Fonts dal 2002.
Secondo Fonts In Use il carattere è sul mercato dal 1997, ma anche qui non c'è nessuna descrizione, e neanche una segnalazione, finora.
La fonderia T-26 è nata in epoca digitale, fondata nel 1994 da un cerco Carlos Segura.
Ci sono ben 68 segnalazioni de suoi font sul sito, i più segnalati sono Mata e Vinyl, cinque usi ciascuno.
Il Mata è fantascientifico, la M l'ho già vista da qualche parte, è firmato da Greg Samata, mentre il Vinyl è un'alternativa all'Alternate Gothic ed è firmato da Brad Demarea.
Dei font di Ilan Ronen invece c'è una sola segnalazione: Aura, utilizzato per una serie animata statunitense.
I tag collegati col Typeka da My Fonts sono: decorative, grunge, antiqued, ancient, slab serif, heading e typewriter.
I primi risultati della lista dei font taggati typewriter che vengono proposti da My Fonts sono Prestige 12 Pitch della Bitstream (bold italic), Typewriter Spool di Typodermic, e MVB Fantabular di MVB.
Vado sul sito di T-26 per cercare di capire in cosa consiste lo stile Mix del Typeka. Non c'è nessuna spiegazione neanche lì.
Lì le keywords sono altre: broken, distressed, irregular, natural, oltre ovviamente a typewriter.
La home page della fonderia adesso si apre col Gentry e con lo Stripes. Il secondo ha in tratti formati da ben otto linee parallele, evoca l'immaginario della musica disco, per me.
Su My Fonts invece i primi caratteri della T-26 che vengono mostrati sono il Minerva Modern (senza grazie con un po' di contrasto, leggero ed economico), il Luggage (solo linee rette, O a pianta quadrata) e il Chippies by Wassco.
Quest'ultimo è un dingbat disegnato da Chip Wass, con facce di alieni, piranha, atomi, cani, gatti, orsi, provette, funghi, foglie, decorazioni astratte. Ci sono anche facce di personaggi che starebbero bene in un cartone animato moderno, sempre che non vengano da lì.
Ispirazione di questo font? Come al solito non c'è uno straccio di descrizione!
E di Ilan Ronen invece il sito che dice?
Elenca solo tre famiglie di caratteri: oltre a Typeka e Aura c'è Modern Blues, un maiuscoletto disegnato con mano malferma, dove alcune lettere sono in versione piccola e sopraelevata al disopra di un trattino, come si vede in alcuni caratteri decorativi di inizio Novecento.





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